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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN CLEMENTE AI PRATI
FISCALI
OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
I Domenica di Avvento, 2 dicembre 1979
1. Desidero salutare tutta la vostra parrocchia nel nome di
colui che è il suo Patrono: San Clemente, uno dei primi successori di San
Pietro, Vescovo di Roma, vissuto alla fine del primo secolo dopo Cristo,
testimone della fede apostolica, esule e martire. Diriga egli i nostri passi ed
accompagni questa visita che, dopo 19 secoli, compie, nella parrocchia a lui
dedicata, il suo successore in Roma. Interceda per noi e parli a noi con
l’eloquenza di quella testimonianza apostolica, nella quale è vissuta questa
città ai suoi tempi, appena qualche decina di anni dopo i Santi Pietro e Paolo.
La città di una particolare scelta da parte di Dio: potessimo
noi sempre meritare, con la nostra vita e con la nostra condotta, questa scelta
insolita! Possa servire a tale scopo anche la visita odierna alla vostra
parrocchia!
In conformità con la tradizione apostolica, inizio questa visita
con un saluto rivolto a Dio e al nostro Signore Gesù Cristo “che è, che era e
che viene” (Ap 1,8). E, nello stesso tempo, con un saluto rivolto a tutta la
vostra comunità in Cristo.
Anzitutto, un cordiale saluto al vostro zelante parroco,
Monsignor Vincenzo Pezzella, e ai sacerdoti che con lui collaborano nella cura
pastorale; alle buone Suore della Congregazione del “Divino Amore” e a tutte le
Religiose, che vivono ed operano nell’ambito della parrocchia; alle 6.000
famiglie, ai padri, alle madri, a tutti i 24.000 fedeli, che formano la Chiesa
viva in questa zona di Roma, e che dal 1956, cioè da 23 anni, costituiscono la
parrocchia.
Il mio paterno saluto va anche ai bambini, agli adolescenti, ai
giovani, alle giovani coppie, agli anziani, agli ammalati. Un saluto di
compiacimento e di incoraggiamento a tutti coloro che, sacrificando
generosamente il loro tempo, si dedicano, secondo le proprie possibilità e
capacità, ad essere disponibili per il vario e complesso lavoro che si svolge in
questa comunità, così vivace, dinamica e attiva. Un plauso, in particolare, a
quanti si consacrano con impegno alla catechesi parrocchiale a tutti i livelli.
Ed aggiungo, anche, in questa gioiosa circostanza, l’augurio che
siano presto superate tutte le difficoltà e che siano trovati i mezzi adeguati
perché possiate avere un tempio, non più provvisorio, e accomodato, ma bello e
definitivo, quale lo sognate e lo desiderate, insieme con i vostri sacerdoti, da
tanti anni.
2. Avvento: Prima domenica d’Avvento. “Ecco verranno giorni –
oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse...” (Ger 33,14):
leggiamo oggi queste parole del libro del profeta Geremia e sappiamo che esse
annunziano l’inizio del nuovo anno liturgico e, nello stesso tempo, annunziano
il momento imminente, già in questa liturgia, della natività del Figlio di Dio
dalla Vergine. A tale momento nell’anno liturgico della Chiesa, a questa grande
e gioiosa solennità, ci prepariamo ogni anno. Desidero che anche la mia odierna
visita nella parrocchia di San Clemente serva a questa preparazione. Infatti, il
giorno in cui nasce Cristo deve portarci (come annuncia lo stesso profeta
Geremia) questa gioiosa certezza che “il Signore è la nostra giustizia” (cf. Ger
33,16).
3. Per il Natale la Chiesa si prepara in modo del tutto
particolare. Ci ricorda lo stesso evento, che ha presentato recentemente, alla
fine quasi dell’anno liturgico. Ci ricorda, cioè, il giorno dell’ultima venuta
di Cristo. Vivremo in modo giusto il Natale, cioè la gioiosa prima venuta del
Salvatore, quando saremo consapevoli della sua ultima venuta “con potenza e
gloria grande” (Lc 21,27), come dichiara il Vangelo di oggi. In questo brano c’è
una frase, sulla quale voglio richiamare la vostra attenzione: “Gli uomini
moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra” (Lc
21,26).
Richiamo l’attenzione perché anche nella nostra epoca la paura
“di ciò che dovrà accadere sulla terra” si comunica agli uomini.
Il tempo della fine del mondo nessuno lo conosce “ma solo il
Padre” (Mc 13,32), e perciò da quella paura, che si comunica agli uomini del
nostro tempo, non deduciamo alcuna conseguenza per quanto riguarda il futuro del
mondo. Invece, è bene fermarsi su questa frase del Vangelo odierno. Per vivere
bene il ricordo della memoria della nascita di Cristo, bisogna tener bene in
mente la verità sull’ultima venuta di Cristo; su quell’ultimo Avvento. E quando
il Signore Gesù dice: “State bene attenti... che quel giorno non vi piombi
addosso improvviso, come un laccio” (Lc 21,34), allora giustamente sentiamo che
egli parla qui non solo dell’ultimo giorno di tutto il mondo umano, ma anche
dell’ultimo giorno di ogni uomo.
