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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI
SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
II Domenica di Avvento, 4 dicembre 1983
Carissimi fedeli,
1. Questa seconda domenica di Avvento si svolge tutta sui temi della venuta
di Cristo e della preparazione necessaria a questo mirabile evento.
Al centro della Liturgia sta la persona di Giovanni Battista. L’evangelista
Matteo lo descrive come uomo di intensa preghiera, di austera penitenza, di fede
profonda: egli infatti è l’ultimo dei Profeti dell’Antico Testamento, che fa da
passaggio al Nuovo, indicando in Gesù il Messia atteso dal popolo ebreo. Nei
pressi del fiume Giordano Giovanni Battista conferisce il battesimo di
penitenza: molte persone “accorrevano da lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea
e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati si facevano
battezzare da lui” (Mt 3, 5-6). Questo battesimo non è semplice rito di
adesione, ma indica ed esige il pentimento dei propri peccati e il sincero senso
di attesa del Messia.
E Giovanni insegna. Predica la conversione: convertitevi, perché il Regno dei
cieli è vicino!”.
Giovanni insegna. E conforme al preannuncio di Isaia, “raddrizza i sentieri”
per il Signore (cf. Mt 3, 1-3).
2. Anche oggi questa parola risuona per noi.
Chi è quel Signore che deve venire? Dalle sue stesse parole noi possiamo
qualificare la persona, la missione e l’autorità del Messia.
Giovanni Battista prima di tutto ne inquadra chiaramente la “persona”: “egli
- dice il Battista - è più potente di me e io non sono degno neanche di
portargli i sandali” (Mt 3, 11). Con queste parole tipiche orientali egli
riconosce la distanza infinita che passa tra lui e Colui che deve venire, e
sottolinea anche il suo compito di immediata preparazione al grande avvenimento.
Indica poi la missione del Messia: “Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Mt
3, 12). È la prima volta che, dopo l’annunzio dell’angelo a Maria, compare
l’impressionante dizione “Spirito Santo”, che farà poi parte del fondamentale
insegnamento trinitario di Gesù. Giovanni Battista, divinamente illuminato,
annuncia che Gesù, il Messia, continuerà a conferire il Battesimo, ma questo
rito darà la “grazia” di Dio, lo Spirito Santo, inteso biblicamente come un
“fuoco” mistico, che cancella (brucia) il peccato e inserisce nella stessa vita
divina (accende di amore).
Infine, il Battista chiarifica l’autorità del Messia: “Egli ha in mano il
ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà
la pula con un fuoco inestinguibile” (Mt 3, 12). Secondo la parola
dell’insegnamento di Giovanni, Colui che verrà è il “giudice delle coscienze”;
in altre parole, è lui che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male (il grano
e la pula), la verità e l’errore; è lui che determina quali sono gli alberi che
portano frutti buoni e quelli che portano invece frutti cattivi e che devono
essere tagliati e bruciati! Con queste affermazioni Giovanni Battista annunzia
la “divinità” del Messia, perché solo Dio può essere l’arbitro supremo del bene,
indicare con assoluta certezza la via positiva della condotta morale, giudicare
le coscienze, premiare o condannare.
Di qui la necessità di preparare la venuta del Messia. Il Natale è certamente
un giorno di grande gioia e di serena letizia anche esteriore; ma è innanzitutto
un avvenimento soprannaturale e determinante, per cui è necessaria la seria
preparazione morale: “Preparate la via del Signore! Raddrizzate i suoi
sentieri!”. Nelle parole di Giovanni è tutta l’eredità profonda dell’Antica
alleanza.
3. Ma, nello stesso tempo, si apre in esse la Nuova alleanza: in Colui che
deve venire “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Lc 3, 6). Colui che
viene - il Cristo - è mandato “per raccogliere voi per la gloria di Dio” (Rm
15, 7). Viene per dimostrare la “veracità di Dio, per compiere le promesse dei
Padri . . .” (Rm 15, 8); viene per rivelare che il Signore è “il Dio
della perseveranza e della consolazione (Rm 15, 5); viene per “accogliere
voi per la gloria di Dio” (Rm 15, 7).
