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UDIENZA GENERALE DEL SANTO PADRE GIOVANNI
PAOLO II
Mercoledì, 1° dicembre 1982
1. Abbiamo fatto l’analisi della lettera agli Efesini, e soprattutto del passo
del capitolo 5, 22-33, nella prospettiva della sacramentalità del matrimonio. Ora
cercheremo ancora una volta di considerare il medesimo testo alla luce delle
parole del Vangelo e delle lettere paoline ai Corinzi e ai Romani.
Il matrimonio
- come sacramento nato dal mistero della Redenzione e rinato, in certo senso,
nell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa - è una efficace espressione della
potenza salvifica di Dio, che realizza il suo eterno disegno anche dopo il
peccato e malgrado la triplice concupiscenza, nascosta nel cuore di ogni uomo,
maschio e femmina. Come espressione sacramentale di quella potenza salvifica, il
matrimonio è anche un’esortazione a dominare la concupiscenza (come ne parla
Cristo nel Discorso della Montagna). Frutto di tale dominio è l’unità e
indissolubilità del matrimonio, e inoltre, l’approfondito senso della dignità
della donna nel cuore dell’uomo (come anche della dignità dell’uomo nel cuore
della donna), sia nella convivenza coniugale, sia in ogni altro àmbito dei
rapporti reciproci.
2. La verità, secondo cui il matrimonio, quale sacramento
della redenzione, è dato “all’uomo della concupiscenza”, come grazia e in pari
tempo come ethos, ha trovato particolare espressione anche nell’insegnamento di
san Paolo, specialmente nel 7° capitolo della prima lettera ai Corinzi.
L’Apostolo, confrontando il matrimonio con la verginità (ossia con la
“continenza per il regno dei cieli”) e dichiarandosi per la “superiorità” della
verginità, costata ugualmente che “ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un
modo, chi in un altro” (1 Cor 7, 7). In base al mistero della Redenzione,
al
matrimonio corrisponde dunque un “dono” particolare, ossia la grazia. Nello
stesso contesto l’Apostolo dando consigli ai suoi destinatari, raccomanda il
matrimonio “per il pericolo dell’incontinenza” (1 Cor 7, 2), e in seguito
raccomanda ai coniugi che “il marito compia il suo dovere verso la moglie;
ugualmente anche la moglie verso il marito” (1Cor 7,3). E continua così: “È
meglio sposarsi che ardere” (1 Cor 7, 9).
3. Su questi enunciati paolini si è
formata l’opinione che il matrimonio costituisca uno specifico “remedium concupiscentiae”. Tuttavia san Paolo, il quale, come abbiamo potuto costatare,
insegna esplicitamente che al matrimonio corrisponde un “dono” particolare e che
nel mistero della Redenzione il matrimonio è dato all’uomo e alla donna come
grazia, esprime nelle sue parole, suggestive ed insieme paradossali,
semplicemente il pensiero che il matrimonio è assegnato ai coniugi come ethos.
Nelle parole paoline “È meglio sposarsi che ardere”, il verbo “ardere” significa
il disordine delle passioni, proveniente dalla stessa concupiscenza della carne
(analogamente viene presentata la concupiscenza nell’Antico Testamento dal Siracide) (cf.
Sir 23, 17). Il “matrimonio”, invece, significa l’ordine etico,
introdotto consapevolmente in questo àmbito. Si può dire che il matrimonio è
luogo d’incontro dell’ eros con l’ ethos e del reciproco compenetrarsi di essi
nel “cuore” dell’uomo e della donna, come pure in tutti i loro rapporti
reciproci.
4. Questa verità - che cioè il matrimonio, quale sacramento scaturito
dal mistero della Redenzione, è dato all’uomo “storico” come grazia ed insieme
come ethos - determina inoltre il carattere del matrimonio quale uno dei
sacramenti della Chiesa. Come sacramento della Chiesa, il matrimonio ha indole
di indissolubilità. Come sacramento della Chiesa, esso è anche parola dello
Spirito, che esorta l’uomo e la donna a modellare tutta la loro convivenza
attingendo forza dal mistero della “redenzione del corpo”. In tal modo, essi
sono chiamati alla castità come allo stato di vita “secondo lo Spirito” che è
loro proprio (cf. Rm 8, 4-5; Gal 5, 25). La redenzione del corpo significa, in
questo caso, anche quella “speranza” che, nella dimensione del matrimonio, può
essere definita speranza del giorno quotidiano, speranza della temporalità.
