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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
NEL CORSO DEI
VESPRI PRESSO IL SANTUARIO DI SANT'ANNA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Polonia - Martedì, 21 giugno 1983
1. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto cordialmente tutti i pellegrini riuniti sul Monte Sant’Anna.
Giungo qui seguendo l’itinerario del mio pellegrinaggio, unito al Giubileo di
Jasna Gora: da sei secoli veneriamo Maria come nostra Madre e Regina nella sua
effigie, conosciuta non solo in Patria, ma anche universalmente nel mondo.
Durante la mia prima visita pontificia mi sono recato a Jasna Gora lungo
l’itinerario dei nostri patroni più antichi, sant’Adalberto e san Stanislao, che
passava attraverso Gniezno e Cracovia.
Le circostanze del pellegrinaggio di quest’anno fanno sì che mi rechi a Jasna
Gora lungo l’itinerario dei nostri tempi, lungo l’itinerario del ventesimo
secolo. Esso conduce attraverso il martirio di san Massimiliano Maria Kolbe, che
veneriamo nella sua terra natale, prima di tutto a Niepokalanów nel primo anno
dopo la canonizzazione, compiuta a Roma. Questo itinerario dei nostri tempi
conduce a Jasna Gora anche dalla tomba ancora fresca del grande Primate di
Polonia, Cardinale Stefan Wyszynski, il quale assunse il patrimonio mariano dal
Padre Massimiliano, nella seconda metà del secolo in corso e lo legò fortemente
a Jasna Gora.
2. Tuttavia questo itinerario della contemporaneità - così eloquente ed
emozionante - esige necessariamente un complemento. Si deve ritornare all’inizio
di quei seicento anni, che dall’anno scorso e in quello corrente ci raduna
intorno a Jasna Gora. E quest’inizio si trova proprio qui: nella Slesia dei
Piast.
E perciò oggi la strada del mio peregrinare conduce attraverso Wroclaw, dove
abbiamo venerato santa Edvige, figlia della Nazione tedesca, e al tempo stesso
grande madre dei Piast polacchi, a cavallo tra il XII e XIII secolo. E da
Wroclaw raggiungiamo la terra di Opole, per fermarci nella terra di quel Piast
al cui nome è legata la fondazione di Jasna Gora e la donazione dell’Immagine di
Jasna Gora, dagli anni 1382-84.
Ecco Ladislao II, principe di Opole, chiamato comunemente “Opolczyk”, una
figura conosciuta specialmente dai tempi del regno di Ludovico Ungherese, dopo
il quale - come si sa - il trono polacco di Cracovia fu ereditato dalla figlia
Edvige. Ladislao stesso, della famiglia dei Piast di Slesia, terminò i giorni
della sua vita a Opole, e ivi riposa nella cripta della chiesa dei francescani.
Sulla sua tomba leggiamo la seguente iscrizione: “Nell’anno Giubileo di seicento
anni di Jasna Gora, al suo fondatore, il Principe di Opole, Ladislao II”.
Ciò non esaurisce ancora i legami diretti della terra di Opole con l’Immagine
di Jasna Gora. Negli anni dell’invasione svedese, durante il “Diluvio” nel 1655,
la Slesia di Opole ha circondato l’Immagine miracolosa con la sua protezione e
le diede rifugio sicuro a Pauliny, località che appartiene alla parrocchia di
Mochów, vicino a Glogowek (cf. Vescovo Franciszek Jop, A servizio della
Parola di Dio, p. 225).
In questo modo l’odierna sosta in terra di Opole si inscrive nel
pellegrinaggio del Papa nel Giubileo di Jasna Gora. Questa sosta ha luogo sul
Monte Sant’Anna, vicino al quale si trova Kamien Slaski, luogo di nascita di san
Jacek, del beato Czeslaw e della beata Bronislawa di Odrowaz, figure che mi sono
molto care e vicine sin dalla prima giovinezza. San Jacek e la beata Bronislawa
riposano a Cracovia, il beato Czeslaw è il patrono di Wroclaw.