E quindi Colui che viene deve far sì che voi vi “accogliate gli uni gli
altri” (Rm 15, 7). Egli infatti indica la vera e autentica condotta
morale, che consiste nel dare gloria a Dio Padre, sul suo esempio e con gli
stessi suoi sentimenti, e nell’amare il prossimo. san Paolo, scrivendo ai
Romani, aveva in mente sia i convertiti dall’ebraismo sia quelli dal paganesimo;
ma per tutti parlava dell’impegno dell’“accoglienza”: il Verbo di Dio, che
viene, deve far sì che abbiate “gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad
esempio di Cristo Gesù . . . (cf. Rm 15, 5) perché con un solo animo e
una voce sola rendiate gloria a Dio Padre” (cf. Rm 15, 6).
4. In questo modo, dunque, il “raddrizzare i sentieri”, predicato da Giovanni
Battista, diventa alla luce dell’insegnamento di san Paolo nella Lettera ai
Romani, accogliere tutto il programma messianico del Vangelo: il programma
dell’adorazione a Dio - la gloria! - mediante l’amore dell’uomo, l’amore
reciproco. In questo spirito la Chiesa annunzia l’Avvento come la dimensione
continua dell’esistenza dell’uomo verso Dio: verso quel Dio “che è, che era e
che viene” (Ap 1, 4).
Questa dimensione essenziale dell’esistenza cristiana dell’uomo corrisponde
alla “preparazione” insegnata dalla Liturgia odierna. L’uomo deve sempre
risalire al cuore, alla coscienza, per esistere nella prospettiva della
“Venuta”.
Per realizzare tale esigenza, il cristiano deve pur essere sensibile
all’azione dello Spirito Santo: Colui che viene, viene nello Spirito Santo, come
ha annunziato Isaia: “Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di
sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di
conoscenza e di timore del Signore” (Is 11, 2). Con il Messia e con la
presenza dello Spirito Santo entrano nella storia dell’uomo la giustizia e la
pace, come doni del regno di Dio: si apre così la prospettiva della
riconciliazione “cosmica” in tutto il creato - nell’uomo e nel mondo - che era
stata smarrita a causa del peccato. “Vieni, Signore, re di giustizia e di pace”:
abbiamo pregato insieme nel Salmo responsoriale.
5. Carissimi fedeli della parrocchia di Santa Francesca Saverio Cabrini! Sono
molto lieto di trovarmi oggi con voi, di incontrarvi e di aver potuto svolgere
con voi questa meditazione sulle letture liturgiche, così dense di luce
soprannaturale, di consolanti affermazioni e di concrete linee direttive per la
vita quotidiana. Porgo il mio saluto cordiale e deferente al Cardinale vicario,
al Vescovo del settore, ai Padri Maristi, parroco e viceparroci, che fin
dall’inizio presiedono a questa comunità: ai sacerdoti responsabili del “Cammino
neocatecumenale”; ai vari movimenti laicali: l’Azione cattolica, il Terz’Ordine
Marista, la Conferenza di san Vincenzo, l’Apostolato della preghiera, la Legione
di Maria, il gruppo Scouts, il gruppo biblico; alle religiose; e, attraverso
voi, intendo salutare tutte le quattromilaseicento famiglie della parrocchia,
ricordando in modo speciale i malati e i degenti del “Policlinico Italia”.
