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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST-SINODALE

ECCLESIA IN OCEANIA

DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
AI CONSACRATI E ALLE CONSACRATE
ED A TUTTI I FEDELI LAICI
 
SU GESÙ CRISTO E I POPOLI DELL'OCEANIA:
SEGUIRE LA SUA VIA
PROCLAMARE LA SUA VERITÀ
VIVERE LA SUA VITA

 

INTRODUZIONE

1. La Chiesa in Oceania dà gloria a Dio all'alba del Terzo Millennio e proclama al mondo la propria speranza. La sua gratitudine a Dio scaturisce dalla contemplazione dei molti doni che essa ha ricevuto, inclusa la ricchezza di popoli e di culture e le meraviglie della creazione. Ma al di sopra di tutto vi è l'immenso dono della fede in Gesù Cristo «generato prima di ogni creatura» (Col 1, 15). Nel millennio trascorso, la Chiesa in Oceania ha accolto di buon grado e custodito questo dono della fede, e lo ha trasmesso fedelmente alle nuove generazioni. Per tale ragione, la Chiesa intera dà lode alla Santissima Trinità.

Sin dall'antichità, i popoli dell'Oceania erano commossi dalla presenza divina nelle ricchezze della natura e della cultura. Ma solo con la venuta di missionari stranieri nell'ultima metà del secondo millennio i nativi udirono per la prima volta di Gesù Cristo, il Verbo fatto carne. Quanti emigrarono dall'Europa e da altre parti del mondo portarono con sé la propria fede. Per tutti, il Vangelo di Gesù Cristo, ricevuto con fede e vissuto nella communio della Chiesa, compiva, superandole, le aspettative più profonde del cuore umano. La Chiesa in Oceania è forte nella speranza, poiché ha sperimentato l'infinita bontà di Dio in Cristo. Fino ad oggi, il tesoro della fede cristiana è immutato nel suo dinamismo e nelle sue prospettive, dato che lo Spirito di Dio è sempre nuovo e sorprendente. La Chiesa sparsa in tutto il mondo condivide la speranza dei popoli dell'Oceania che il futuro porti nuovi e ancor più meravigliosi doni di grazia alle terre del Grande Oceano.

2. Un momento davvero particolare in cui la Chiesa in Oceania ha potuto parlare della propria gratitudine e speranza è stata l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi, svoltasi dal 22 novembre al 12 dicembre 1998. Di essa avevo suggerito l'utilità nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, proponendola come una della serie di assemblee continentali volte a preparare la Chiesa al nuovo millennio.(1) Ai Vescovi dell'Oceania si unirono Vescovi di altri continenti e Capi di Dicasteri della Curia Romana. Vi parteciparono altri membri della Chiesa, tra i quali sacerdoti, laici e persone consacrate, come pure delegati fraterni di altre Chiese e Comunità ecclesiali. L'Assemblea ha analizzato e discusso la situazione attuale della Chiesa in Oceania, per poter programmare più efficacemente il suo futuro. Inoltre, ha focalizzato l'attenzione della Chiesa universale sulle speranze e le sfide, i bisogni e le opportunità, le lacrime e le gioie del vasto arazzo umano che è l'Oceania.

L'incontro a Roma di molti Vescovi, riuniti con e attorno al Successore di Pietro, è stata una splendida occasione per celebrare i doni di grazia, che hanno portato una messe tanto abbondante tra i popoli dell'Oceania. La fede in Gesù Cristo è stata il fondamento e il centro focale dei partecipanti durante la preghiera e le discussioni. I Vescovi e quanti erano con loro sono stati animati dall'unica fede in Cristo; tutti sono stati ispirati e rafforzati dalla communio ecclesiale, che li ha uniti insieme ed è stata espressa durante i giorni dell'Assemblea Sinodale in maniera molto forte e commovente come vera unità nella diversità.

 

CAPITOLO I

GESÙ CRISTO
E I POPOLI DELL'OCEANIA

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono» (Mt 4, 18-20).

 

La persona di Gesù

La chiamata

3. Durante l'Assemblea Sinodale, la Chiesa universale giunse a vedere più chiaramente come il Signore Gesù incontra i molti popoli dell'Oceania, nelle loro terre e nelle molte isole. In verità, è il Signore stesso che li guarda con un amore che è insieme una sfida e una chiamata. Come Simon Pietro e suo fratello Andrea, essi sono invitati a lasciare tutto, a volgersi a lui che è il Signore della vita, e a seguirlo. Devono abbandonare non solo i sentieri del peccato, ma anche le vie sterili di un certo modo di pensare ed agire, così da intraprendere il cammino di una fede sempre più profonda e seguire il Signore con una fedeltà sempre più grande.

Il Signore ha chiamato a sé la Chiesa in Oceania: è una chiamata che, come sempre, comporta anche un invio in missione. Lo scopo per cui si è con Gesù è di partire da Gesù, sempre contando sulla sua potenza e sulla sua grazia. Cristo chiama ora la Chiesa a condividere la sua missione con energia e creatività nuove. Il Sinodo ha chiaramente visto questo nella vita della Chiesa in Oceania.

I Vescovi si sono rallegrati nel costatare che nella vita della Chiesa in Oceania il Signore Gesù si è dimostrato fedele alla sua promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). L'assicurazione della sua presenza fornisce la forza e il coraggio necessari ai discepoli per divenire «pescatori di uomini». Durante l'Assemblea Speciale, la presenza del Signore è stata sperimentata nella preghiera, nella condivisione delle speranze e delle preoccupazioni, e nel vincolo della communio ecclesiale. La fede nella presenza di Gesù fra il suo popolo in Oceania renderà sempre possibili nuovi e meravigliosi incontri con lui, e questi diverranno seme di una nuova missione.

Quando camminiamo con il Signore, lasciamo a lui ogni nostro fardello, e questo ci dona la forza di compiere la missione che egli ci affida. Egli, che prende da noi, a sua volta si dona a noi; si carica della nostra debolezza e ci dona la sua forza: questo è il grande mistero della vita del discepolo e dell'apostolo. E certo che Cristo opera con noi e in noi mentre «prendiamo il largo», come ora dobbiamo fare. Quando i tempi sono difficili e avari di promesse, il Signore stesso ci sprona a «gettare le reti ancora una volta» (cfr Lc 5,1-11).(2) Non possiamo disobbedire.

Presentare Gesù Cristo

4. La preoccupazione centrale dell'Assemblea Sinodale era di trovare vie adeguate per presentare oggi ai popoli dell'Oceania Gesù Cristo quale Signore e Salvatore. Ma qual è questo nuovo modo di presentarlo che dovrebbe attrarre un maggior numero di persone ad incontrarlo e a credere in lui? Negli interventi dei Padri sinodali si sono rispecchiate le sfide e le difficoltà, ma anche le speranze e le possibilità evocate da tale domanda.

Nel corso della storia, grazie agli straordinari sforzi missionari e pastorali della Chiesa, i popoli dell'Oceania hanno incontrato Gesù Cristo che non cessa di chiamarli alla fede e dona loro la vita nuova. Nei tempi della colonizzazione, il clero cattolico e i religiosi hanno prontamente fondato delle istituzioni per aiutare le persone giunte in Australia e in Nuova Zelanda, a conservare e a rafforzare la loro fede. Missionari recarono il Vangelo agli abitanti originari dell'Oceania, invitandoli a credere in Cristo e a trovare la loro vera casa nella sua Chiesa. Le persone risposero in gran numero alla chiamata, divennero seguaci di Cristo e cominciarono a vivere secondo la sua parola. Il Sinodo non ha avuto dubbi che la Chiesa, la communio dei credenti, sia ora una realtà palpitante di vita tra molti popoli dell'Oceania. Oggi Gesù rivolge nuovamente a loro la sua attenzione amorevole, chiamandoli ad una fede ancor più profonda ed a una più ricca vita in lui. Pertanto, i Vescovi non hanno potuto non chiedersi: Come la Chiesa può essere uno strumento efficace di Gesù Cristo, che ora vuole incontrare i popoli dell'Oceania in modi nuovi?

Gesù Cristo: Pastore, Profeta e Sacerdote

5. Nel suo amore infinito per il mondo, Dio ha donato il suo unico Figlio perché fosse il Dio-con-noi. Spogliando se stesso per diventare come noi, Gesù nacque dalla Vergine Maria in semplicità e povertà. E pur essendo totalmente povero e umiliato sulla Croce, Gesù è l'amato Figlio di Dio, il Salvatore del mondo in tutta la sua umiliazione e la sua povertà.(3) Quando Cristo dimorò tra di noi, proclamò la Buona Novella che il Regno di Dio è giunto, un Regno di pace, di giustizia e di verità. Molti, specialmente tra i poveri, i bisognosi e gli esclusi, lo seguirono, ma i potenti del mondo in gran parte si rivoltarono contro di lui. Lo condannarono e lo inchiodarono sulla Croce. Questa morte ignobile, accolta dal Padre come sacrificio di amore per la salvezza del mondo, aprì la via alla gloriosa Risurrezione per la potenza dell'amore del Padre. Gesù, quindi, è stato stabilito Re dell'universo, Profeta per tutte le genti, e Sommo Sacerdote del santuario eterno. Egli è Profeta, Sacerdote e Re non soltanto per quanti lo seguono, ma anche per tutti i popoli della terra. Il Padre lo offre come Via, Verità e Vita a tutti gli uomini e donne, a tutte le famiglie e comunità, a tutte le nazioni e a tutte le generazioni.

Quale Figlio di David, Gesù non è solo Re ma anche Buon Pastore di quanti odono la sua voce. Egli conosce e ama quanti lo seguono; (4) è il Pastore supremo delle nostre anime e il Pastore di tutti i popoli; guida la Chiesa con la potenza dello Spirito Santo, che dimora pienamente in lui e che egli alita sui suoi discepoli (cfr Gv 20, 22). Lo Spirito guida mediante la forza dell'amore, dal profondo, toccando i cuori e le menti dei popoli dell'Oceania e rendendoli liberi di vivere la vita piena per la quale sono stati creati.

Come Parola di Dio, Gesù è il Profeta universale, la rivelazione totale di Dio.(5) Egli è la Verità ed invita le persone a credere in lui e a condividere la sua vita. Il suo Spirito conduce il battezzato in un quotidiano pellegrinaggio verso nuove profondità di quella verità. Spinti dallo Spirito Santo, i Padri del Sinodo hanno discusso molte preoccupazioni che sorgono dalla loro esperienza pastorale e dal loro amore per il popolo di Dio. Non è stato possibile trovare tutte le risposte durante i giorni del Sinodo, dato che molte questioni hanno bisogno di ulteriore riflessione, esperienza e preghiera; tuttavia, nella loro ricerca di illuminazione, i Vescovi hanno profondamente condiviso e professato la convinzione che la verità della salvezza può essere trovata solo in Gesù Cristo, e che il suo Spirito offre sollievo e guida a quanti vengono a lui con i loro problemi e i loro fardelli.