Quel giorno, che chiude il tempo della nostra vita sulla terra e
apre davanti a noi la dimensione dell’eternità, è anche l’Avvento. In quel
giorno verrà a noi il Signore come Redentore e Giudice.
4. Così dunque, come vediamo, è molteplice il significato
dell’Avvento, che, come tempo liturgico, ha inizio con la domenica odierna.
Sembra però che soprattutto la prima delle quattro domeniche di questo periodo
voglia parlarci con la verità del “passare”, a cui sono sottoposti il mondo e
l’uomo nel mondo. La nostra vita nel mondo è un “passare”, che inevitabilmente
conduce al termine. Tuttavia, la Chiesa vuol dire a noi – e lo fa con tutta la
perseveranza – che questo passare e quel termine sono, nello stesso tempo,
avvento: noi non solo passiamo, ma contemporaneamente ci prepariamo! Ci
prepariamo all’incontro con lui.
La fondamentale verità sull’Avvento è, nello stesso tempo, seria
e gioiosa. È seria: risuona in essa lo stesso “vegliate” che abbiamo sentito
nella liturgia delle ultime domeniche dell’anno liturgico. Ed è, nello stesso
tempo, gioiosa: l’uomo infatti non vive “nel vuoto” (lo scopo della vita
dell’uomo non è “il vuoto”). La vita dell’uomo non è soltanto un avvicinarsi al
termine, che insieme alla morte del corpo significherebbe l’annientamento di
tutto l’essere umano. L’Avvento porta in sé la certezza della indistruttibilità
di questo essere. Se ripete: “Vegliate e pregate...” (Lc 21,36), lo fa perché
possiamo essere preparati a “comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36).
5. In questo modo, l’Avvento è anche il primo e fondamentale
tempo di scelta; accettandolo, partecipando ad esso, scegliamo il principale
senso di tutto la vita. Tutto ciò che avviene tra il giorno della nascita e
quello della morte di ognuno di noi, costituisce, per così dire, una grande
prova: l’esame della nostra umanità. E perciò, quell’ardente richiamo di San
Paolo nella seconda lettura di oggi: il richiamo a potenziare l’amore, a rendere
saldi e irreprensibili i nostri cuori nella santità; l’invito a tutto il nostro
modo di comportarci (in linguaggio d’oggi si potrebbe dire “a tutto lo stile di
vita”), all’osservanza dei comandamenti di Cristo. L’Apostolo insegna: se noi
dobbiamo piacere a Dio, non possiamo perseverare nella stasi, dobbiamo andare
avanti, cioè “per distinguerci ancora di più” (cf. 1Ts 4,1). Ed è così infatti.
Nel Vangelo vi è un invito al progresso. Oggi tutto il mondo è pieno di inviti
al progresso. Nessuno vuole essere un “non-progressista”. Si tratta, tuttavia,
di sapere in che modo si debba e si possa “essere progressisti”, in che cosa
consista il vero progresso. Non possiamo passare tranquillamente al di sopra di
queste domande. L’Avvento porta in sé il significato più profondo del progresso.
L’Avvento ci ricorda ogni anno che la vita umana non può essere una stasi. Deve
essere un progresso. L’Avvento ci indica in che cosa consiste questo progresso.
6. E perciò aspettiamo il momento della nuova nascita di Cristo
nella liturgia. Poiché egli è Colui che – come dice il Salmo di oggi – “addita
la via giusta ai peccatori; guida gli umili secondo giustizia, insegna ai poveri
le sue vie” (Sal 25,8-9).
E quindi verso Colui che verrà – verso Cristo – ci rivolgiamo
con piena fiducia e convinzione. E diciamo a lui: guida! Guidami nella verità!
Guidaci nella verità! Guida, o Cristo, nella verità i padri e le madri di
famiglia della parrocchia: spronati e fortificati dalla grazia sacramentale del
matrimonio e consapevoli di essere sulla terra il segno visibile del tuo
indefettibile amore per la Chiesa, sappiano essere sereni e decisi
nell’affrontare con coerenza evangelica le responsabilità della vita coniugale e
dell’educazione cristiana dei figli.
Guida, o Cristo, nella verità i giovani della parrocchia: che
non si lascino attrarre dai nuovi idoli, quali il consumismo ad oltranza, il
benessere ad ogni costo, il permissivismo morale, la violenza protestataria, ma
vivano con gioia il tuo messaggio, che è il messaggio delle Beatitudini, il
messaggio dell’amore verso Dio e verso il prossimo, il messaggio dell’impegno
morale per la trasformazione autentica della società.
Guida, o Cristo, nella verità tutti i fedeli della parrocchia:
che la fede cristiana animi tutta la loro vita e li faccia diventare, di fronte
al mondo, coraggiosi testimoni della tua missione di salvezza, membri coscienti
e dinamici della Chiesa, lieti di essere figli di Dio e fratelli, con te, di
tutti gli uomini! Guidaci, o Cristo, nella verità! Sempre!
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