Sulla base di una tale speranza viene dominata la concupiscenza della carne come
fonte della tendenza ad un egoistico appagamento, e la stessa “carne”,
nell’alleanza sacramentale della mascolinità e femminilità, diventa lo specifico
“sostrato” di una comunione duratura ed indissolubile delle persone (“communio
personarum”) al modo degno delle persone.
5. Coloro che, come coniugi, secondo
l’eterno disegno divino si uniscono così da divenire, in certo senso, “una sola
carne”, sono anche a loro volta chiamati, mediante il sacramento, ad una vita
“secondo lo Spirito”, tale che corrisponda al “dono” ricevuto nel sacramento. In
virtù di quel “dono”, conducendo come coniugi una vita “secondo lo Spirito”,
sono capaci di riscoprire la particolare gratificazione, di cui sono divenuti
partecipi. Quanto la “concupiscenza” offusca l’orizzonte della visuale
interiore, toglie ai cuori la limpidezza dei desideri e delle aspirazioni,
altrettanto la vita “secondo lo Spirito” (ossia la grazia del sacramento del
matrimonio) consente all’uomo e alla donna di ritrovare la vera libertà del
dono, unita alla consapevolezza del senso sponsale del corpo nella sua
mascolinità e femminilità.
6. La vita “secondo lo Spirito” si esprime dunque
anche nel reciproco “unirsi” (cf. Gen 4, 1), con cui i coniugi, divenendo “una
sola carne”, sottopongono la loro femminilità e mascolinità alla benedizione
della procreazione: “Adamo si unì a Eva, sua moglie, la quale concepì e
partorì . . . e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore” (Gen 4, 1).
La vita
“secondo lo Spirito” si esprime anche qui nella consapevolezza della
gratificazione, a cui corrisponde la dignità degli stessi coniugi in qualità di
genitori, cioè si esprime nella profonda consapevolezza della santità della vita
(“sacrum”), a cui ambedue danno origine, partecipando - come i progenitori -
alle forze del mistero della creazione. Alla luce di quella speranza, che è
connessa col mistero della redenzione del corpo (cf. Rm 8, 19-23), questa nuova
vita umana, l’uomo nuovo concepito e nato dall’unione coniugale di suo padre e
di sua madre, si apre alle “primizie dello Spirito” (Rm 8, 23) “per entrare nella
libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8, 21). E se “tutta la creazione geme
e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rm 8, 22), una particolare
speranza accompagna le doglie della madre partoriente, cioè la speranza della
“rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8, 19), speranza di cui ogni neonato che viene
al mondo porta con sé una scintilla.
7. Questa speranza che è “nel mondo”,
compenetrando - come insegna san Paolo - tutta la creazione, non è, al tempo
stesso, “dal mondo”. Ancor più: essa deve combattere nel cuore umano con ciò che
è “dal mondo”, con ciò che è “nel mondo”. “Perché tutto quello che è nel mondo,
la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della
vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (1 Gv 2, 16). Il matrimonio, come
sacramento primordiale ed insieme come sacramento nato nel mistero della
redenzione del corpo dall’amore sponsale di Cristo e della Chiesa, “viene dal
Padre”. Non è “dal mondo”, ma “dal Padre”. Di conseguenza, anche il matrimonio,
come sacramento, costituisce la base della speranza per la persona, cioè per
l’uomo e per la donna, per i genitori e per i figli, per le generazioni umane.
Da una parte, infatti, “passa il mondo con la sua concupiscenza”, dall’altra
“chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1 Gv 2, 17). Con il matrimonio, quale
sacramento, è unita l’origine dell’uomo nel mondo, e in esso è anche iscritto il
suo avvenire, e ciò non soltanto nelle dimensioni storiche, ma anche in quelle
escatologiche.
8. A ciò si riferiscono le parole, in cui Cristo si richiama alla
risurrezione dei corpi - parole riportate dai tre sinottici (cf. Mt 22, 23-32;
Mc
12, 18-27; Lc 20, 34-39). “Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né
marito, ma si è come angeli nel cielo”: così Matteo e in modo simile Marco; ed
ecco Luca: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli
che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dei morti, non
prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli
angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Lc 20, 34-36).
Questi testi sono stati sottoposti in precedenza ad una analisi
particolareggiata.