Il Signore crocifisso e risorto è il Sommo Sacerdote che offre se stesso al Padre quale sacrificio eterno per la vita del mondo. Egli ha dato la vita per tutti e continua a riempire i suoi seguaci con la propria vita, in maniera specialissima attraverso i Sacramenti. Nella sua preghiera, le preghiere di tutti i credenti giungono al Padre. Mediante lo Spirito Santo, egli li rende capaci di vivere un'esistenza di intima unione con Dio e di una più generosa carità verso i loro fratelli e sorelle, in modo particolare i poveri e i bisognosi. Le discussioni del Sinodo hanno sottolineato che, nel presentare Gesù, la Chiesa deve dimostrare il proprio amore compassionevole ad un mondo che ha necessità di guarigione. Tutti i battezzati sono chiamati ad essere il popolo sacerdotale di Dio ad immagine di Gesù, Sommo Sacerdote, e, come popolo sacerdotale, ad essi è richiesto di avvicinare tutti con la misericordia, particolarmente gli indigenti, i più lontani, coloro che sono perduti. Nell'avvicinarli e nell'offrire loro la vita in nome di Gesù, la Chiesa oggi in Oceania sarà sacramento della giustizia e della pace di Dio.(6)

 

I popoli dell'Oceania

Spazio e tempo

6. Il Sinodo non ha riconosciuto soltanto l'unicità di un'area vasta quasi un terzo della superficie terrestre, ma anche la grande varietà di popoli indigeni, la cui gioiosa accettazione del Vangelo di Gesù Cristo è evidente nella loro celebrazione entusiastica del messaggio della salvezza.(7) Tali popoli formano una porzione unica di umanità in un'unica regione del pianeta. Geograficamente, l'Oceania comprende il continente dell'Australia, molte isole, piccole e grandi, e vaste estensioni di acqua. Il mare e la terra, l'acqua e il suolo si incontrano in innumerevoli maniere, spesso colpendo l'occhio con il loro splendore e la loro bellezza. Anche se l'Oceania è geograficamente vastissima, la sua popolazione è relativamente poca e distribuita in maniera irregolare, nonostante comprenda un grande numero di popoli indigeni e di immigrati. Per molti di loro, la terra è importantissima: il suo suolo fertile o i suoi deserti, la sua varietà di piante e di animali, la sua abbondanza o scarsità. Altri, pur vivendo sulla terraferma, dipendono maggiormente dai fiumi e dal mare. L'acqua permette loro di spostarsi di isola in isola, di costa in costa. La grande varietà di lingue - 700 soltanto in Papua Nuova Guinea - e le grandi distanze tra isole e aree rende le comunicazioni una sfida particolare in tutta la regione. In molte parti dell'Oceania, viaggiare per mare o per aria è più importante che spostarsi per terra. Le comunicazioni possono essere ancora lente e difficili come in epoche precedenti, anche se oggi in molte aree l'informazione viene trasmessa istantaneamente grazie alla nuova tecnologia elettronica.(8)

La nazione più grande dell'Oceania, sia come estensione che come popolazione, è l'Australia, dove gli Aborigeni sono vissuti per migliaia di anni, spostandosi per ampi tratti di territorio e vivendo in profonda armonia con la natura. Scoperta e colonizzata da Europei che la battezzarono con il nome di Terra del Sud dello Spirito Santo (Terra Australis de Spiritu Sancto), l'Australia è divenuta molto occidentale nei modelli culturali e nella struttura sociale. Profondamente coinvolta negli sviluppi scientifici, tecnologici e sociali dell'Occidente, l'Australia è oggi una nazione largamente urbanizzata, moderna e secolarizzata, che successive migrazioni dall'Europa e dall'Asia hanno contribuito a rendere una società multiculturale. Gli Australiani sono perciò «un popolo originale, risultato dell'incontro di popoli, di nazioni, lingue e civiltà molto differenti».(9)

La fede cristiana venne portata dagli immigrati provenienti dall'Europa. Molti sacerdoti e religiosi si unirono ad essi, ed il loro zelo pastorale e la loro opera educativa li aiutò a vivere la vita cristiana in una terra nuova e straniera. Persone del posto chiamate al sacerdozio e alla vita religiosa nonché molti laici diedero il loro indispensabile contributo alla crescita della Chiesa in Australia e all'adempimento della sua missione. Tra di loro vi fu una straordinaria consacrata, la Beata Mary MacKillop, morta nel 1909, che ebbi la gioia di beatificare nel 1995. In quella occasione ricordai che «la Chiesa, dichiarandola "Beata", dice che la santità richiesta dal Vangelo è anche australiana come ella era australiana».(10) La relazione della Chiesa con gli Aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres resta importante, anche se difficile, a causa di ingiustizie passate e presenti, e di differenze culturali. Al di là di queste sfide, la Chiesa in Australia si trova di fronte a molti «deserti» (11) moderni, simili a quelli di altri Paesi dell'Occidente.

Gli abitanti originari della Nuova Zelanda, un'isola-Stato, erano i Maori che chiamarono il loro Paese Aotearoa, «Terra della Grande Nuvola Bianca». La colonizzazione e poi l'immigrazione hanno forgiato la nazione in una società biculturale, dove l'integrazione fra Maori e cultura occidentale rimane una sfida pressante. Furono missionari stranieri, da principio, ad annunciare il Vangelo al popolo Maori. Poi, quando i coloni europei giunsero in gran numero, arrivarono anche sacerdoti e religiosi che aiutarono a sostenere e a sviluppare la Chiesa. Gli sviluppi moderni hanno reso la Nuova Zelanda una società più urbana e secolarizzata, nella quale la Chiesa si trova di fronte a sfide simili a quelle dell'Australia. Anche se tra i cattolici vi è una «crescente consapevolezza di appartenere alla Chiesa», è altrettanto vero che in generale «il senso di Dio e della sua amorevole Provvidenza è diminuito». Una simile «società secolarizzata deve nuovamente confrontarsi con tutto il vangelo di salvezza in Gesù Cristo».(12)

La Papua Nuova Guinea è la più vasta delle nazioni melanesiane. Si tratta di una società a prevalenza cristiana con molte lingue locali diverse e una grande ricchezza di culture. Al pari di altre isole-Stato melanesiane, essa ha ottenuto l'indipendenza politica in tempi abbastanza recenti e da allora la sua storia è stata contrassegnata da lotte per una democrazia stabile, per la giustizia sociale e per uno sviluppo equilibrato ed integrale della sua gente. Tali lotte in Papua Nuova Guinea e in altre parti della Melanesia sono state di recente segnate da violenza e da movimenti separatisti, nei quali le popolazioni e le istituzioni hanno sofferto grandemente. I leader della Chiesa e molti cristiani hanno fatto tanto per portare la pace e la riconciliazione, e questo deve chiaramente continuare in una situazione che permane molto instabile.

Le isole-Stato della Polinesia e della Micronesia sono relativamente piccole, ciascuna con la propria lingua e cultura indigene. Anch'esse si trovano ad affrontare pressioni e sfide di un mondo contemporaneo che esercita una forte influenza sulle loro società. Senza perdere la loro identità o abbandonare i valori tradizionali, esse vogliono prendere parte allo sviluppo che risulta dall'interazione più diretta e complessa con altri popoli e culture. E ciò si sta rivelando un equilibrio delicato in tali società piccole e vulnerabili, alcune delle quali debbono confrontarsi con un futuro molto incerto, non soltanto a causa di massicce emigrazioni, ma anche per l'innalzamento del livello dei mari causato dall'aumento delle temperature della terra. Per loro, il cambiamento del clima è ben più che una semplice questione di carattere economico.

Missione e cultura

7. Sin dal XVI secolo, quando i missionari provenienti da fuori giunsero per la prima volta in Oceania, gli isolani udirono e accolsero il Vangelo di Gesù Cristo. Fra quanti iniziarono e proseguirono il compito missionario vi furono Santi e Martiri, che non sono soltanto la gloria maggiore del passato della Chiesa in Oceania, ma anche la sorgente più sicura di speranza per il futuro. Eminenti fra questi testimoni della fede sono san Pietro Chanel, martirizzato nel 1841 nell'isola di Futuna; i beati Diego Luis de san Vitores e Pedro Calungsod, uccisi insieme nel 1672 a Guam; il beato Giovanni Mazzucconi, martirizzato nel 1851 nell'isola di Woodlark; e il beato Pietro To Rot, ucciso nella Nuova Britannia nel 1945, verso la fine della Seconda Guerra mondiale. Assieme a molti altri, questi eroi della fede cristiana hanno contribuito, ciascuno nel modo suo proprio, ad «impiantare» la Chiesa nelle isole dell'Oceania. La loro memoria non sia mai dimenticata! Non cessino mai di intercedere per gli amati popoli per i quali hanno versato il proprio sangue!

Quando i missionari recarono per la prima volta il Vangelo agli Aborigeni o ai Maori, o alle isole-Stato, trovarono popoli che già possedevano un antico e profondo senso del sacro. Le pratiche e i riti religiosi erano parte integrante della vita quotidiana e permeavano totalmente le loro culture. I missionari portarono la verità del Vangelo che non è estranea a nessuno; ma talvolta alcuni cercarono di imporre elementi che erano culturalmente alieni a quei popoli. Ora vi è la necessità di un accurato discernimento per vedere ciò che appartiene al Vangelo e ciò che non gli appartiene, ciò che è essenziale e ciò che lo è meno. Un simile compito, occorre dirlo, è stato reso ancor più difficile a causa del processo di colonizzazione e di modernizzazione, che ha offuscato il confine fra ciò che è indigeno e ciò che è importato.

I popoli tradizionali dell'Oceania formano un mosaico di molte culture diverse: aborigena, melanesiana, polinesiana e micronesiana. Sin dai tempi della colonizzazione, anche la cultura occidentale ha modellato la regione. In anni recenti pure le culture dell'Asia sono divenute parte della scena culturale, particolarmente in Australia. Ciascun gruppo culturale, differente per grandezza e per forza, ha le proprie tradizioni e la propria esperienza di integrazione in una nuova terra. Essi vanno da società con forti caratteristiche tradizionali e comunitarie, a società di stampo principalmente occidentale e moderno. In Nuova Zelanda, e ancor più in Australia, le politiche di immigrazione coloniali e post-coloniali hanno reso gli indigeni una minoranza nella propria terra e un gruppo culturale espropriato in molti modi.

Una delle più ragguardevoli caratteristiche dei popoli dell'Oceania è il loro forte senso comunitario e solidale in famiglia e nella tribù, nel villaggio o nel vicinato. Questo significa che le decisioni vengono raggiunte mediante consenso ottenuto attraverso un processo di dialogo spesso lungo e complesso. Toccato dalla grazia di Dio, il naturale senso comunitario di questi popoli li ha resi recettivi nei confronti del mistero della communio offerta in Cristo. La Chiesa in Oceania dimostra un reale spirito di cooperazione, che si estende alle varie comunità cristiane e a tutte le persone di buona volontà. Anche il profondo rispetto per la tradizione e per l'autorità è parte delle culture tradizionali dell'Oceania. Da qui il senso di solidarietà della generazione attuale con quanti vennero prima di essa, e l'autorità eccezionale data ai genitori e ai leader tradizionali.