In questo giorno gioioso, che ricorda il 25° della consacrazione della vostra
chiesa parrocchiale, esprimo con viva ammirazione il mio plauso e il mio
apprezzamento per l’opera compiuta nel passato a vantaggio delle singole anime e
delle famiglie, e vi esorto di cuore a perseverare con profonda dedizione
nell’itinerario tracciato, secondo le quattro direttive della pastorale
catechetica, sacramentale, caritativa e vocazionale. È un magnifico programma,
costruttivo e dinamico, che fa della parrocchia sempre più una famiglia e che
crea profonde convinzioni, valide anche per la vita sociale e civile. Pensando
alla vostra santa patrona, intrepida missionaria tra gli emigrati, auguro a
tutti voi, sacerdoti, fedeli e religiose, il suo stesso coraggio ed entusiasmo
nel bene, con una fiduciosa e generosa devozione al Sacro Cuore di Gesù, in modo
che nella vostra parrocchia aumenti grandemente in futuro la frequenza alla
Santa Messa e ai Sacramenti. Fate vostra la sua preghiera quotidiana: “Dammi, o
Signore, un cuore vasto come l’universo!”.
6. Carissimi! Ringrazio la santissima Trinità, perché mi è stato dato di
visitare la vostra parrocchia. Come Vescovo di Roma rimango in particolare
unione con questa comunità del Popolo di Dio nella Città Eterna. Ringrazio Gesù
Cristo, il Verbo Eterno, perché mi è stato dato di annunziare il messaggio
liturgico della II domenica di Avvento nella vostra parrocchia: “Preparate la
via del Signore”. Questo messaggio è attuale, sempre e per tutti. Tutti,
infatti, viviamo nella dimensione dell’avvento di Dio. La nostra vita è una
continua “preparazione”.
Prego infine la Madre di Colui che deve venire, affinché i beni messianici
del regno di Dio - la giustizia e la pace - vengano da voi partecipati in Gesù
Cristo, suo Figlio divino.
Sì, Vieni, Signore, re di giustizia e di pace. Per Maria! Amen.
Ai gruppi parrocchiali prima e dopo l’omelia. A bambini e giovani
Carissimi [bambini e ragazzi]. Mi rallegro molto di poter visitare la vostra
parrocchia nella seconda domenica di Avvento. Mi rallegro di poter vivere questo
periodo di Avvento insieme con voi. L’Avvento, come sappiamo, è il periodo della
preparazione. Ci prepariamo alla grande solennità del Natale del nostro Signore
e Salvatore Gesù Cristo. Questo è l’Avvento nel suo senso storico e liturgico;
ma noi sappiamo bene che Gesù vuole nascere sempre, perché è venuto per nascere
in noi, nelle nostre anime, nei nostri cuori. Ecco quello che auguro a tutti i
parrocchiani, ma specialmente ai più giovani con i quali mi incontro ora: la
nascita di Gesù nei vostri cuori. È una grande felicità, una gioia, quando
Cristo nasce nel cuore, nell’anima di ciascuno di noi, dei giovani, dei ragazzi,
delle ragazze; quando questo cuore giovanile è aperto, è capace di accogliere il
Figlio di Dio, di accogliere Gesù, il nostro Salvatore. In questo periodo di
Avvento si dice normalmente: buon Natale. Voglio dirvi buon Natale, ma dando a
questa espressione tradizionale un contenuto molto concreto: buon Natale vuol
dire Gesù nel tuo cuore, Gesù nella tua vita. Ecco questo è un buon Natale per
tutti i componenti della parrocchia e specialmente per i più giovani, per i
ragazzi e le ragazze. Tramite i giovani, saluto le scuole e le famiglie: i
genitori, gli insegnanti, i catechisti, tutto l’ambiente educativo, familiare e
scolastico. Vi incontro nella vostra comunità parrocchiale, perché la parrocchia
come una Chiesa locale è un ambiente in cui il processo dell’educazione,
familiare e scolastico, viene completato, approfondito con la realtà
soprannaturale, definitiva che è confermata con la nascita di Gesù Cristo per
tutti i tempi. Vorrei concludere il mio augurio di Avvento per il prossimo
Natale, con una benedizione che vorrei andasse in tutte le case della vostra