9. Cristo afferma che il matrimonio - sacramento dell’origine
dell’uomo nel mondo visibile temporaneo - non appartiene alla realtà
escatologica del “mondo futuro”. Tuttavia l’uomo, chiamato a partecipare a
questo avvenire escatologico mediante la risurrezione del corpo, è il medesimo
uomo, maschio e femmina, la cui origine nel mondo visibile temporaneo è
collegata col matrimonio quale sacramento primordiale del mistero stesso della
creazione. Anzi, ogni uomo, chiamato a partecipare alla realtà della futura
risurrezione, porta nel mondo questa vocazione, per il fatto che nel mondo
visibile temporaneo ha la sua origine per opera del matrimonio dei suoi
genitori. Così, dunque, le parole di Cristo, che escludono il matrimonio dalla
realtà del “mondo futuro”, al tempo stesso svelano indirettamente il significato
di questo sacramento per la partecipazione degli uomini, figli e figlie,
alla
futura risurrezione.
10. Il matrimonio, che è sacramento primordiale - rinato,
in un certo senso, nell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa - non appartiene
alla “redenzione del corpo” nella dimensione della speranza escatologica (cf. Rm
8, 23). Lo stesso matrimonio dato all’uomo come grazia, come “dono” destinato da
Dio appunto ai coniugi, e al tempo stesso assegnato loro, con le parole di
Cristo, come ethos - quel matrimonio sacramentale si compie e si realizza
nella
prospettiva della speranza escatologica. Esso ha un significato essenziale per
la “redenzione del corpo” nella dimensione di questa speranza. Proviene,
difatti, dal Padre ed a lui deve la sua origine nel mondo. E se questo “mondo
passa”, e se con esso passano anche la concupiscenza della carne, la
concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, che vengono “dal mondo”, il
matrimonio come sacramento serve immutabilmente affinché l’uomo, maschio e
femmina, dominando la concupiscenza, faccia la volontà del Padre. E chi “fa la
volontà di Dio rimane in eterno” (1 Gv 2, 17).
11. In tale senso il matrimonio,
come sacramento, porta in sé anche il germe dell’avvenire escatologico
dell’uomo, cioè la prospettiva della “redenzione del corpo” nella dimensione
della speranza escatologica, a cui corrispondono le parole di Cristo circa la
risurrezione: “Alla risurrezione . . . non si prende né moglie né marito” (Mt
22, 30); tuttavia, anche coloro che, “essendo figli della risurrezione . . . sono
uguali agli angeli e . . . sono figli di Dio” (Lc 20, 36), debbono la propria
origine nel mondo visibile temporaneo al matrimonio e alla procreazione
dell’uomo e della donna. Il matrimonio, come sacramento del “principio” umano,
come sacramento della temporalità dell’uomo storico, compie in tal modo un
insostituibile servizio riguardo al suo avvenire extra-temporale, riguardo al
mistero della “redenzione del corpo” nella dimensione della speranza
escatologica.
Ai pellegrini francesi e agli esperti della pastorale dei nomadi
Chers Frères et Sœurs,
Poursuivant notre lecture de l’épître aux Ephésiens, nous
nous aiderons, à présent, de l’évangile et des lettres pauliniennes aux
Corinthiens et aux Romains.
Le mariage, présenté comme exhortation à dominer la
concupiscence, fait aussi l’objet d’un don particulier, à savoir la grâce. Il
est donné à l’homme comme éthos, c’est-à-dire comme valeur morale. En lui, eros
et éthos se compénètrent dans le cœur de l’homme. Ce don comporte également un
appel à ceux qui s’unissent en une seule chair, à vivre “selon l’Esprit” et à
goûter la sainteté de la vie à laquelle les époux participent au titre de
procréateurs. Venu du Père, comme sacrement primordial, le sacrement de mariage
est cause d’espérance pour les générations humaines, car ainsi l’avenir
eschatologique de l’homme y est inscrit, bien qu’il n’appartienne pas, comme tel,
à la réalité du monde futur. Ainsi, le mariage, comme sacrement de la
temporalité humaine, concerne cependant son avenir extra-temporel et le mystère
de la rédemption du corps dans l’espérance eschatologique.
* * *
Je salue avec
joie et reconnaissance les “prêtres-aumôniers” des gens du voyage et leurs
proches collaborateurs. Je sais que vous êtes à Rome pour une mise en commun de
vos expériences particulières, pour une amélioration de vos structures d’apostolat
et pour la préparation du prochain congrès international de la pastorale des
nomades.