La varietà culturale dell'Oceania non è immune dal processo mondiale di modernizzazione, che ha effetti sia positivi che negativi. Certo, i tempi moderni hanno dato un profilo nuovo e più alto ai valori umani positivi, come ad esempio il rispetto dei diritti inalienabili della persona, l'introduzione di procedure democratiche nell'amministrazione e nel governo, il rifiuto della povertà strutturale come condizione che non si può cambiare, il rigetto del terrorismo, della tortura e della violenza quali mezzi per cambiamenti politici, il diritto all'educazione, alle cure sanitarie e all'abitazione per tutti. Tali valori, spesso radicati nel cristianesimo - anche se non in modo esplicito - stanno esercitando un'influenza positiva in Oceania, e la Chiesa non può non far tutto quanto è in suo potere per incoraggiare tale processo.

Tuttavia la modernizzazione ha pure effetti negativi nella regione, dove le società tradizionali stanno combattendo per mantenere la propria identità quando vengono a contatto con le società occidentali secolarizzate e urbanizzate, come pure con la crescente influenza culturale degli immigrati asiatici. I Vescovi hanno parlato, ad esempio, di una graduale diminuzione del senso religioso naturale che ha disorientato la vita e la coscienza morale delle persone. Una larga parte dell'Oceania, in particolare l'Australia e la Nuova Zelanda, è entrata in un'epoca segnata da una secolarizzazione crescente. Nella vita civile la religione, e specialmente il cristianesimo, è spostata ai margini e tende ad essere vista come un fatto strettamente privato dell'individuo, con poca rilevanza nella vita pubblica. Alle convinzioni religiose e ai dati della fede è talvolta negato il legittimo ruolo di formare le coscienze delle persone. Allo stesso modo, la Chiesa e altri organismi religiosi hanno una voce ridotta negli affari pubblici. Nel mondo contemporaneo una tecnologia più avanzata, una maggiore conoscenza della natura e dei comportamenti umani, e gli sviluppi politici ed economici in tutto il globo pongono domande nuove e difficili ai popoli dell'Oceania. Nel presentare Gesù Cristo come la Via, la Verità e la Vita, la Chiesa deve rispondere in modi nuovi ed efficaci a tali interrogativi morali e sociali, senza permettere in alcuna maniera che la sua voce sia ridotta al silenzio o la sua testimonianza venga marginalizzata.

 

L'Assemblea speciale del Sinodo

Il tema

8. Come risultato dei suggerimenti del Consiglio pre-sinodale, che ha cercato di registrare le preoccupazioni dei Vescovi dell'Oceania, il tema scelto per l'Assemblea speciale per l'Oceania è stato: Gesù Cristo e i popoli dell'Oceania: seguire la sua via, proclamare la sua verità, vivere la sua vita. L'argomento è ispirato alle parole del Vangelo di Giovanni, là dove Gesù presenta se stesso come la Via, la Verità e la Vita (cfr 14, 6). Tale tema richiama l'invito che Gesù estende a tutti i popoli dell'Oceania: essi sono invitati ad incontrarlo, a credere in lui e a proclamarlo Signore di tutti. Esso ricorda inoltre che la Chiesa in Oceania è riunita come Popolo di Dio che cammina in pellegrinaggio verso il Padre. Mediante lo Spirito Santo, il Padre chiama i credenti, sia individualmente sia comunitariamente, a camminare sulla via sulla quale Cristo ha camminato, ad annunciare a tutte le nazioni la verità rivelata da Gesù, a vivere in pienezza l'esistenza che Gesù ha vissuto e continua a condividere con noi.

Il tema è particolarmente appropriato per la Chiesa in Oceania oggi, poiché i popoli del Pacifico si stanno battendo per la propria unità e identità; tra essi vi è la preoccupazione per la pace, per la giustizia e per l'integrità del creato, e molti sono alla ricerca di un significato della vita. Soltanto accettando Gesù Cristo come Via, i popoli dell'Oceania troveranno ciò che ora stanno cercando e per cui stanno lottando. La via di Cristo non può essere percorsa senza un senso ardente della missione; ed il centro stesso della missione della Chiesa è quello di proclamare Gesù Cristo Verità vivente, una verità rivelata, una verità spiegata, compresa e accolta nella fede, una verità trasmessa alle nuove generazioni. La verità di Gesù è sempre più grande di noi, più grande dei nostri cuori, poiché scaturisce dalle profondità della Santissima Trinità; ed è una verità che richiede alla Chiesa di rispondere ai problemi e alle sfide di oggi. Alla luce del Vangelo, scopriamo Gesù la Vita. La vita di Cristo è offerta anche come grazia risanante, che porta l'umanità ad essere ciò che il Creatore ha inteso fosse. Vivere l'esistenza di Gesù Cristo implica un profondo rispetto per ogni vita; inoltre, implica una spiritualità viva e una moralità autentica, rafforzata dalla parola di Dio nella Scrittura e celebrata nei Sacramenti della Chiesa. Quando i cristiani vivono la vita di Cristo con una fede più profonda, la loro speranza diviene più forte e la loro carità più radiosa. Era questo lo scopo del Sinodo, ed è lo scopo della nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito chiama la Chiesa universale.

L'esperienza

9. E stato provvidenziale che l'Assemblea sinodale iniziasse nella solennità di Cristo Re, quando la Chiesa celebra Gesù come il Signore, nel quale il Regno di Dio è fondato in tutto il mondo e nella storia intera. Durante il periodo dell'Assemblea, divenne sempre più chiaro che era Cristo a fare strada, era lui a regnare in mezzo all'Assemblea. Le liturgie di apertura e di conclusione hanno annoverato segni e simboli tratti dalle culture delle isole del Pacifico, come espressioni di fede e di rispetto. In una miscela unica, queste cerimonie hanno manifestato l'unità nella diversità della fede e del culto cattolici; e hanno mostrato in modo mirabile come la fede cattolica raggiunga i più lontani lidi del Grande Oceano e come tutti trovino la loro casa nella Chiesa cattolica. Come simbolico scambio di doni, le liturgie hanno espresso la profonda communio fra la Chiesa di Roma e le Chiese locali dell'Oceania. I Vescovi hanno portato la loro vasta gamma di esperienze e di tesori culturali e, a loro volta, si sono rafforzati nel vincolo della communio locale e universale, cosa che per loro è stata una grande consolazione ed incoraggiamento per il futuro.

Le caratteristiche distintive della Chiesa in Oceania hanno reso opportuno convocare un'Assemblea Sinodale separata. I Vescovi dell'Oceania sono organizzati in quattro Conferenze, che formano insieme la Federazione delle Conferenze dei Vescovi cattolici dell'Oceania (F.C.B.C.O). Il numero dei Vescovi è relativamente piccolo, cosa che ha permesso al Sinodo di riunire insieme tutti i Vescovi attivi, i quali rappresentavano tutte le Chiese particolari. Per molti partecipanti fu una reale scoperta dei doni religiosi, delle culture e delle storie dei popoli dell'Oceania. Essi divennero così maggiormente coscienti delle grazie spesso nascoste o non riconosciute che il Signore ha elargito alla sua Chiesa: anche questo è stata sorgente di grande incoraggiamento. Il dialogo e il discernimento del Sinodo hanno aperto gli occhi del cuore e dell'anima per scoprire cosa può essere fatto per vivere la fede cristiana in modo più pieno ed efficace. Vi sono state molte ragioni per lodare e ringraziare Dio per i tesori scoperti o nuovamente valorizzati.

Per i Vescovi, l'Assemblea è stata un'esperienza di fraternità e di communio attorno alla Sede di Pietro. Essendosi svolta in Vaticano, essa ha permesso a tutti i partecipanti di «sentirsi a casa» insieme con il Vescovo di Roma; inoltre, ha permesso al Vescovo di Roma di «sentirsi a casa» accanto a loro e di udire quanto essi hanno apprezzato questa esperienza unica di universalità della Chiesa. Il senso di unità e di fedeltà ha consentito di superare le grandi distanze geografiche e culturali tra Roma e l'Oceania, e tale esperienza è stata uno dei doni che Cristo nella sua bontà ha elargito durante il Sinodo.

Anche tra di loro i Vescovi hanno sperimentato un nuovo e più grande senso di identità e di communio. Molti di loro sono separati da grandi distanze e la comunicazione regolare non è facile. Per la Chiesa tutta, la diversità di culture in Oceania è una sfida costante a lavorare per una maggiore unità. I Vescovi vogliono rafforzare la loro communio ed aiutare i popoli dell'Oceania a collaborare in maniera più efficace. Le Chiese locali di questa regione del mondo sono una parte unica della Chiesa universale, e, stando così le cose, esse comprendono di potere e di dovere contribuire con i loro doni speciali alla Chiesa tutta. Prego che, attraverso il Sinodo, i Vescovi dell'Oceania sentano più che mai di appartenere l'uno all'altro ed anche di appartenere pienamente, con le loro Chiese particolari, alla Chiesa universale, alla quale recano uno speciale arricchimento.(13)

E stato significativo che l'Assemblea sinodale si sia svolta durante la preparazione immediata del Grande Giubileo dell'Anno 2000. La Bolla che annunciava il Giubileo, Incarnationis mysterium, fu promulgata durante il periodo del Sinodo,(14) e l'Assemblea stessa fu un'opportunità per la Chiesa in Oceania di prepararsi per il dono dell'Anno Santo. Certamente l'Assemblea ha aiutato le Chiese del Pacifico a celebrare il Giubileo con un nuovo impegno a portare riconciliazione e pace, più coscienti che mai che «la Chiesa, avendo ricevuto da Cristo il potere di perdonare in suo nome, è nel mondo la presenta viva dell'amore di Dio che si china su ogni umana debolezza per accoglierla nell'abbraccio della sua misericordia».(15) Sarebbe uno splendido frutto del Giubileo se la Chiesa in Oceania, rinsaldata in molti modi dall'esperienza del Sinodo, continuasse a dar esecuzione alle intuizioni e agli appelli del Giubileo sulla linea suggerita dalla Lettera apostolica Novo millennio ineunte. Come il Giubileo ha proclamato le profondità infinite della misericordia di Dio rivelata in Cristo, così ha smosso nuove energie per il compito di affrontare le sfide che il Sinodo ha identificato e discusso.(16) «Nell'amore che perdona [egli] anticipa i cieli nuovi e la terra nuova»: (17) possa la visione del nuovo cielo e della nuova terra mai cessare di attirare i popoli dell'Oceania più intensamente a questa novità di vita!

 

CAPITOLO II

CAMMINARE SULLA VIA DI GESÙ CRISTO
IN OCEANIA

«Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono» (Mt 4, 21-22).