3. Ci troviamo dunque nella terra che nel passato è stata quasi
particolarmente costellata da segni di santità. Il mio saluto si rivolge ai
Pastori qui presenti della Chiesa nella diocesi di Opole e nella Metropoli di
Wroclaw. Permettete però, venerabili e cari fratelli nell’Episcopato, che
ricordi anzitutto coloro che sono stati i vostri immediati predecessori. Mi è
difficile infatti non rievocare - mentre si avvicina il giubileo d’argento della
mia ordinazione episcopale - coloro che, il 28 settembre 1958, imposero sul mio
capo le loro mani, trasmettendomi nel sacramento dell’Episcopato lo Spirito
Santo e la successione apostolica nella cattedrale regale a Wawel. Essi erano,
insieme con l’Arcivescovo Eugeniusz Baziak di venerata memoria, Metropolita di
Leopoli, il Cardinale Boleslaw Kominek di venerata memoria, sin dal 1972
Metropolita di Wroclaw, e il Vescovo Fraciszek Jop di venerata memoria, sin dal
1972 primo Vescovo residenziale della diocesi di Opole.
Ricordando i defunti - mancati di recente - saluto cordialmente e do il
benvenuto ai vivi. Prima di tutto, al Metropolita di Wroclaw, al secondo Vescovo
di Opole Alfons Nossol, il quale è autentico figlio di questa terra; saluto
anche tutti e tre i Vescovi ausiliari di Opole: Waclaw, Antoni e Jan. Saluto al
tempo stesso il Capitolo di Opole e tutto il clero della Chiesa di Opole e, con
esso, le Famiglie religiose maschili e femminili. Speciali espressioni rivolgo
ai Padri Francescani, che da molte generazioni custodiscono il santuario sul
Monte Sant’Anna, svolgendovi il servizio pastorale in favore di numerosi
pellegrini.
Accanto ai padroni di casa saluto cordialmente tutti gli ospiti ecclesiastici
e laici, giunti dalla Slesia e da diverse parti della Polonia e soprattutto i
rappresentanti dell’Episcopato. Tra di loro ci sono sei Cardinali: il Cardinale
Volk, il Cardinale Krol, che stamattina ha presieduto qui la concelebrazione,
sostituendo il Papa; il Cardinale Meisner, il Cardinale Casaroli e i nostri
Cardinali polacchi: il Cardinale Primate, nonché il Cardinale Metropolita di
Cracovia. Inoltre numerosi Vescovi, miei amatissimi fratelli, anche dal di là
della Polonia. Non posso non salutare i rappresentanti degli Atenei cattolici,
dalle diverse parti della Polonia. La loro presenza è dovuta al fatto che gli
Atenei amano molto il vostro Vescovo. Lo amano, perché lui stesso è un eminente
teologo. Anche egli li ama, ma sa regolarsi in un modo tale, che l’amore verso
gli Atenei e verso la scienza non disturba il suo amore verso la diocesi di
Opole, anzi lo incrementa.
4. Ci troviamo qui, sul Monte Sant’Anna, davanti a questa “pienezza del
tempo” come proclama san Paolo nella Lettera ai Galati. Abbiamo udito poco fa le
parole di questa Lettera, come lettura dei Vespri: “. . . Quando venne la
pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna . . .” (Gal 4,
4).
Sul Monte Sant’Anna questa verità centrale della storia della salvezza è
messa in risalto in modo particolare: La “Donna, che ha dato alla luce il Figlio
di Dio, si trova, assieme con quel Figlio, nelle braccia della propria Madre:
sant’Anna”. Ciò è espresso nella figura di sant’Anna “Samotrzecia” che qui, nel
principale santuario della Slesia e della terra di Opole - appena cento anni più
giovane di Jasna Gora -, da secoli riceve venerazione ed è circondata d’amore
dalle varie generazioni.