Je vous renouvelle mes encouragements chaleureux. Soyez toujours plus
conscients et plus heureux d’avoir été appelés en Eglise à la vocation spéciale
qui est la vôtre! Vous êtes le visage et la présence du Christ Rédempteur au
milieu de ces dix millions d’hommes, de femmes et d’enfants qui voyagent sans
cesse sur un continent ou un autre, et qui connaissent trop souvent l’épreuve de
l’incompréhension et du refoulement, de l’insécurité et de la pauvreté. En
collaboration avec la Commission pontificale compétente, et avec vos épiscopats
locaux - sans ignorer les autres services d’évangélisation -, continuez de
renforcer et de qualifier vos équipes régionales ou nationales! Des laïcs encore
plus nombreux pourraient être appelés et formés pour cet immense champ d’apostolat.
J’invoque sur vos personnes, sur tous vos collaborateurs et sur tous les gens du
voyage une abondante effusion de courage et de charité évangéliques. Et je vous
bénis de grand cœur, ainsi que tous les pèlerins de langue française présents à
cette audience.
Ai pellegrini di espressione linguistica inglese
Dear brothers
and sisters in Christ,
Marriage as a sacrament of redemption is given to man and
woman as a gift and as an ethos. For marriage is both an effective sign of the
saving power of God and an exortation for the man and woman to participate
consciously in the redemption of the body. In this sacrament, the couple is
called to a way of life “according to the Spirit”, and not “according to the
flesh”. As Saint Paul said: “Those who belong to Christ Jesus have crucified the
flesh with its passions and desires. If we live by the Spirit, let us also walk
by the Spirit”.
To live “according to the Spirit” implies that the man and woman
who “have become one flesh” are able, with the redemptive power of Christ, to
live in a way that corresponds to the gift they have received in the sacrament.
They can remain faithful for life in an indissoluble union, and they can
discover that true freedom which allows them to be a gift to one another.
When
the couple live “according to the Spirit”, they place their masculinity and
femininity at the service of procreation. They possess a profound awareness of
the sanctify of human life, especially of the human life to which they give
origin in their own children, as cooperators in the mystery of creation.
* * *
It is joy for me to welcome all the visitors and pilgrims,
especially those from England and the United States.
In particular, I greet the men and women religious who are
meeting in Rome. Among these is a group of Christian Brothers attending a
renewal course. On this occasion I wish to assure you and all religious
everywhere of the Church’s profound esteem for you. She esteems the evangelical
and ecclesial consecration that you freely make to Jesus Christ, and she values
highly your generous commitment to building up the Kingdom of God. My prayer is
that you will always find great joy in loving Christ and his Church.
Ai gruppi di espressione tedesca
Liebe Brüder und Schwestern!
Zur heutigen ersten Audienz im Advent grüße ich euch und alle, zu denen meine Stimme durch
das Radio gelangt, sehr herzlich. Ich wünsche und erbitte euch eine fruchtbare
Zeit der Besinnung und innerer Vorbereitung auf das Geburtsfest des Herrn.
Gegenstand unserer heutigen Überlegungen ist wiederum die christliche Lehre über
die Ehe. Als Sakrament ist die Ehe wirksames Zeichen und Ausdruck der erlösenden
Macht Gottes. Sie ist zugleich eine Aufforderung wie auch Anleitung zur
Beherrschung der sinnlichen Leidenschaft. Hieraus ergibt sich als Frucht die
Einheit und die Unauflöslichkeit der ehelichen Gemeinschaft sowie die
gegenseitige hohe Wertschätzung der Würde von Mann und Frau.
Nach der Lehre des
hl. Paulus entspricht auch der Berufung zur Ehe ein besonderes Gnadengeschenk
Gottes. Darin gründet der hohe sittliche Anspruch, der die Eheleute nicht nur
zur Erfüllung ihrer ehelichen Pflichten, sondern auch zu einem gemeinsamen Leben ”nach
dem Geist“ auffordert. Aus der Kraft der Erlösung, an der auch ihr Leib teilhat,
vermögen sie die Unordnung der dreifachen Begierde zu überwinden und ihre
eheliche Gemeinschaft nach Gottes Willen in freier personaler Hingabe zu leben.
Aus der Erlösung des Leibes erwächst den Eheleuten zugleich die Hoffnung auf die
endzeitliche Vollendung im Geheimnis der Auferstehung, wo dann niemand mehr
heiraten wird, sondern alle wie die Engel im Himmel sein werden.
In dieser adventlichen Hoffnung auf die volle Verwirklichung des Reiches Gottes in
Herrlichkeit erteile ich euch und allen, die euch besonders verbunden sind, von
Herzen den Apostolischen Segen.