 

La Chiesa come communio

Mistero e dono

10. Camminando sulle rive del mare di Galilea, Gesù chiamò la gente ad intraprendere la strada del discepolato. La chiamò alla sua sequela, a camminare sulle sue orme. «E dunque sulla medesima strada percorsa da Cristo stesso che deve procedere, sospinta dallo Spirito di Cristo, la Chiesa, e la Chiesa vuol dire tutti noi, uniti come un solo organismo che riceve il suo influsso vitale dal Signore Gesù».(18) La via di Gesù è sempre la strada della missione; egli ora invita i suoi seguaci a proclamare nuovamente il Vangelo ai popoli dell'Oceania, così che la cultura e la predicazione del Vangelo si incontrino in una maniera che li arricchisca mutuamente e la Buona Novella sia udita, creduta e vissuta più profondamente. Tale missione è radicata nel mistero della comunione.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha scelto il termine di communio come particolarmente adatto ad esprimere il mistero profondo della Chiesa; (19) e l'Assemblea straordinaria del Sinodo del 1985 ci ha resi ancor più coscienti della communio quale cuore vero della Chiesa. Quindi anche i Padri del Sinodo hanno dichiarato che la Chiesa è essenzialmente mistero di comunione, popolo reso uno nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tale condivisione della vita con la Santissima Trinità «è la sorgente e l'ispirazione di ogni relazione cristiana e di ogni forma di comunità cristiana».(20) Una simile comprensione è stata il retroterra dottrinale e spirituale di ogni deliberazione del Sinodo ed è «completata ed illustrata nella comprensione della Chiesa come Popolo di Dio e comunità dei discepoli. La Chiesa come comunione riconosce l'uguaglianza di appartenenza di tutti i fedeli laici, religiosi e ministri ordinati. La comunione è modellata e animata dai doni ministeriali e carismatici dello Spirito Santo».(21)

La communio della Chiesa è un dono della Santissima Trinità, la cui profonda vita intima è mirabilmente partecipata all'umanità; essa è il frutto dell'iniziativa amorevole di Dio, adempiutasi nel mistero pasquale di Cristo mediante il quale la Chiesa partecipa alla divina communio di amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. «L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5). Nel giorno di Pentecoste, la Pasqua di Cristo è giunta a compimento con l'effusione dello Spirito, che ci ha dato le primizie della nostra eredità, la partecipazione alla vita del Dio Uno e Trino, il quale ci rende capaci di amare «come Dio ci ha amato» (1 Gv 4, 11).

La Chiesa particolare e universale

11. Durante l'Assemblea Sinodale, i Vescovi presero secondo una particolare accezione il concetto di Chiesa come communio: accentuarono gli aspetti di appartenenza e di relazione interpersonale, fondati sulla comprensione della Chiesa quale Popolo di Dio. La communio ecclesiale viene espressa e vissuta in modo speciale dalla Chiesa particolare radunata attorno al Vescovo, del quale le persone sono cooperatrici nella missione.(22) Come Pastore, ogni Vescovo tende a promuovere questa communio mediante il proprio ministero, che è una condivisione dell'ufficio pastorale, profetico e sacerdotale di Cristo. Il segno e l'effetto di tale communio viene descritto negli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola» (4, 32). I Padri sinodali hanno intravisto un'espressione molto pratica di tale spirito nella preparazione di un piano pastorale diocesano in collaborazione con i fedeli e le loro organizzazioni. Ciò permetterà di far sì che il piano scaturisca dalla spiritualità della communio promossa dal Concilio Vaticano II.(23)

La communio tra le Chiese particolari è basata sull'unità della fede, del Battesimo e dell'Eucaristia, ma anche sull'unità dell'Episcopato. Essa comprende tutte le Chiese particolari attraverso i rispettivi Vescovi, uniti al Vescovo di Roma, capo visibile della Chiesa. «Il Collegio episcopale unito al Successore di Pietro offre un'espressione autorevole di questa comunione ecclesiale».(24) Questa unità dell'Episcopato viene perpetuata lungo i secoli attraverso la successione apostolica; in ogni epoca è il fondamento dell'identità della Chiesa, costituita dal Cristo su Pietro e sul collegio degli Apostoli. Il Successore di Pietro è in verità «il permanente principio di unità e il visibile fondamento» della Chiesa.(25) Il Signore stesso incaricò Pietro e i suoi successori di confermare i fratelli nella fede (cfr Lc 22, 32) e di pascere il gregge di Cristo (cfr Gv 21, 15-17). «Esiste tra [i Vescovi] un legame che esprime in modo personale e collegiale la comunione - la koinonia - che caratterizza l'intera vita della Chiesa... Insieme, nel Collegio Episcopale, condividiamo il ministero di promuovere l'unità del Popolo di Dio nella fede e nella carità».(26) Il Sinodo ha espresso la speranza che la relazione tra le Chiese particolari e la Chiesa universale, in modo speciale la Santa Sede, riflettano ed edifichino la communio, e che tali relazioni si sviluppino con il dovuto rispetto sia per il ministero petrino dell'unità sia per le Chiese particolari.(27) Le Chiese locali in Oceania riconoscono di condividere la communio con la Chiesa universale, e per loro questo è motivo di gioia. Nonostante la vastità delle diverse culture e le grandi distanze in Oceania, i Vescovi locali hanno coscienza di essere uniti tra di loro e con il Vescovo di Roma, e ciò è da loro considerato come un grande dono. «Tra il Successore di Pietro ed i successori degli altri Apostoli esiste veramente un profondo legame spirituale e pastorale; è la nostra collegialitas affectiva et effectiva. Ci sia dato di trovare sempre le strade per sostenerci a vicenda nei nostri sforzi, uniti nella costruzione della Chiesa e per vivere questa comunione nel servizio e nella fede».(28) Quali fratelli nel Collegio dei Vescovi, i Padri sinodali sono stati inequivocabili nell'espressione del desiderio di rafforzare la loro unione con il Vescovo di Roma; (29) il Vescovo di Roma, per parte sua, è stato a sua volta commosso ed incoraggiato dal loro desiderio.

Mutuo arricchimento

12. La Conferenza Episcopale è un segno e uno strumento di collegialità e di comunione tra i Vescovi, «una santa convergenza di forze, per il bene comune delle Chiese»,(30) che contribuisce in molti modi alla concreta realizzazione dello spirito di collegialità. Vi sono molte aree nelle quali le Conferenze Episcopali hanno stabilito dei rapporti fruttuosi. Lo scambio di doni è caratteristica di molte parti dell'Oceania e può servire come modello di relazioni positive tra i Vescovi dell'Oceania ed altri. Un simile modello incoraggia uno scambio di doni spirituali che promuove rapporti di amore, rispetto e fiducia reciproci. Base per un dialogo aperto, sono la partecipazione e la consultazione come espressioni pratiche della communio che contraddistingue la Chiesa.

Le Chiese orientali cattoliche sono giunte in Oceania in tempi relativamente recenti e vi si sono insediate come espressione ricca di cattolicità in varie parti dell'Oceania, particolarmente in Australia. «Attraverso le loro tradizioni e la loro storia unica, esse danno significativa testimonianza della diversità e unità della Chiesa universale».(31) Al Sinodo è risultato chiaro come le Chiese orientali cattoliche siano coscienti della generosità della Chiesa cattolica latina in Oceania. Nel corso degli anni, spesso in circostanze difficili, Vescovi, sacerdoti e parrocchie hanno offerto l'ospitalità delle loro Chiese e scuole, e i vincoli di amicizia e di collaborazione continuano ad ogni livello. E tuttavia queste Chiese sono vulnerabili a causa del numero relativamente piccolo di fedeli e delle grandi distanze che le separano dalle loro Chiese madri, così che i loro fedeli possono sentirsi spinti o tentati di assimilarsi alla Chiesa latina predominante. Ma il Sinodo ha detto chiaramente anche che i Vescovi latini dell'Oceania sono desiderosi di apprezzare, capire e promuovere le tradizioni, la liturgia, la disciplina e la teologia delle Chiese orientali cattoliche. Pertanto, è importante che tra i cattolici latini vi sia una maggiore consapevolezza e comprensione delle ricchezze delle Chiese orientali cattoliche.

La sfida per la Chiesa in Oceania è di pervenire ad una più profonda comprensione della communio locale e universale e ad una maggiore attuazione delle sue implicazioni pratiche. Il mio Predecessore Paolo VI ha riassunto la sfida in questi termini: «La prima comunione, la prima unità, è quella della fede. L'unità nella fede è necessaria e fondamentale [...] Il secondo aspetto della comunione cattolica è quello della carità [...] Noi dobbiamo praticare nei suoi aspetti ecclesiali una carità più cosciente e operosa».(32) I popoli dell'Oceania hanno istintivamente un forte senso della comunità, ma è richiesta l'unità nella fede se si vuole superare il conflitto e l'odio con la riconciliazione e l'amore. Nelle culture più occidentalizzate della regione, le istituzioni sociali sono sotto pressione e le persone anelano ad una vita più degna per l'essere umano. Là dove l'individualismo minaccia di erodere l'edificio della società umana, la Chiesa si offre come sacramento che risana, un focolare di communio che offre risposte ai bisogni più profondi del cuore. Di questo dono vi è ora bisogno tra i popoli dell'Oceania.

 

Comunione e missione

Chiamata alla missione

13. La Chiesa in Oceania ha ricevuto il Vangelo da generazioni precedenti di cristiani e da missionari giunti da oltre oceano. Il Sinodo ha reso omaggio ai molti missionari - sacerdoti, consacrati, consacrate e laici - che si sono spesi per portare il Vangelo in Oceania; (33) i loro sacrifici hanno recato, per grazia di Dio, molto frutto. Nell'accettare la pienezza della redenzione in Cristo, i popoli dell'Oceania hanno trovato un formidabile simbolo nella volta celeste notturna, dove la Croce del Sud rimane segno luminoso della grazia e delle benedizioni di Dio che tutti abbraccia.(34) La generazione attuale di cristiani è chiamata e inviata a realizzare una nuova evangelizzazione tra i popoli dell'Oceania, una nuova proclamazione della permanente verità evocata dal simbolo della Croce del Sud. Questa chiamata alla missione pone grandi sfide, ma apre altresì nuovi orizzonti, ricolmi di speranza e persino di un senso di avventura.

La chiamata alla missione è rivolta ad ogni membro della Chiesa. «Tutta la Chiesa è missionaria, perché l'attività missionaria [...] è parte integrante della sua vocazione».(35) Alcuni membri della Chiesa sono inviati a popoli che non hanno mai udito nulla di Gesù Cristo e la loro missione rimane vitale come sempre; ma molti di più sono inviati al mondo in prossimità della loro casa, e i Padri sinodali hanno insistito nel sottolineare la missione dei laici nella Chiesa. Nella famiglia, nel luogo di lavoro, nelle scuole, nelle attività comuni, ogni cristiano può offrire aiuto per recare la Buona Novella al mondo in cui vive.