parrocchia, in tutti gli ambienti, in tutte le comunità portando ciò che essa
esprime, cioè la benedizione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
A tutti i parrocchiani
Mi rallegro per questa chiesa, consacrata 25 anni fa, ma la mia gioia più
grande è la Chiesa viva, le pietre vive che siamo noi tutti, ciascuno di noi
personalmente, come cristiani, come battezzati, come toccati interiormente, nel
fondo del nostro essere umano, da Cristo, Redentore del mondo. Ecco, così
ciascuno di noi è una pietra viva, è una Chiesa. Siamo la Chiesa, Chiesa
vivente, noi come comunità e anche questa comunità che porta il nome della
grande missionaria Santa Francesca Cabrini. Saluto voi tutti nel nome di questa
vostra patrona e auguro a tutti, a tutte le famiglie, a tutta la comunità di
essere veramente pietre vive della Chiesa nella sua universalità. Come Vescovo
di Roma, successore di san Pietro vi saluto nel nome di questa Chiesa di Roma e
insieme nel nome della Chiesa universale. Dovete sentirvi nella dimensione
dell’una e dell’altra, vi dovete comportare degnamente come si deve a dei
cristiani, agli appartenenti al popolo di Dio, ad una nazione eletta da Dio.
Comportatevi così, carissimi fratelli e sorelle, e che il Signore sia a voi
propizio in questo anno della Redenzione.
Ai religiosi Maristi compiacendosi per la scelta del nome
Una scelta significativa perché scegliere Maria vuol dire anche scegliere
Gesù. E Maria, Madre nostra perché Madre di Gesù, vi guidi nella vostra
vocazione, per seguire il vostro fondatore padre Colin. Mantenetevi sempre
fedeli a questo carisma. Vi auguro che la vostra attività missionaria, specie in
Oceania, rechi frutti benedetti sia per quei popoli che per voi stessi, frutti
come quelli rappresentati dal vostro santo martire padre Chanel, di cui la
Chiesa celebra il 28 aprile la festa titolare. Come Vescovo di Roma vi ringrazio
per l’opera specifica che svolgete in questa città, in particolare a favore di
questa parrocchia che vi è stata affidata.
Alle suore di sant’Orsola
Un ringraziamento del tutto particolare voglio rivolgere a voi in quanto
persone consacrate. In quanto cioè recate i segni della speranza ultima, del
futuro ultimo dell’uomo: il Regno dei cieli. Ed è in questa prospettiva
escatologica che voi siete pienamente inserite in questa terra romana, qui, in
questa parrocchia di Santa Francesca Saverio Cabrini.
Ad Azione cattolica e Scouts
Carissimi, vi ringrazio per il bene che portate, sì, portate, a questa
parrocchia. Azione cattolica vuol dire infatti che i cattolici sono chiamati ad
agire in diverse attività secondo le caratteristiche di ciascuna associazione. E
tutti, attraverso le loro diverse attività, sono chiamati a recare un bene
specifico, parte di quel bene di cui la Chiesa è incaricata nella sua missione
salvifica. Vi ringrazio per questo. Adesso una parola agli Scout. È una strada,
la vostra, molto conosciuta e apprezzata nel mondo, in molti Paesi e Nazioni, e
sono contento perché vedo che questa strada conduce anche a Roma. Molti giovani
trovano tra gli Scout un indirizzo sicuro, imparano ad essere più uomini e anche
più cristiani. Vi auguro di continuare su questa strada.
Ai giovani
Possiamo dire che l’Avvento, che la Chiesa vive in questo periodo, non è
solamente per la Chiesa, ma è nello stesso tempo per la società, per il mondo,
per la vostra Nazione, per l’umanità intera. Avvento, vuol dire che c’è un
futuro, c’è un avvenire, al quale ci prepariamo. Per noi, questo futuro, questo
avvenire definitivo, ultimo, è costituito dalla venuta di Gesù Cristo. Ma
l’avvento, in senso più generico, parla dell’avvenire di ogni persona, di ogni
ambiente, di ogni famiglia, di ogni popolo, anche in senso temporale, storico.