Ai fedeli di lingua spagnola
Amadísimos hermanos y
hermanas,
Ante todo mi cordial saludo a todos y cada uno de los aquí presentes
de lengua española; tanto a los grupos como a las personas procedentes de los
diversos Países.
Continuamos nuestra reflexión sobre el matrimonio, mirándolo a
la luz del Evangelio y de las Cartas paulinas a los Corintios y a los Romanos.
El matrimonio, sacramento de la redención, es dado al hombre de la
concupiscencia como don de gracia y como orden ético frente al desorden de las
pasiones. A fin de que supere el “eros” con el “ethos”, es decir, con una
correcta conducta práctica de vida conyugal.
Se trata de un sacramento de la
Iglesia, que da fuerza a los casados para vivir “según el Espíritu”. Dominando
la concupiscencia y superándola en una comunión durable e indisoluble de las
personas que haga recobrar la libertad de la donación mutua y la conciencia del
sentido esponsal del cuerpo. Abriendo su recíproca entrega a la bendición de la
procreación, un modo de participar en la obra creadora divina y en dar vida a un
nuevo ser, llamado a la sublime vocación de hijo de Dios.
Es este un fuerte impulso a esa esperanza que no se limita a la
vida presente, sino que se abre a la perspectiva de la resurrección futura, de
ese mundo nuevo que no pasa, y en el que se realizará la plena redención del
cuerpo.
Alle Suore Missionarie del
Buon Pastore
Una palabra de especial saludo al grupo de renovación de las
Religiosas Franciscanas de la Madre del Divino Pastor.
Queridas Hermanas: Sé que
celebráis los 25 años de vida religiosa. Aprovechad esta pausa para renovaros de
veras interiormente. Para adquirir ese nuevo conocimiento de Cristo que os
confirme en la entrega hecha, en la fidelidad a una causa por la que vale la
pena trabajar, sufrir y vivir. Os bendigo de corazón, así como a todos los
hispano ablantes presentes en esta Audiencia.
Ai fedeli di espressione
portoghese
Caríssimos irmãos e irmãs de língua portuguesa,
A todos saúdo, com
afecto em Cristo. Meditamos sobre o matrimónio, como é apresentado na Sagrada
Escritura na Carta aos Efésios, à luz do Evangelho e das Epístolas paulinas aos
Coríntios e aos Romanos.
Enquanto Sacramento, expressão eficaz do poder salvífico de Deus, o matrimónio realiza um eterno desígnio divino, mesmo depois
do pecado e apesar da concupiscência: como sacramento da Redenção, é
proporcionado ao homem como “dom especial”, a facultar-lhe o comportamento moral
adequado com as obrigações éticas da vida em casal; e como sacramento da Igreja,
com a característica da indissolubilidade, é também sinal da palavra do Espírito,
em apelo para que o homem e a mulher modelem a sua convivência de acordo com a
vontade de Deus, valendo-se da força do mistério da “redenção do corpo”.
Isto
comporta a esperança, que há-de iluminar o quotidiano dos cônjuges e levá-los a
dominar a concupiscência e a buscar uma “vida segundo o Espírito”; a buscar a
dignidade e nobreza de vida em casal, marcada sempre pela consciência da
“santidade” das novas vidas que aí se transmitem e, precisamente, pela esperança:
uma esperança que está no mundo e “não é do mundo”, mas sim “do Pai”; e uma
esperança que não se confina às dimensões do “homem histórico”, mas lhe dá
abertura para o seu fim escatológico, ultraterreno, à luz da verdade da
“resurreição dos corpos”.
Enquadrado nesta perspectiva, o matrimónio sacramental encerra o
germe do futuro extra-temporal, da vida futura do homem, tão lembrada neste
tempo do Avento, que é tempo de esperança. Que Cristo em todos avive a
esperança: é o que vos desejo, ao dar a Bênção Apostólica.
Ai pellegrini della
Polonia
Matko Jasnogórska!
Wołam Ciebie wśród Jubileuszu 600-lecia Twego
Wizerunku na ziemi polskiej.
Wołam do Ciebie u początku Adwentu.
Kościoły i kaplice rozbrzmiewają śpiewem i pieśni:
“Spuście nam na ziemskie niwy Zbawcę niebios obłoki.
Świat przez grzechy nieszczęśliwy wołał w nocy głębokiej”.
I pośród tej grudniowej nocy polskiego Adwentu spieszą ludzie no roraty, w których
wyrażają swoją nadzieję i oczekiwanie Mesjasza.