Una comunità cristiana non deve mai essere semplicemente un luogo confortevole per quanti ne fanno parte. I Padri del Sinodo hanno voluto incoraggiare le comunità locali a guardare oltre le loro preoccupazioni immediate per raggiungere gli altri. La parrocchia come comunità non può isolarsi dalle realtà che la circondano. La comunità cristiana deve essere attenta ai problemi della giustizia sociale e alla fame spirituale della società. Ciò che Gesù offre ai suoi seguaci deve essere condiviso con tutti i popoli dell'Oceania, in qualsiasi situazione siano, poiché soltanto in lui vi è la pienezza della vita.

Sfide

14. I Padri del Sinodo hanno manifestato con forza il desiderio che Gesù Cristo sia udito e capito dalle persone affidate alle loro cure pastorali, e anche da molte di più; hanno visto la necessità di raggiungere quanti vivono con speranze e desideri non soddisfatti, quanti sono cristiani soltanto di nome, e quanti si sono allontanati dalla Chiesa, forse a causa di esperienze dolorose. Si dovrebbe compiere ogni sforzo per sanare queste ferite e per far ritornare all'ovile la pecorella smarrita.

Soprattutto i Padri sinodali hanno voluto toccare i cuori dei giovani, molti dei quali sono alla ricerca di verità e di felicità; tale ricerca può manifestare l'esperienza di attrattive e richiami del mondo contemporaneo, alcuni dei quali sono chiaramente distruttivi. Ciò può creare confusione nei giovani e li può lasciare senza conoscenza di ciò che possono essere i veri valori e dove può essere trovata la vera felicità. La grande sfida e la grande opportunità è quella di offrire loro i doni di Gesù Cristo nella Chiesa, poiché questi doni soltanto potranno soddisfare il loro intenso desiderio. Ma Cristo deve essere presentato in modo idoneo alla nuova generazione che risente dei rapidi cambiamenti della cultura in cui essa vive.

Talvolta la Chiesa cattolica è vista come portatrice di un messaggio irrilevante, che non attrae o non convince; ma non possiamo permettere mai che tali pretese minino la nostra fiducia, poiché abbiamo trovato la perla di grande valore (cfr Mt13, 46). E tuttavia non c'è spazio per compiacersi. La Chiesa viene sfidata ad interpretare la Buona Novella per i popoli dell'Oceania secondo gli attuali loro bisogni e circostanze. Dobbiamo presentare Cristo al mondo in maniera che porti speranza ai molti che soffrono la miseria, l'ingiustizia o la povertà. Il mistero di Cristo è un mistero di vita nuova per quanti sono nel bisogno o nel dolore, per le famiglie sfasciate o per le persone che sono senza lavoro, emarginate, ferite nell'anima o nel corpo, malate o schiave della droga, e per quanti hanno perso la strada. Questo mistero di grazia, il mysterium pietatis, è il cuore stesso della Chiesa e della sua missione.

Una Chiesa di partecipazione

15. Le comunità cattoliche dell'Oceania hanno crescente fiducia circa ciò che possono offrire alla Chiesa universale e, a sua volta, la Chiesa si rallegra dei doni speciali che queste comunità recano. Molte di loro sono impegnate in attività missionarie in Oceania e oltre, nelle isole del Pacifico e in Papua Nuova Guinea, come pure nell'Asia sud orientale e in altri luoghi più lontani. Chiese particolari, fondate da missionari, a loro volta stanno inviando missionari e questo è un segno inequivocabile di maturità. Esse hanno compreso il messaggio missionario che il Papa Paolo VI inviò, insieme con i Samoani, ai cattolici del mondo: «Raccogliete l'invito a divenire gli araldi della Buona Novella della salvezza».(36) Quanto espressi come desiderio ai Vescovi della C.E.PAC. a Suva nel 1986 si è avverato, e cioè che: «Le Chiese istituite da missionari possano a loro volta inviare missionari in altre nazioni».(37) Tuttavia alcune Diocesi dell'Oceania debbono tuttora dipendere dalla solidarietà di altre Chiese particolari, e non si dovrebbe permettere che la mancanza di risorse freni la loro generosità nell'adempimento della loro missione. La condivisione delle risorse per il bene di tutti è un dovere solenne della vita cristiana e talvolta una necessità urgente della missione cristiana.

In molte isole dell'Oceania i catechisti si trovano ad assistere i ministri ordinati nel lavoro missionario o pastorale. In Australia e in Nuova Zelanda, i catechisti insegnano la fede nella comunità locale, specialmente ai bambini e ai catecumeni e «sono testimoni diretti, evangelizzatori insostituibili, che rappresentano la forza basilare delle comunità cristiane».(38) Questi operatori laici sono spesso efficaci perché vivono e agiscono vicino alle persone nella vita di tutti i giorni ed essi «hanno dato e continuano a dare un contributo realmente insostituibile alla missione della Chiesa».(39) In molte isole i catechisti non sono soltanto educati a insegnare, ma anche a guidare la comunità nella preghiera e ad evangelizzare oltre i confini della comunità cattolica. Nelle culture tradizionali spesso la fede viene meglio comunicata oralmente con dei racconti, con la predicazione, con la preghiera vocale, con canti e danze. Per guidare e sviluppare questo tipo di attività, c'è bisogno di corsi speciali, di programmazioni e di ritiri. Il compito ora è di presentare Gesù Cristo a quanti sperimentano un indebolimento della fede a causa delle pressioni della secolarizzazione e del consumismo; essi tendono a vedere la Chiesa semplicemente come una delle molte istituzioni della società moderna che influenzano il pensiero e i comportamenti delle persone. In una simile situazione, la Chiesa ha bisogno di leader e teologi ben preparati a presentare in modo convincente Gesù Cristo ai popoli dell'Oceania.

Fu una gioia udire, durante l'Assemblea, molti Vescovi parlare dei programmi di rinnovamento cristiano nelle loro Diocesi, e dell'approfondimento della fede che tali programmi offrono ai loro fedeli. Uno degli aspetti straordinari di tali programmi è il coinvolgimento di molti laici. Siamo tutti grati per i vari doni che Dio ha dato ai laici, sia uomini che donne, per adempiere alla loro missione: essa non è soltanto una chiamata all'azione e al servizio, ma anche un invito alla preghiera.(40) I laici e i loro pastori sono incoraggiati a proseguire con rinnovata energia e a predicare Gesù Cristo al loro popolo con nuova convinzione. Le comunità cattoliche in Oceania stanno già effettuando grandi sforzi per raggiungere gli altri sia nelle parole che nei fatti; i Padri sinodali hanno espresso profondo apprezzamento per tali sforzi, e forte sostegno per quanti sono pronti ad offrirsi per operare nella missione della Chiesa. Mi unisco alla preghiera affinché questi operatori della vigna del Signore trovino appagamento e gioia nel lavoro al quale Dio stesso li ha chiamati.

Vi sono molte altre sfide che attendono i membri della Chiesa, specie coloro ai quali è stata affidata una responsabilità pastorale. Coscienti dei limiti di ogni sforzo umano, i Padri del Sinodo non si sono scoraggiati, ma hanno ricordato l'assicurazione semplice e forte del Signore. Nell'inviare gli Apostoli a predicare la Buona Novella a tutte le nazioni, il Risorto dice loro: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). La promessa del Signore è stata una fonte di speranza nuova per i Vescovi mentre consideravano le molte sfide da affrontare nel tentativo di predicare Gesù Cristo, Via, Verità e Vita; essi hanno invitato tutti i cattolici dell'Oceania ad unirsi a loro in questa speranza.

 

Il Vangelo e la cultura

Inculturazione

16. I Padri Sinodali hanno sottolineato di frequente l'importanza dell'inculturazione per una vita autenticamente cristiana in Oceania. Il processo di inculturazione è la maniera graduale mediante la quale il Vangelo è incarnato nelle varie culture. Occorre tener presente che alcuni valori culturali devono essere trasformati e purificati, se si vuole che trovino posto in una cultura genuinamente cristiana. D'altra parte, in varie culture i valori cristiani attecchiscono facilmente. L'inculturazione nasce dal rispetto sia del Vangelo che della cultura nella quale esso è annunciato e accolto. Tale processo in Oceania iniziò quando gli immigrati portarono la fede cristiana dalle loro terre di provenienza. Per i popoli indigeni dell'Oceania, l'inculturazione significò un nuovo dialogo tra il mondo che avevano conosciuto e la fede alla quale erano pervenuti. Il risultato è che l'Oceania offre molti esempi di espressioni culturali specifiche nelle aree della teologia, della liturgia e nell'uso di simboli religiosi.(41) I Padri del Sinodo hanno visto un'ulteriore inculturazione della fede cristiana come la via principale per la pienezza della communio ecclesiale.

L'autentica inculturazione della fede cristiana è fondata sul mistero dell'Incarnazione: «Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio» (Gv 3, 16). Il Figlio di Dio assunse la carne, «nato da donna» (Gal 4, 4) in uno specifico tempo e luogo. Per preparare un evento così rilevante, Dio scelse un popolo con una cultura distinta, e ne guidò la storia sul cammino verso l'Incarnazione. Ciò che Dio fece tra il popolo prescelto rivelò cosa voleva fare a favore di tutta l'umanità, di ogni popolo e di ogni cultura. La Scrittura ci racconta la storia di Dio che agisce in mezzo al suo popolo; soprattutto ci racconta la storia di Gesù Cristo, mediante il quale Dio stesso entrò nel mondo e nelle sue molteplici culture. In tutto ciò che disse e fece, ma specialmente nella sua Morte e Risurrezione, Gesù rivelò l'amore divino per l'umanità. Dal profondo della storia umana, la vicenda di Gesù parla non soltanto alle persone del suo tempo e della sua cultura, ma anche a quelle di ogni epoca e cultura. Egli è per sempre il Verbo fatto carne per il mondo; è il Vangelo che fu portato in Oceania; è il Vangelo che ora occorre sia nuovamente annunciato.