Ecco, questo avvento passa per la famiglia, naturalmente e soprattutto, ma, con
la famiglia questo avvento passa per la scuola.
Avvento vuol dire futuro della vostra società, dell’Italia e di tutta
l’umanità. Dipende dalla scuola, da quello che la scuola rappresenta,
dall’istruzione che porta, dalla formazione che dà. Tanto dipende dalla scuola.
Allora, voglio augurare ai vostri istituti scolastici che preparino un “buon
Avvento” del popolo italiano, della vostra società e anche della Chiesa,
naturalmente, anche del popolo di Dio. Ma le due dimensioni, temporale e
trascendente, si coinvolgono reciprocamente e nelle due dimensioni si deve
preparare l’uomo. Vi auguro che tale preparazione dell’uomo, del cristiano, del
giovane, sia efficace, sia fruttuosa, sia profonda, autentica, umana e cristiana
insieme.
Augurando questo ai vostri istituti, auguro nello stesso tempo a voi giovani
un futuro, altrettanto positivo perché si tratta del bene di ciascuno di voi,
del bene autentico, del bene integrale dell’uomo. Questo bene si deve conoscere,
si deve verificare, si deve ottenere, si deve realizzare giorno per giorno. È un
lavoro, è uno sforzo che richiede fatica, ma questa fatica quotidiana che noi
imponiamo alla nostra formazione, ci reca anche gioia e ci prepara alla
felicità. In questo consiste anche l’Avvento, perché l’Avvento è il periodo
della gioiosa attesa. Aspettiamo nella gioia. Io vi auguro un tale Avvento.
Benedico di cuore tutti i presenti e i vostri cari, insieme con il Cardinale
e i Vescovi presenti. Buon Natale.
Alle comunità neocatecumenali
Vi vedo molto volentieri, voi e le vostre famiglie. Noi tutti siamo figli di
Dio, diventiamo figli di Dio attraverso il Sacramento grande e tremendo, anche
se nello stesso tempo tanto dolce: il Battesimo, che siamo abituati a veder
conferito ai bambini appena nati. Un Sacramento dalla tremenda profondità,
perché ci fa immergere nella morte redentrice di Cristo per farci poi risorgere
con lui. Per partecipare alla vita che Cristo ci ha donato. Ed ecco, tocco qui
la specificità del Movimento neocatecumenale. Il catecumenato è istituzione
molto antica, risale ai primi secoli del cristianesimo, e anche nell’antica Roma
molti erano gli adulti che si accostavano al Battesimo, non come oggi che il
Battesimo si amministra soprattutto ai piccoli. E infatti oggi il catecumenato
riguarda il dopo Battesimo, ma in realtà interessa tutta la nostra vita. Dunque
il vostro movimento, di cui vedo qui presente l’ispiratore, che conosco bene, è
tutto centrato su questo processo del “diventare cristiani”. Questo è molto
importante perché molti dicono: “sono cristiano” senza pensare che non basta
essere cristiano, occorre diventarlo, giorno per giorno. E scoprire cosa vuol
dire essere cristiano. Scoprire cioè la profondità del mistero del Battesimo.
Mistero divino e umano. Certo, su questi misteri voi neocatecumenali meditate e
vedo che siete il lievito che permea questa comunità, 20.000 persone, la
permeate in una nuova consapevolezza del mistero divino e della dignità umana.
Fate, in questo, molto bene. Inoltre il Battesimo reca con sé una grande gioia
che si deve manifestare col canto, con l’entusiasmo. Anche se i nostri mezzi
umani non sono sufficienti ad esprimere pienamente questa realtà, frutto del
nostro Battesimo. Grazie dunque a tutti per la vostra presenza e in particolare
per l’animazione che offrite alla parrocchia.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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