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SANTA MESSA PER GLI UNIVERSITARI E PER
GLI UOMINI DI CULTURA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Giovedì, 15 dicembre 1983
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà
la salvezza di Dio!” (Lc 3, 4. 6).
1. Che cos’è l’Avvento? Che cos’è l’Avvento dell’Anno della Redenzione e del
Giubileo Straordinario?
Ci riuniamo, come ogni anno, in questo periodo portando in noi ormai una
piena risposta a questa domanda, ma contemporaneamente domandiamo ancora. Che le
risposte siano una sorgente di nuove domande lo sanno in particolare coloro che
si dedicano al lavoro scientifico: gli ambienti universitari, i professori, gli
scienziati, i ricercatori, gli studenti. Ogni anno ci riuniamo in questa
assemblea sia nel periodo di Avvento sia in quello della Quaresima. Quest’anno
vi si aggiunge un motivo particolare: il Giubileo Straordinario della
Redenzione. Saluto tutti i presenti con particolare cordialità. Saluto il
ministro della Pubblica istruzione, gli illustri rettori di università, i
professori e tutti gli uomini di cultura. Saluto di gran cuore tutti voi,
studentesse e studenti, che siete venuti numerosi a questo incontro di
preghiera.
Pellegrini provenienti da diverse parti del mondo visitano specialmente in
quest’anno le tombe degli Apostoli. Gioisco perché stasera posso fare questa
visita-pellegrinaggio insieme con voi, cari fratelli e sorelle. Spero che si
sveli più pienamente dinanzi a noi il mistero dell’Avvento, che parlerà ai
nostri cuori con la profondità sconvolgente della Redenzione. Infatti l’Avvento
ci introduce nella Redenzione del mondo e ci mostra le sue radici: il suo
“inizio” in Dio, e, in un certo senso, ci mostra pure “l’inizio” dell’uomo. Non
si tratta soltanto dell’inizio nel senso storico. È, semplicemente, l’“inizio” -
incessante. “L’inizio” che non soltanto “fu” una volta, ma sempre “è”; ed è in
ciascuno di noi!
Questo è il motivo per cui bisogna incontrarci, nel tempo d’Avvento, presso
la mensa della Parola divina, e da essa passare alla mensa dell’Eucaristia.
Abbiamo scelto proprio la sera di oggi per questo incontro. Desideriamo, con la
meditazione della Parola di Dio, approfondire la nostra consapevolezza
dell’Avvento e della Redenzione. Desideriamo accogliere nell’Eucaristia l’opera
salvifica di Cristo: quel frutto sacramentale della Redenzione del mondo,
destinata in modo irripetibile a ognuno di noi: secondo il metro della nostra
consapevolezza e del nostro amore.
2. “Preparate la via del Signore . . .”.
Queste parole ha pronunciato una volta il grande profeta Isaia, l’evangelista
dell’Antico Testamento. Le stesse parole risuonarono nei pressi del Giordano,
quando si avvicinò la venuta di Cristo. Le ha ripetute Giovanni, figlio di
Zaccaria e di Elisabetta, invitando gli ascoltatori a ricevere il battesimo di
penitenza.
“Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno
riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni. Ma i
farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui hanno reso vano
per loro il disegno di Dio” (Lc 7, 29-30). Può l’uomo rendere vano il
disegno di Dio? Può l’uomo rendere vano il disegno di Dio per se stesso?
Ecco la domanda che si presenta in occasione della meditazione sulle parole
dell’odierno Vangelo d’Avvento. È la domanda sulla quale occorre soffermarci.
Essa infatti ci permette di penetrare più profondamente nel mistero della
Redenzione e dell’Avvento.
Il testo del Vangelo di san Luca è molto preciso. Sulle sponde del Giordano
insegna un uomo di Dio. Un profeta, anzi più che un profeta. L’uomo che non
soltanto pronunzia con le sue parole umane la verità proveniente da Dio, ma il
profeta che più di qualsiasi altro preannunzia l’evento salvifico. Conduce gli
uomini all’incontro con lui. Egli non è soltanto profeta, ma il messaggero!
Perciò egli non soltanto predica ma completa le sue parole con un segno di
conversione: battezza. Mediante questo battesimo di penitenza desidera rendere
partecipi della venuta del Signore i suoi ascoltatori. Intende preparare nei
loro cuori l’Avvento e la Redenzione.