Il Verbo fatto carne non è estraneo ad alcuna cultura e deve essere predicato a tutte le culture. «Il processo di incontro e confronto con le culture è un'esperienza che la Chiesa ha vissuto sin dagli inizi della predicazione del Vangelo».(42) Come il Verbo fatto carne è entrato nella storia e ha dimorato tra di noi, così il Vangelo entra profondamente nella vita e nella cultura di quanti odono, ascoltano e credono. L'inculturazione, l'«incarnazione» del Vangelo nelle varie culture, condiziona il modo stesso in cui il Vangelo è predicato, compreso e vissuto.(43) La Chiesa insegna l'immutabile verità di Dio, rivolta alla storia e alla cultura di un popolo specifico. Pertanto, in ogni cultura la fede cristiana deve essere vissuta in una maniera speciale. I Padri sinodali si sono mostrati convinti che la Chiesa, nello sforzo di presentare Gesù Cristo in maniera efficace ai popoli dell'Oceania, deve rispettare ogni cultura e mai chiedere alle persone di rinunciarvi. La Chiesa invita tutti i popoli ad esprimere la parola viva di Gesù nei modi che parlano alla loro mente e al loro cuore.(44) «Il Vangelo non è contrario a questa od a quella cultura come se, incontrandosi con essa, volesse privarla di ciò che le appartiene e la obbligasse ad assumere forme estrinseche che non le sono conformi».(45) E vitale che la Chiesa si inserisca pienamente nella cultura e dall'interno porti avanti il processo di purificazione e di trasformazione.(46)

Un'autentica inculturazione del Vangelo ha un duplice aspetto: da una parte, ogni cultura offre valori e forme positivi che possono arricchire il modo in cui il Vangelo è annunciato, compreso e vissuto; dall'altra parte, il Vangelo sfida le culture ed esige che alcuni valori e forme cambino.(47) Proprio come il Figlio di Dio è divenuto carne fuorché nel peccato (cfr Eb 4, 15), così la fede cristiana accoglie e promuove tutto ciò che è genuinamente umano e rigetta quanto è peccaminoso. Il processo di inculturazione coinvolge il Vangelo e la cultura in «un dialogo che include l'identificazione di ciò che è e di ciò che non è di Cristo».(48) Ogni cultura necessita di essere purificata e trasformata dai valori rivelati nel Mistero pasquale.(49) Così, i valori e le forme positivi che si trovano nelle culture dell'Oceania arricchiscono la maniera in cui il Vangelo è annunciato, compreso e vissuto.(50) Il Vangelo «è forma reale di liberazione da ogni disordine introdotto dal peccato e, nello stesso tempo, è chiamata alla verità piena. In questo incontro, le culture non solo non vengono private di nulla, ma sono anzi stimolate ad aprirsi al nuovo della verità evangelica per trarne incentivo verso ulteriori sviluppi».(51) Trasformate dallo Spirito di Cristo, tali culture raggiungono la pienezza della vita alla quale i loro valori più profondi hanno sempre mirato e ai quali i loro popoli hanno sempre aspirato. In realtà, senza Cristo nessuna cultura umana può diventare ciò che è veramente.

La situazione attuale

17. In tempi recenti, la Chiesa ha caldamente incoraggiato l'inculturazione della fede cristiana. A tale proposito, Papa Paolo VI, nel visitare l'Oceania, ha insistito sul fatto che il cattolicesimo, «non solo non soffoca quanto vi è di buono e di originale in ogni forma di cultura umana, ma accoglie, rispetta e valorizza il genio di ogni popolo, e riveste di varietà e di bellezza l'unica inconsutile veste della Chiesa di Cristo».(52) Con parole simili mi sono rivolto agli Aborigeni dell'Australia, quando li ho incontrati: «Il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo parla tutte le lingue. Apprezza e abbraccia tutte le culture. Le sostiene in tutto ciò che in esse vi è di umano e, se necessario, le purifica. Il Vangelo esalta e arricchisce sempre e ovunque le culture con il messaggio rivelato di un Dio amoroso e misericordioso».(53) I Padri sinodali hanno chiesto che la Chiesa in Oceania sviluppi una comprensione e una presentazione della verità di Cristo partendo dalle tradizioni e dalle culture della regione. In aree missionarie, tutti i missionari sono fortemente invitati a operare in armonia con i cristiani indigeni per assicurare che la fede e la vita della Chiesa siano espresse in forme legittime appropriate a ciascuna cultura.(54)

Sin dai tempi in cui arrivarono i primi immigrati e i missionari, la Chiesa in Oceania è stata coinvolta inevitabilmente in un processo di inculturazione all'interno delle molte culture della regione, che spesso esistono fianco a fianco. Attenti ai segni dei tempi, i Padri del Sinodo hanno riconosciuto «che molte culture, ciascuna a suo modo, offrono degli squarci che aiutano [la Chiesa] a comprendere ed a esprimere meglio il Vangelo di Gesù Cristo».(55)

Per guidare questo processo, è necessaria la fedeltà a Cristo e alla Tradizione autentica della Chiesa. Una inculturazione genuina della fede cristiana deve sempre essere condotta con la guida della Chiesa universale. Pur rimanendo completamente fedeli allo spirito della communio, le Chiese particolari dovrebbero cercare di esprimere la fede e la vita della Chiesa in forme legittime, appropriate alle culture indigene. Nuove espressioni e forme devono essere verificate e approvate dalle competenti autorità. Una volta approvate, queste forme autentiche di inculturazione renderanno più facile ai popoli dell'Oceania sperimentare nel loro modo peculiare la vita abbondante offerta da Gesù Cristo.(56)

I Padri sinodali hanno espresso il desiderio che i futuri sacerdoti, diaconi e catechisti abbiano piena familiarità con la cultura delle persone alle quali prestano il loro servizio. Per divenire buoni leader cristiani dovrebbero essere educati in forme che non li separino dal contesto in cui vive la gente comune, poiché sono chiamati ad un servizio di una evangelizzazione inculturata, mediante un lavoro pastorale premuroso che permetta alla comunità cristiana di accogliere, vivere e trasmettere la fede nella propria cultura, in armonia con il Vangelo e nella comunione con la Chiesa universale.(57)

Come visione prospettica, i Padri del Sinodo hanno evocato l'ideale di molte culture dell'Oceania che possano formare una civiltà ricca e caratteristica, ispirata dalla fede in Gesù Cristo. Insieme con loro, prego fervidamente che tutti i popoli dell'Oceania scoprano l'amore di Cristo, Via, Verità e Vita, così da sperimentare ed edificare insieme la civiltà dell'amore e della pace che il mondo del Pacifico ha sempre desiderato.

 

CAPITOLO III

ANNUNCIARE LA VERITA DI GESÙ CRISTO
IN OCEANIA

«Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genesaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca» (Lc 5, 1-3).

 

Una nuova evangelizzazione

Evangelizzazione in Oceania

18. L'evangelizzazione è la missione della Chiesa di proclamare al mondo la verità di Dio rivelata in Gesù Cristo. I Padri sinodali erano molto contenti che la communio fosse il tema e lo scopo di qualsiasi evangelizzazione in Oceania (58) e la base di ogni pianificazione pastorale. Nell'evangelizzazione la Chiesa manifesta la propria intima comunione ed agisce come un corpo unico, sforzandosi di portare l'umanità intera all'unità in Dio mediante Cristo. Ogni battezzato ha la responsabilità di annunciare il Vangelo in parole e azioni nel mondo in cui vive.(59) Il Vangelo deve essere udito in Oceania da tutti, credenti o non credenti, nativi e immigrati, ricchi e poveri, giovani e anziani: tutti hanno il diritto di ascoltare il Vangelo e ciò significa che i cristiani hanno il solenne dovere di condividerlo con loro. Oggi occorre una nuova evangelizzazione, così che ognuno possa udire, comprendere e credere nella misericordia di Dio destinata, in Cristo Gesù, a tutti i popoli.

Durante l'Assemblea speciale, i Vescovi hanno condiviso il loro ricco bagaglio di esperienze pastorali e quello delle persone con le quali operano più da vicino; pertanto, hanno potuto discernere insieme nuove prospettive per il futuro della Chiesa in Oceania. Molti di loro hanno parlato del peso dell'isolamento, della necessità di attraversare amplissime distanze e di vivere in ambienti inospitali. Allo stesso tempo, hanno comunicato anche esperienze molto positive della freschezza della fede e della communio, quando le persone accolgono il Vangelo e scoprono l'amore di Dio. I Vescovi hanno parlato inoltre delle speranze e dei timori, delle realizzazioni e delle delusioni, della crescita e del declino delle Chiese particolari in Oceania. Alcuni hanno percepito che la Chiesa come tale si trova in Oceania ad un bivio, che richiede scelte importanti per il futuro. Erano coscienti che le nuove circostanze nel Continente presentano grandi sfide, e che è giunto il tempo per una ripresentazione del Vangelo ai popoli del Pacifico, così che questi possano udire la parola di Dio con fede rinnovata e trovare più abbondante vita in Cristo. Ma per fare ciò, hanno convenuto, occorrono nuove vie e nuovi metodi di evangelizzazione, ispirati da una fede, da una speranza e da un amore più profondi per il Signore Gesù.

Come primo passo nel necessario «rinnovamento della mente» (cfr Rm 12, 2), i Vescovi hanno parlato molto positivamente dei numerosi sforzi per applicare le direttive del Concilio Vaticano II. Essi hanno insistito che queste devono essere poste in atto gradualmente, cosa che implica il bisogno di altre iniziative per rafforzare la fede di quanti sono divenuti deboli e di presentare questa fede in maniera più convincente alla società in genere. L'invito al rinnovamento è una chiamata ad annunciare al mondo la verità di Gesù Cristo rendendo a lui testimonianza, anche sino al punto del supremo sacrificio del martirio. La Chiesa in Oceania è chiamata proprio a ciò; e questa è stata la ragione di fondo per la celebrazione dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi.(60)

Data la situazione in Oceania, la chiamata di Dio può facilmente non essere udita a causa della trasformazione globale che influenza l'identità culturale e le istituzioni sociali della regione. Alcuni temono che tali cambiamenti possano minare le fondamenta della fede, e condurre a una spossatezza dello spirito e allo scoraggiamento. Di fronte a ciò, dobbiamo ricordare a noi stessi che il Signore ci offre la forza per superare tali tentazioni. La fede in lui è come una casa costruita sulla roccia: «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia» (Mt 7, 25). Con la potenza dello Spirito Santo, la Chiesa in Oceania si sta preparando per una nuova evangelizzazione di popoli che oggi sono affamati di Cristo. «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6, 2).

Molti Padri sinodali hanno dato voce alla preoccupazione circa la considerazione pubblica della fede cristiana in Oceania, osservando che essa esercita meno influenza su temi che riguardano il bene comune, la moralità pubblica e l'amministrazione della giustizia, lo stato del matrimonio e della famiglia, o il diritto stesso alla vita. Alcuni dei Vescovi hanno segnalato che l'insegnamento della Chiesa è talvolta messo in questione anche dai cattolici. Nella misura in cui ciò è vero, sorprende poco che la voce della Chiesa sia meno influente nella vita pubblica.