Quest’amore e questa venerazione si dirigono verso il mistero
dell’Incarnazione. Sappiamo bene dal Vangelo di san Matteo e mi san Luca, che il
Figlio di Dio, divenendo uomo per opera dello Spirito Santo, nel seno della
Vergine di Nazaret, ha al tempo stesso una sua genealogia umana. Le genealogie
degli evangelisti enumerano prima di tutto gli antenati maschili di Gesù Cristo.
Ma nella figura di sant’Anna “Samotrzecia” è messa in risalto prima di tutto la
linea della maternità: la Madre e la Madre della Madre. Il Figlio di Dio si fece
uomo perché Maria divenne sua Madre. Lei stessa invece imparò ad essere madre
dalla propria madre.
Il culto di sant’Anna viene inserito mediante la genealogia della maternità
nel mistero stesso dell’Incarnazione. Esso viene introdotto in questa “pienezza
del tempo” la quale avvenne allorquando “Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna”.
5. E lo mandò . . . “per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché
ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 5).
Sapete bene, cari pellegrini, che dal 25 marzo di quest’anno, cioè sin dalla
solennità dell’Annunciazione, la quale è contemporaneamente la festa liturgica
del mistero dell’Incarnazione - è iniziato in tutta la Chiesa lo straordinario
Giubileo dell’Anno della Redenzione. Come infatti nell’anno 1933 la Chiesa
celebrò il Giubileo ricordando i 1900 anni che erano passati dalla Redenzione
del mondo, così nell’anno corrente ricorda i 1950 anni trascorsi da quell’evento
salvifico.
In tale maniera, il nostro Giubileo di Jasna Gora, celebrato in Polonia,
passa, in certo qual modo, in quel Giubileo universale di tutta la Chiesa. E il
punto di riferimento di questo Giubileo della Redenzione è proprio quella
“pienezza del tempo”, quando “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, per
riscattare coloro che erano sotto la legge . . .”: affinché redimesse dal
peccato l’intero genere umano, “perché ricevessimo l’adozione a figli”.
Voi, che fate i pellegrinaggi sul Monte Sant’Anna, meditate, quest’anno, con
una fede approfondita, sul mistero di quella “nascita da donna”, che diede
inizio alla nostra Redenzione. E cercate di penetrare con una particolare
speranza gli inscrutabili tesori della Redenzione, che la Chiesa apre quest’anno
davanti all’intero Popolo di Dio, affinché ne attinga il perdono e la
riconciliazione. Adoperatevi dunque per ottenere il perdono dei peccati, e anche
la remissione delle pene temporali, in quanto ciò è possibile con una adatta
disposizione interiore. Cercate di attingere anche la riconciliazione: prima di
tutto una sempre più profonda riconciliazione con Dio stesso in Gesù Cristo e
per opera dello Spirito Santo, e contemporaneamente la riconciliazione con gli
uomini, vicini e lontani, presenti in questa terra e assenti. Questa terra
infatti sempre ha bisogno di una molteplice riconciliazione, come ho già detto
oggi a Wroclaw, riferendomi all’opera di santa Edvige.
6. Con venerazione ricordiamo sul Monte Sant’Anna anche coloro che, in questa
terra, non hanno esitato, a suo tempo, a far sacrificio della vita sul campo di
battaglia, come testimonia il Monumento degli insorti di Slesia, che qui si
trova. Il Monte Sant’Anna racchiude nella sua memoria anche loro.
Contemporaneamente esso porta nel cuore stesso del santuario il ricordo di tutti
coloro che, di generazione in generazione, qui sono venuti per “ricevere
l’adozione a figli”: la figliolanza di Dio. Per vivere questa vita divina che a
prezzo del sacrificio di Cristo è divenuta un dono per tutti gli uomini. Per
costruire, sul terreno soprannaturale della Grazia santificante, una onesta,
nobile vita umana: una vita degna del cristiano, sia nel focolare domestico, sia
al posto del lavoro agricolo o industriale, come infine in tutte le dimensioni
sociali.
“E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei vostri
cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: «Abbà, Padre!»” (Gal 4, 6).