Coloro che ricevono il battesimo, ascoltano le parole del profeta
“riconoscendo la giustizia di Dio”: ciò vuol dire che accolgono la verità
racchiusa nelle parole di Giovanni come la verità proveniente da Dio. Coloro che
non ricevono il battesimo, non vogliono riconoscere questa verità: non
“riconoscono la giustizia di Dio”. E così facendo “rendono vano per loro il
disegno di Dio”.
3. Può l’uomo rendere vano il disegno di Dio? Può l’uomo renderlo vano nei
suoi confronti? La risposta a questa domanda emerge già in un certo senso
all’inizio stesso della Sacra Scrittura, nei primi capitoli del Libro della
Genesi.
Sì. L’uomo, il primo uomo - maschio e femmina - rende vano il disegno di Dio
nei suoi confronti e indirettamente per tutti gli uomini. L’innocenza e la
giustizia originarie cedono dinanzi al peccato originale.
Comportandosi contro le parole del Creatore, il primo uomo non riconosce la
giustizia di Dio: operando contro la sua volontà, “rende vano” il disegno di Dio
nei confronti suoi e della sua stirpe. Di tutto questo ci parlano i primi
capitoli del Libro della Genesi.
Contemporaneamente, però, gli stessi capitoli svelano ormai un’altra verità:
l’uomo non riesce a render vano il disegno salvifico di Dio. Il peccato
originale, la rottura della prima alleanza con il Creatore comporta il
preannunzio del Redentore; il preannunzio della nuova ed eterna alleanza di Dio
con l’uomo in Gesù Cristo.
Insieme con il peccato originale inizia l’Avvento nella storia dell’umanità,
e inizia ad agire nei cuori umani il mistero della Redenzione dell’uomo. Il
disegno di Dio non può essere reso vano. Il peccato dell’uomo non rende vana da
parte di Dio la volontà della sua Redenzione. L’Amore di Dio è più grande del
peccato dell’uomo.
4. Proprio di questo amore di Dio, che è più grande del peccato dell’uomo, ci
parla oggi la prima lettura del Libro del profeta Isaia.
È un invito alla gioia rivolto ad Israele come popolo eletto da Dio.
L’elezione del popolo, nella parola del profeta, è assimilata all’elezione della
sposa da parte dello Sposo.
Leggiamo le parole che possono compenetrarci con sacro stupore: “. . . tuo
sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome: tuo redentore è
il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra” (Is 54, 5).
Proprio nei confronti di questo Marito e Redentore, la sposa Israele si è
dimostrata più di una volta sposa infedele e moglie adultera. Più di una volta -
si può dire - “ha reso vano” il disegno salvifico di Dio nei suoi riguardi. Ma
questo disegno salvifico persevera in Dio inflessibilmente e instancabilmente.
Ecco le successive parole del profeta: “Viene forse ripudiata la donna
sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma
ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un
poco il mio volto: ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il Signore,
il tuo Redentore” (Is 54, 6-8).
Proprio: il Redentore. La Redenzione è segno di un Amore più grande del
peccato dell’uomo; è segno di un Amore più potente della morte. Un tale Amore
non può essere “reso vano” da nessun peccato, né da alcuna infedeltà dell’uomo,
dei popoli e dell’umanità. L’Amore rimane sempre Amore, e in ciò consiste la sua
definitiva vittoria nella storia del peccato umano: “Anche se i monti si
spostassero e i colli vacillassero, / non si allontanerebbe da te il mio
affetto, / né vacillerebbe la mia alleanza di pace” (Is 54, 10).
5. L’Avvento ci parla proprio di questo Amore, che “non si allontana”
dall’uomo. E l’Avvento dell’Anno della Redenzione lo mette ancor più in
evidenza.
Dio “non si allontana” dall’uomo. Sempre ritorna da lui. Sempre “viene”. La
Chiesa, ogni anno, vive sempre di nuovo il mistero della venuta di Dio.
L’Avvento testimonia che l’umanità non può “rendere vano” il disegno
salvifico di Dio in nessuna tappa della storia. L’Avvento del 1983 testimonia
che il mondo contemporaneo non può “rendere vano” il disegno salvifico di Dio.