Le sfide della modernità e della post-modernità vengono sperimentate da tutte le Chiese particolari in Oceania, ma con speciale forza da quelle che vivono in società più potentemente toccate dalla secolarizzazione, dall'individualismo e dal consumismo. Molti Vescovi hanno individuato i segni di un affievolimento della fede e della pratica cattolica nella vita delle persone nella misura in cui accettano una visione completamente secolare quale norma di giudizio e di comportamento. A tale proposito, già il Papa Paolo VI mise in guardia i credenti osservando che «vi è un rischio di ridurre tutto ad un umanesimo terreno, di dimenticare la dimensione morale e spirituale della vita, e di non preoccuparsi del necessario rapporto dell'uomo con il Creatore».(61) La Chiesa deve adempiere alla sua missione evangelizzatrice in un mondo sempre più secolarizzato. Il senso di Dio e della sua amorevole Provvidenza è in molti diminuito, persino in settori interi della società. L'indifferenza pratica alle verità e ai valori religiosi oscura il volto dell'amore di Dio. Perciò, «tra le priorità di un rinnovato impegno di evangelizzazione vi è quello di promuovere un ritorno al senso del sacro, ad una consapevolezza della centralità di Dio nella globalità dell'esperienza umana».(62) La nuova evangelizzazione è una priorità per la Chiesa in Oceania. In un certo senso, la missione della Chiesa è semplice e chiara: proporre ancora una volta all'umana società tutto il Vangelo della salvezza in Gesù Cristo. Essa è inviata al mondo contemporaneo, agli uomini e alle donne del nostro tempo, «a predicare il Vangelo [...] perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti [...] è potenza di Dio» (1 Cor 17-18).(63)

Gli agenti dell'evangelizzazione

19. Come gli Apostoli, i Vescovi sono inviati nelle loro Diocesi come primi testimoni del Risorto. Uniti attorno al Successore di Pietro, formano un Collegio responsabile di diffondere il Vangelo nel mondo. Durante l'Assemblea speciale per l'Oceania, i Vescovi hanno riconosciuto di essere loro stessi i primi chiamati ad una rinnovata vita e testimonianza cristiana. Un maggiore studio della Scrittura e della Tradizione, alimentato dalla preghiera, li condurrà ad una più profonda conoscenza e amore della fede. In tal modo, come Pastori del loro popolo, contribuiranno ancor più efficacemente all'opera della nuova evangelizzazione.(64) Come gli Atti degli Apostoli attestano chiaramente, caratteristica peculiare della missione apostolica sostenuta dallo Spirito Santo è il coraggio di annunciare «la parola di Dio con franchezza» (4, 31). Tale coraggio fu dato loro in risposta alla preghiera di tutta la comunità: «Concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola» (4, 29). L'identico Spirito rende anche oggi i Vescovi capaci di parlare con chiarezza e con coraggio quando si trovano davanti ad una società che ha bisogno di ascoltare la parola della verità cristiana. I cattolici dell'Oceania continuano a pregare con fervore affinché, come gli Apostoli, i loro Pastori siano testimoni audaci di Cristo; e il Successore di Pietro si unisce a loro nella preghiera.

Insieme con i Vescovi, tutti i fedeli di Cristo - sacerdoti, consacrati e laici - sono chiamati a proclamare il Vangelo. La loro communio si esprime in uno spirito di collaborazione, essa stessa testimonianza potente al Vangelo. I sacerdoti sono i più stretti cooperatori dei Vescovi e costituiscono per loro il maggiore aiuto nell'opera dell'evangelizzazione, particolarmente nelle comunità parrocchiali affidate alle loro premure.(65) Essi offrono il Sacrificio di Cristo per le necessità della comunità, riconciliano con Dio e con la comunità i peccatori, rafforzano i malati nel loro pellegrinaggio verso la vita eterna,(66) rendendo perciò l'intera comunità capace di dare testimonianza al Vangelo in ogni istante della vita e della morte. Uomini e donne nella vita consacrata sono segni viventi del Vangelo. I voti di povertà evangelica, di castità e di obbedienza sono un itinerario sicuro per una più profonda conoscenza e amore di Cristo, e da questa intimità con il Signore discende il loro servizio consacrato nella Chiesa, cosa che si è rivelata una grazia potente in Oceania.(67) Anche i laici hanno il proprio specifico ruolo nel consacrare il mondo a Dio, e molti di loro giungono ad un più profondo senso del loro ruolo indispensabile nella missione evangelizzatrice della Chiesa.(68) Attraverso la testimonianza di amore nel sacramento del Matrimonio o la generosa dedizione di persone chiamate ad una vita celibe, mediante l'attività nel mondo, di qualsiasi genere essa sia, i laici possono e devono essere vero lievito in ogni angolo della società in Oceania. Proprio da questo dipende in larga parte il successo della nuova evangelizzazione.

Un nuovo annuncio di Cristo deve sgorgare da un rinnovamento interiore della Chiesa, e ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie di introversione ecclesiale. Ogni aspetto della missione della Chiesa nel mondo deve scaturire da un rinnovamento che procede dalla contemplazione del volto di Cristo.(69) Tale rinnovamento, a sua volta, fa sorgere nuove strategie pastorali. A tale proposito, l'Assemblea Speciale ha invitato le comunità locali a contribuire alla nuova evangelizzazione coltivando uno spirito di fraternità nelle loro liturgie e nelle loro attività sociali ed apostoliche; avvicinando i cattolici non praticanti o lontani; rafforzando l'identità delle scuole cattoliche, offrendo opportunità agli adulti di crescere nella fede mediante programmi di studio e di formazione; insegnando e spiegando la dottrina cattolica in maniera efficace a quanti sono fuori della comunità cristiana, e facendo sì che l'insegnamento sociale della Chiesa influisca sulla vita civile in Oceania.(70) Con queste ed altre simili iniziative, il Vangelo sarà presentato alla società in modo più convincente e potrà influenzare la cultura più profondamente.

I primi cristiani furono sospinti dallo Spirito Santo a credere in Cristo e ad annunciarlo quale unico Redentore del mondo, inviato dal Padre. In ogni epoca, il vero agente del rinnovamento e dell'evangelizzazione è lo Spirito Santo, che certamente non mancherà di aiutare ora la Chiesa a trovare, in una società in rapido cambiamento, le energie evangelizzatrici e i metodi necessari; né la nuova evangelizzazione mancherà di portare frutti meravigliosi dello Spirito Santo ai popoli dell'Oceania, allo stesso modo dei primi cristiani, quando incontrarono il Risorto e ricevettero il dono del suo amore, che è più forte persino della morte.

Il primato dell'annuncio

20. Il kerygma è la parola di Dio annunciata al fine di porre l'umanità nel giusto rapporto con Dio mediante la fede in Cristo. Vediamo all'opera la potenza del kerygma nella prima comunità di Gerusalemme: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2, 42). Questa è l'essenza della vita della Chiesa, il frutto della prima evangelizzazione. L'adesione a Gesù Cristo si manifesta mediante la fede nella sua parola annunciata dalla Chiesa. Si chiede san Paolo: «E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?» (Rm 10, 15); e in verità Cristo inviò gli Apostoli, la cui voce si diffuse «per tutta la terra e la parola sino ai confini del mondo» (cfr Sal 18 [19], 5). Quali «testimoni della verità divina e cattolica»,(71) i missionari in Oceania hanno viaggiato per terra e per mare, sono passati attraverso deserti e inondazioni, hanno affrontato grandi difficoltà culturali nel compimento della loro opera eccezionale. Ispirati dalla storia della nascita della Chiesa in Oceania, i Padri Sinodali hanno percepito il bisogno di una nuova e coraggiosa predicazione del Vangelo ai nostri giorni.

La Chiesa si trova ad affrontare una doppia sfida nel cercare di annunciare il Vangelo in Oceania: da una parte le religioni e le culture tradizionali, dall'altra il moderno processo di secolarizzazione. In un caso e nell'altro, il primo e più urgente dovere è l'annuncio di Cristo risorto da riproporre in un incontro personale capace di condurre l'interlocutore alla conversione del cuore e alla richiesta del Battesimo.(72) Sia che si trovi ad affrontare le religioni tradizionali o una filosofia raffinata, la Chiesa annuncia con parole e fatti «la verità che è in Gesù» (Ef 4, 21; cfr Col 1, 15-20). Alla luce di tale verità, essa offre il proprio contributo alla discussione sui valori e principi etici, che concorrono alla felicità della vita umana e alla pace della società. La fede deve essere sempre presentata in un modo razionalmente coerente, favorendone così la penetrazione in campi sempre più vasti dell'esperienza umana. La fede, infatti, ha in sé la forza di plasmare la cultura stessa penetrandone le motivazioni sin nel suo nucleo essenziale. Allertata sia dalla tradizione cristiana che dai cambiamenti culturali contemporanei, la parola della fede e della ragione deve andare di pari passo con la testimonianza della vita se si vuole che l'evangelizzazione rechi frutto. Al di sopra di tutto c'è, tuttavia, bisogno di un annuncio senza paura di Cristo, c'è bisogno di una «parresia della fede».(73)

Evangelizzazione e mezzi di comunicazione

21. Nel mondo contemporaneo, i mezzi di comunicazione sociale sono sempre più potenti come agenti della modernizzazione, anche nelle zone più remote dell'Oceania. Essi hanno un grande impatto sulla vita delle persone, sulla loro cultura, sul loro pensiero morale o sul loro comportamento religioso, per cui, quando sono usati in maniera indiscriminata, possono avere un effetto deleterio sulle culture tradizionali. I Padri del Sinodo hanno invocato una maggiore consapevolezza del potere dei media che «offrono una eccellente opportunità alla Chiesa di evangelizzare, e di costruire la comunità e la solidarietà».(74) Realmente i mass media offrono spesso l'unico contatto che la Chiesa ha con i non cattolici o la comunità in senso più ampio e, pertanto, dovrebbero essere usati in modo creativo e responsabile.(75)

Laddove è possibile, la Chiesa dovrebbe escogitare un piano pastorale per le comunicazioni a livello nazionale, diocesano e parrocchiale. Il coordinamento degli sforzi ecclesiali è necessario per meglio assicurare la preparazione di quanti rappresentano la Chiesa nei mass media,(76) come pure per incoraggiare laici di provata fede ad entrare in quel mondo come risposta ad una vocazione. E un segno di speranza il fatto che i cristiani che operano nei mezzi di comunicazione stiano dimostrando il loro impegno nei valori cristiani. Con la loro assistenza, materiali e programmi religiosi che riflettono valori umani e morali possono essere prodotti professionalmente, anche se il finanziamento di tali attività è spesso un problema. Un centro cattolico per i mezzi di comunicazione per l'intera Oceania potrebbe essere un valido aiuto per l'uso dei mass media nel campo dell'evangelizzazione. I Vescovi hanno pure espresso preoccupazione per gli standard di decenza nei mezzi di comunicazione pubblici e denunciato il livello di violenza in essi raggiunto.(77) I responsabili della Chiesa devono collaborare quando viene steso un codice dei comportamenti etici per i mass media,(78) come pure le famiglie e i giovani necessitano di assistenza per valutare criticamente il contenuto dei programmi. Perciò, le istituzioni educative cattoliche hanno un ruolo vitale nell'aiutare le persone, specie i giovani, a giungere ad una comprensione critica dei media. La fede cristiana ci sfida a divenire ascoltatori, spettatori e lettori che sanno scegliere.(79)

Preoccupazione i Vescovi hanno pure espresso per l'utilizzazione della pubblicità nei mass media, rilevando il grande influsso che essa possiede nell'incoraggiare sia il bene sia il male. Il processo di globalizzazione e il crescente scenario di monopoli nei mezzi di comunicazione offre alla pubblicità un potere ancor più grande sulle persone. Con la forza delle immagini e delle suggestioni, essa propaga spesso una cultura consumistica, riducendo le persone a ciò che possiedono o che possono acquistare. Le porta a credere che non vi è nulla al di là di ciò che una economia di consumo può offrire. «La più grande preoccupazione riguardo a un simile potere è che, per la maggior parte, diffonde senza sosta un'ideologia totalmente in conflitto con la visione della fede cattolica».(80)