Otrzymałem w ostatnich dniach
list, którego autorka między innymi tak pisze: “mimo naszej ogromnej słabości,
jeszcze to nam zostało, że potrafimy miłować i dlatego nasze kościoły są pełne
modlitwy i nadziei . . .”.
Chrystus stale jest nadzieją świata. Jest jego
oczekiwaniem. Co roku wyraża się to w szczególności przez okres Adwentu.
Niech
ta prawda dojdzie do wszystkich. Zwłaszcza do tych, którzy najbardziej cierpią.
A światło Adwentu, które wyraża świeca roratnika, niech co dzień przypomina,
że
Twój Jasnogórski Wizerunek wschodzi nad Polską jak Gwiazda Zaranna.
Del discorso in polacco diamo una traduzione in italiano.
Signora di Jasna Góra!
Innalzo il mio grido a te nel Giubileo del 600° anniversario della
tua Effigie in terra polacca.
Grido a te all’inizio dell’Avvento.
Le Chiese e le
Cappelle risuonano con il canto: “Mandateci giù sulle pianure terrene / o nuvole
dei cieli, il Salvatore. / Il mondo sventurato a causa dei peccati / ha gridato
nella notte profonda . . .”.
E in questa notte di dicembre dell’Avvento polacco, la
gente s’incammina con premura alla Messa del “Rorate”, nella quale esprime la
sua speranza e l’attesa del Messia.
Negli ultimi giorni ho ricevuto una lettera.
La sua autrice scrive tra l’altro così: “Malgrado la nostra enorme debolezza, ci
è rimasta ancora la capacità di amare, e perciò le nostre Chiese sono piene di
preghiera e di speranza . . .”.
Cristo è, costantemente, la speranza del mondo; è la sua attesa. Ciò è
espresso, ogni anno, in modo speciale nel periodo di Avvento.
Giunga questa verità a tutti. In particolare a coloro che soffrono di
più.
E la luce dell’Avvento, simboleggiata dal cero che si accende durante la
Messa del “Rorate”, ricordi ogni giorno che la tua Immagine di Jasna Góra si
leva sulla Polonia, come la “Stella mattutina”.
Ai gruppi di lingua italiana
Un
cordiale benvenuto porgo ora al folto gruppo di alunni ed ex alunni del Collegio
Nazareno di Roma, che accompagnano la bambina Carolina Di Pietro, distintasi per
continui gesti di bontà nell’assistere una sua condiscepola impedita, meritando
così il premio istituito presso quel Collegio. Rivolgo a tutti voi, cari giovani
e fanciulli, l’esortazione ad esercitarvi quotidianamente in atti di generoso
servizio in seno alle vostre famiglie e tra i coetanei, per prepararvi fin da
ora alla costruzione di una società più pacifica ed ordinata. Con la mia
benedizione apostolica.
* * *
Un affettuoso saluto rivolgo a voi, giovani presenti a
questo incontro, che avviene all’inizio del Tempo liturgico di Avvento. Auguro -
con le parole della Liturgia di domenica scorsa - che Iddio Padre susciti in voi
la volontà di andare incontro con le buone opere a Cristo che viene. Tali opere
sono la coerenza tra fede e vita quotidiana, la generosa carità verso i
fratelli, specialmente bisognosi della nostra comprensione e del nostro aiuto. A
voi tutti la mia benedizione apostolica.
* * *
Indirizzo anche il mio saluto a voi
tutti, fratelli ammalati, che Gesù ha voluto associare ancor più intimamente
alla sua debolezza e fragilità umana. Forti della speranza cristiana, che
lenisce e dà un senso soprannaturale al vostro dolore, offrite le vostre
sofferenze ed innalzate le vostre preghiere per tutta l’Umanità, sempre
bisognosa della misericordia di Dio. La mia benedizione apostolica sia di
conforto ora e sempre a voi, ed in particolare ai componenti del pellegrinaggio,
organizzato dalla Sottosezione di Imola dell’UNITALSI, infermi, dame di carità,
barellieri e cappellani.
* * *
Infine, il mio ricordo e il mio saluto anche per voi, Sposi novelli, che in
questi giorni avete consacrato il vostro amore di fronte a Dio, alla Chiesa e
alla società mediante il sacramento del Matrimonio.
Affido oggi alla Vergine santissima i vostri ideali ed i vostri propositi di
costruire la vostra nascente famiglia come una “Chiesa in miniatura”. Vi
accompagno in questo vostro cammino di fede e di carità con la mia benedizione
apostolica.
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