Qui, sul Monte Sant’Anna, sono giunte e giungono intere generazioni di
pellegrini per imparare questa invocazione. Per imparare la preghiera che in
seguito permea la vita umana, la permea e la forma secondo Dio. E questa
preghiera, unendo accanto a sé i genitori e i figli, i nonni e i nipoti, crea
insieme il più profondo legame tra le generazioni. Non è forse sopravvissuto, in
questo legame, il grande patrimonio divino e umano sin dai tempi dei Piast: dai
tempi di santa Edvige e di Ladislao di Opole, il Fondatore di Jasna Gora?
7. La figura di sant’Anna “Samotrzecia” ci fa presente come il Figlio di Dio
si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo, e, al tempo stesso, attraverso la
genealogia delle generazioni umane. Che questa figura sia per voi, cari fratelli
e sorelle, una costante fonte d’ispirazione nella vita quotidiana, nella vita
familiare e sociale. Trasmettetevi vicendevolmente, di generazione in
generazione, insieme alla preghiera, tutto il patrimonio spirituale della vita
cristiana.
Come pellegrino di oggi sul Monte Sant’Anna, e insieme come primo Papa che la
terra polacca ha dato, desidero confermare questo patrimonio e consolidarlo.
Esso è sopravvissuto qui per tante generazioni. Che continui ancora. Che nel
raggio dell’irradiazione del Monte Sant’Anna si sviluppi tutto ciò che ha avuto
il suo inizio nella Redenzione compiuta da Gesù Cristo, Figlio di Maria; ciò che
nelle nostre anime innesta il Sacramento del Battesimo e conferma la Cresima;
ciò che costantemente si rinnova mediante la Penitenza e trova la pienezza
sacramentale nell’Eucaristia.
In memoria della mia presenza in questa terra desidero anche imporre le
corone alla venerata immagine della Madre di Dio della cattedrale di Opole.
Figli e figlie di questa terra! Non cessate di vivere di questa fede, secondo
la quale Dio mandò il suo Figlio nato da donna . . . affinché potessimo ricevere
l’adozione a figli, figliolanza divina!
Figli e figlie di questa terra! Non cessate di rimanere nella figliolanza
divina, che abbiamo da Gesù Cristo crocifisso e risorto per opera dello Spirito
Santo!
Figli e figlie di questa terra! Non cessate mai di gridare - nella lingua che
è stata la lingua dei vostri antenati - non cessate mai di gridare a Dio: Abbà,
Padre!
Introducendo la celebrazione dei Vespri il Santo Padre aveva detto:
Ci raduniamo con gioia alla fine della giornata, per celebrare la preghiera
vespertina e per eseguire l’incoronazione del Cristo e di sua Madre, la Madonna
di Opole. Per quelli che comprendono il senso interiore di questo rito, questo
fatto sarà una lezione di quell’insegnamento evangelico secondo cui sono più
grandi nel Regno celeste coloro che si sono dimostrati primi nel servizio e
nella testimonianza della carità. Il nostro Signore stesso che venne non per
essere servito ma per servire, quando fu innalzato sopra la terra, trascinò
tutto a sé e dominò dalla Croce con la forza dell’amore e della bontà.
Santa Maria invece, la cui gloria annunciamo oggi sulla terra, fu umile serva
del Signore, dedita totalmente al Figlio; collaborò con il mistero stesso e nel
mistero della Redenzione. Chiamata alla gloria celeste non cessò la protezione
salvatrice sui fratelli del Cristo, ma preoccupandosi della loro salvezza eterna
continuò a distribuire la misericordia e ad essere la Regina dell’amore.
Al termine della celebrazione, il Papa ha aggiunto:
Cari fratelli Vescovi, cari religiosi, caro Padre provinciale, ringraziamo il
Signore per Anna “Samotrzecia”, per san Francesco patrono dell’ecologia. Siete
qui tutti quanti, figli di san Francesco della provincia della Slesia e anche
delle altre province polacche. Siete i guardiani del santuario, di questo
santuario di sant’Anna sul Monte Sant’Anna, nella terra di Opole. Vedo qui una
certa coincidenza: è che durante il mio pellegrinaggio precedente ho visitato il
santuario di Kalwaria Zebrzydowska, anche lì ci sono i francescani, Figli di san
Francesco, chiamati comunemente Bernardini.