Questo mondo in cui viviamo. Ed è il mondo pieno di contraddizioni e pieno di
tensioni. Se da una parte esso ci “abbaglia” con le conquiste del progresso
nella tecnica, dall’altra parte i pericoli su scala tuttora sconosciuta e la
prospettiva dell’autodistruzione destano in noi lo spavento.
Questo è il mondo carico, in diversi modi, del peccato. Ciò ha costituito
altresì il tema dell’ultima assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nello
scorso ottobre, il cui tema è stato “Riconciliazione e Penitenza nella missione
della Chiesa”.
Nelle enunciazioni dei partecipanti al Sinodo si è riconfermato, in diversi
modi, il fatto che l’uomo può “rendere vano” il disegno salvifico di Dio, nei
suoi confronti quando “non riconosce la giustizia di Dio”, quando non cerca la
riconciliazione con Dio e la via della penitenza.
Tuttavia, di pari passo, è diventata ancor più chiara la verità che quel
disegno salvifico di Dio non può essere reso vano! Il mistero della Redenzione
rende testimonianza all’Amore, che è più grande del peccato dell’uomo e del
“peccato del mondo”.
6. Così dunque la risposta alla domanda: che cosa è l’Avvento - specialmente
l’Avvento dell’Anno della Redenzione - rimbalza, in definitiva, su ciascuno di
noi.
Siamo nella stessa situazione in cui si trovarono gli ascoltatori di Giovanni
Battista sulle rive del Giordano.
Il profeta diceva: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi
sentieri”, e lo diceva al plurale, lo diceva a tutti. Tuttavia, ognuno dei
presenti capiva che parlava a lui. Ognuno sapeva che dipendeva da lui
personalmente il “riconoscere la giustizia di Dio”, la giustizia manifestata
nelle parole del profeta. Da lui personalmente dipendeva il ricevere “il
battesimo di penitenza”, oppure “rendere vano per sé il disegno di Dio”.
Questo disegno salvifico è principalmente e definitivamente indirizzato anche
a ciascuno di noi. È indirizzato alla facoltà del conoscere e, soprattutto, alla
coscienza, che riconosce la giustizia di Dio. Ciò vuol dire anche accogliere la
verità sul peccato, che ci annunzia la nostra coscienza. Confessare questo
peccato dinanzi a Dio. Accusarsene nel Sacramento della Chiesa.
Sì. Il disegno salvifico di Dio è indirizzato a ciascuno di noi mediante la
propria coscienza. Stiamo attenti a che essa rimanga nella verità e che sia
retta! È una cosa giusta che oggi si faccia più attenzione alla dimensione
sociale del peccato. Ma sarebbe pericoloso se il concetto del “peccato
collettivo” dovesse offuscare la responsabilità morale propria e personale di
ciascuno di noi.
Infatti, ognuno di noi può “rendere vano” il disegno salvifico di Dio “nei
riguardi di se stesso”; non il disegno divino - in Dio stesso - ma può renderlo
vano “per sé”. Può renderlo vano in tale dimensione. In questo consiste la
grandezza e il dramma della libertà umana. Dio acconsente che il suo disegno
salvifico sia reso vano dall’uomo; infatti egli ha creato l’uomo libero, e
rispetta la sua libera volontà.
7. L’Avvento. L’Avvento dell’Anno della Redenzione.
Veniamo qui per preparare la via del Signore. Veniamo qui per raddrizzare per
lui i sentieri della nostra vita, delle nostre coscienze, delle nostre famiglie,
dei nostri ambienti, del nostro popolo . . . perché “ogni uomo” deve vedere “la
salvezza di Dio”.
E quindi il frutto dell’incontro dell’Avvento è questo: che il disegno
salvifico di Dio non deve e non può essere “reso vano” per nessuno di noi. Non
può essere “reso vano” da nessuno di noi per gli altri. Pensiamo in questa
occasione: chi sono quegli “altri”? Fino a che punto arriva l’influsso dei
nostri “pensieri, parole, opere ed omissioni”?
Ecco l’idea principale che matura in noi presso la mensa della Parola di Dio,
mediante la meditazione su essa. E con questa idea, con questo proposito ci
avviciniamo alla mensa del Pane del Signore: all’Eucaristia.
“Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato . . . / Signore, mi hai fatto
risalire dagli inferi, / mi hai dato la vita” (Sal 30, 2. 4).
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