Che cosa vi auguro, cari fratelli? Vi auguro che questo servizio al Popolo di
Dio nei luoghi di pellegrinaggio, nei santuari, nonché nelle parrocchie,
dovunque servite, vi aiuti a mantenere lo spirito di san Francesco d’Assisi,
poiché la vostra vocazione è perseverare nel suo spirito, sostenere il suo
spirito; e lo spirito di san Francesco è stato un avvenimento straordinario nel
corso dei due millenni del cristianesimo. Bisogna che le persone comuni (lo
siamo tutti) sappiano incarnare ed esprimere nella loro vita ciò che è
straordinario. È questa l’essenza della religione, concepita nel modo più
profondo, poiché la religione è nient’altro che l’incarnazione e l’espressione
di quello che è più straordinario, cioè di Dio, della realtà divina, della
maestà divina. San Francesco fu di sicuro un rappresentante straordinario di
questa realtà e di questa maestà, e voi ingegnatevi alla meglio! E che proprio
questo servizio al popolo di Dio nei santuari e anche nelle parrocchie, in
occasione di molti pellegrinaggi o durante l’ascolto delle numerose confessioni,
vi aiuti a ritrovare e ad approfondire il vostro carisma di Francescani. Ve lo
auguro come vostro ospite di oggi e pellegrino sul Monte Sant’Anna, e assieme ai
Vescovi qui presenti voglio benedire voi e tutti i figli e anche le figlie - per
non far loro torto - di san Francesco in Polonia. Che Dio vi benedica.
Sia lodato Gesù Cristo!
Dopo la benedizione, entrato nel tempio di Sant’Anna, ha detto:
Desidero dare la benedizione e nello stesso tempo consacrare con questa le
prime pietre per le chiese che saranno costruite. In questo modo saranno
benedetti sia gli uomini sia i templi.
Cari miei, per concludere, desidero esprimere la mia grande gioia di essere
venuto qui. Avrei ancora voglia di rimanere con voi, però sarebbe molto
difficile trasportare qui la Basilica di San Pietro. Quando sono atterrato e
sceso dall’elicottero, il voivoda di Opole mi ha detto: “Beh, almeno una volta
in questo pellegrinaggio il Papa arriva in campagna, perché finora è andato
sempre nelle città, e il Monte Sant’Anna è campagna”. Io non lo sapevo, ma
meglio così. Mi sono chiesto: com’è successo che sono venuto sul Monte Sant’Anna?
Ho pensato, ho cercato nella memoria e finalmente mi sono ricordato. Una volta
venne da me il Vescovo Nossol. Lo invitai a cena a titolo della vecchia
conoscenza, e lui, nella sala in cui cenavamo, mise una statuetta di sant’Anna “Samotrzecia”.
E questa sant’Anna “Samotrzecia” sta lì, fa quello che deve fare e ha fatto
questo che aveva dovuto fare.
Rispondendo alla folla che gli gridava: “Grazie”, ha poi aggiunto:
Anch’io vi ringrazio molto. Vi ringrazio per questa bellissima liturgia,
liturgia di vespri. E se posso chiedervi qualcosa, in questo santuario (e
l’avrei chiesto in diversi posti), vi chiedo di continuare a coltivare questa
bellissima liturgia dei vespri così come l’avete fatto oggi insieme al Papa.
È tutto per ora. Adesso vorrei visitare ancora una volta il santuario e poi
fare il mio dovere, cioè salire sull’elicottero e andare a Cracovia. Lì, a
Cracovia, ci sono i vostri connazionali, c’è san Giacinto, c’è la beata
Bronislawa. Pur essendo a Cracovia sarò lo stesso sul Monte Sant’Anna. Ecco:
Cracovia vicino al Monte Sant’Anna.
Sia lodato Gesù Cristo!
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