 

La sfida della fede oggi

Catechesi

22. La missione della Chiesa di «annunciare la verità di Gesù Cristo» oggi in Oceania la richiama a rinnovare la catechesi, l'istruzione e la formazione nella fede. L'impatto dei mass media nella vita delle persone illustra quanto fortemente una nuova realtà sociale richieda modi innovativi di presentare la fede. Lo scopo della catechesi è di educare i bambini, i giovani e gli adulti nella fede, «la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana».(81) I Padri sinodali hanno proposto un maggiore impegno sia economico che di personale per raggiungere anche i soggetti più facilmente ignorati. Il bisogno di corsi completi per adulti e fanciulli con necessità speciali, i quali non frequentano scuole cattoliche, esige una cura particolare e una pianificazione sistematica. Fra tutti i diritti umani, basilare è la libertà di religione, che include il diritto di essere istruiti nella fede.(82) «Ogni battezzato, per il fatto stesso del Battesimo, possiede il diritto di ricevere dalla Chiesa un insegnamento e una formazione che gli permettano di raggiungere una vera vita cristiana».(83) Questo richiede che i governi e le autorità scolastiche assicurino che tale diritto sia effettivamente rispettato. «Dove vi è un autentica collaborazione fra il governo e la Chiesa nell'istituire e far funzionare le scuole, l'educazione dei bambini e dei giovani del Paese viene grandemente promossa».(84) Religiosi e religiose, laici e sacerdoti hanno faticato a tale scopo, spesso con sforzi prodigiosi e tanti sacrifici. Il loro lavoro deve essere consolidato ed esteso per far sì che tutti i battezzati crescano nella fede e nella comprensione della verità di Cristo.

Ecumenismo

23. I Padri del Sinodo hanno constatato come la divisione tra i cristiani sia un grande ostacolo alla credibilità della testimonianza della Chiesa. Essi hanno espresso l'accorato desiderio che lo scandalo della divisione non continui e che siano fatti nuovi sforzi di riconciliazione e di dialogo, così che lo splendore del Vangelo possa irradiarsi più chiaramente.

In molte aree missionarie dell'Oceania, le differenze tra Chiese e Comunità ecclesiali nel passato hanno condotto a competizioni e contrapposizioni. Nei tempi recenti, tuttavia, le relazioni sono state più positive e fraterne. La Chiesa in Oceania ha dato all'ecumenismo alta priorità e ha portato freschezza e apertura alle attività ecumeniche. Sono accolte con favore le occasioni per «un dialogo di salvezza»,(85) teso ad una maggiore comprensione ed arricchimento reciproci. Il forte desiderio dell'unità nella fede e nel culto è uno dei doni dello Spirito Santo all'Oceania,(86) e la cooperazione nelle aree della carità e della giustizia sociale è un chiaro segno di fraternità cristiana. L'ecumenismo ha trovato in Oceania terreno fertile nel quale radicarsi, dato che in molti luoghi le comunità locali sono strettamente unite. Un desiderio ancor maggiore di unità nella fede aiuterà a mantenere unite insieme tali comunità. Il desiderio di comunione più profonda in Cristo era simboleggiato al Sinodo dalla presenza di delegati fraterni di altre Chiese e Comunità ecclesiali. I loro contributi sono stati incoraggianti ed utili nel promuovere progressi verso l'unità voluta da Cristo.

Nell'attività ecumenica, è essenziale che i cattolici siano più preparati nella conoscenza della dottrina, della tradizione e della storia della Chiesa, così che, comprendendo più profondamente la propria fede, sappiano impegnarsi meglio nel dialogo e nella collaborazione ecumenici. Vi è la necessità inoltre di un «ecumenismo spirituale», inteso come ecumenismo di preghiera e di conversione del cuore. L'orazione ecumenica condurrà a una condivisione di vita e di servizio nella quale i cristiani fanno insieme tutto ciò che è possibile fare nelle circostanze attuali. Un «ecumenismo spirituale» può portare anche a un dialogo dottrinale, o a un suo consolidamento là dove già esiste. I Padri sinodali hanno ritenuto molto utile avere, per l'uso comune, edizioni della Scrittura e preghiere accettate ecumenicamente; hanno sostenuto, inoltre, il desiderio che si desse maggiore attenzione ai bisogni pastorali di famiglie i cui membri appartengono a differenti comunità cristiane; infine, hanno incoraggiato le commissioni ecclesiali, là dove possibile, a condividere i servizi sociali con altre comunità cristiane. E cosa buona che i responsabili cristiani agiscano di concerto e rendano dichiarazioni comuni su problemi religiosi o sociali, quando tali dichiarazioni sono necessarie e opportune.(87)

Gruppi fondamentalisti

24. L'ecumenismo necessita di essere distinto dall'approccio ecclesiale a gruppi o movimenti religiosi fondamentalisti, alcuni dei quali sono di ispirazione cristiana. In alcune aree missionarie, i Vescovi sono preoccupati degli effetti che simili gruppi o sette stanno avendo sulla comunità cattolica. Alcuni di essi basano le proprie idee su una lettura della Scrittura che adopera spesso immagini apocalittiche, minacce di un futuro fosco per il mondo, e promesse di ricompense economiche per i loro seguaci. Mentre alcuni di questi gruppi sono apertamente ostili alla Chiesa, altri desidererebbero impegnarsi nel dialogo. Nelle società più sviluppate e secolarizzate vi è una crescente apprensione per gruppi cristiani fondamentalisti che attirano giovani lontano dalla Chiesa e persino dalle famiglie. Molti movimenti diversi offrono una specie di spiritualità quale supposto rimedio agli effetti dannosi di una cultura tecnologica alienante nei confronti della quale le persone si sentono spesso disarmate. La presenza e l'attività di tali gruppi e movimenti sono una sfida alla Chiesa, affinché rivitalizzi il suo approccio pastorale e sia più accogliente verso i giovani e quanti sono in grave bisogno spirituale o materiale.(88) Inoltre, è una situazione che richiede una migliore catechesi biblica e sacramentale ed una formazione spirituale e liturgica appropriata. Vi è pure il bisogno di una nuova apologetica, secondo l'insegnamento di san Pietro di essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3, 15). Così, i fedeli avranno più fiducia nella propria fede cattolica e saranno meno esposti agli allettamenti di questi gruppi e movimenti, che spesso danno in cambio l'opposto di ciò che promettono.

Dialogo interreligioso

25. Maggiori opportunità di spostamento e più facili possibilità di immigrazione si sono risolte in incontri senza precedenti fra le culture del mondo, e questa è la ragione della presenza in Oceania delle grandi religioni non cristiane. Alcune città hanno comunità ebraiche, costituite da un considerevole numero di sopravvissuti all'Olocausto; esse possono avere un ruolo importante nel rapporti ebraico-cristiani. In alcune parti vi sono pure comunità musulmane fondate da lunga data, in altre, vi sono comunità indù, ed ancora in altre aree si stanno fondando dei centri buddisti. E importante che i cattolici conoscano meglio tali religioni, i loro insegnamenti, i loro modi di vita e il loro culto. Là dove genitori appartenenti a queste religioni iscrivono i figli in scuole cattoliche, la Chiesa ha un compito particolarmente delicato.

La Chiesa in Oceania deve studiare più accuratamente le religioni tradizionali delle popolazioni indigene, per entrare più efficacemente in quel dialogo richiesto dall'annuncio cristiano. «L'annuncio e il dialogo, ciascuno nel proprio ambito, sono ambedue considerati come elementi integranti e forme autentiche dell'unica missione evangelizzatrice della Chiesa. Ambedue sono orientati verso la comunicazione della verità salvifica».(89) Per poter perseguire un dialogo fruttuoso con queste religioni, la Chiesa ha bisogno di esperti in filosofia, antropologia, religioni comparate, scienze sociali e, soprattutto, in teologia.

 

Speranza per la società

L'insegnamento sociale della Chiesa

26. La Chiesa guarda all'apostolato sociale come ad una parte integrante della missione evangelizzatrice, per dire al mondo una parola di speranza; il suo impegno in tal senso può essere visto nel contributo che offre allo sviluppo umano, nella promozione dei diritti umani, nella difesa della vita umana e della sua dignità, nella giustizia sociale e nella protezione dell'ambiente. I Padri del Sinodo erano profondamente uniti al loro popolo nell'esprimere la determinazione di agire contro le ingiustizie, la corruzione, le minacce alla vita e le nuove forme di povertà.(90)

Verso la fine del XIX secolo, quando la società industriale e consumistica era ai primi passi, la Chiesa in Oceania accolse con favore l'insegnamento sociale pontificio sui diritti dei lavoratori all'occupazione e al giusto salario. Nei Paesi in via di sviluppo in Oceania, la dottrina sociale della Chiesa è stata recepita bene, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II, e i Vescovi l'hanno insegnata in maniera efficace, nonché applicata alle questioni sociali correnti. Dichiarazioni della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Oceania, delle singole Conferenze Episcopali e di Vescovi riflettono l'intera gamma dell'insegnamento sociale della Chiesa ed illustrano come essa abbia cercato di promuovere la causa dei popoli indigeni e i diritti delle nazioni più piccole, come pure di rinsaldare i vincoli della solidarietà internazionale. La Chiesa ha pure aiutato a sviluppare forme democratiche di governo che rispettano i diritti umani, l'autorità della legge e la sua giusta applicazione.

Senza dubbio simile impegno nella giustizia sociale e nella pace è una parte integrale della missione della Chiesa nel mondo.(91) Tuttavia, questa missione non dipende dal potere politico. «La Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine».(92) L'insegnamento sociale della Chiesa deve essere insegnato e posto in atto in maniera ancor più efficace in Oceania, specialmente mediante strutture come le commissioni per la giustizia e la pace. Tale insegnamento sociale deve essere «chiaramente presentato ai fedeli con termini comprensibili e testimoniato da uno stile di vita semplice».(93) Si deve fare un'analisi più penetrante dell'ingiustizia economica e della corruzione così che si possano proporre misure adeguate per superarle. Le organizzazioni cattoliche coinvolte nell'azione a favore della giustizia sono incoraggiate ad essere attente alle nuove forme di povertà e di ingiustizia e ad aiutare a eliminarne le cause.

Diritti umani

27. I Padri sinodali hanno manifestato il desiderio che i popoli dell'Oceania diventino ancor più consci della dignità umana, basata sul fatto che tutti sono creati ad immagine di Dio (cfr Gn 1, 26). Il rispetto per ogni persona umana comporta il rispetto per i diritti inviolabili, che discendono dalla dignità della persona. Tutti i diritti basilari vengono prima della società e da questa devono essere riconosciuti.(94) Il non rispetto della dignità o dei diritti della persona è contrario al Vangelo ed è distruttivo nei confronti della società umana. La Chiesa incoraggia giovani e adulti a rispondere in modo efficace all'ingiustizia e alla mancanza di rispetto dei diritti umani, alcuni dei quali in Oceania o sono minacciati o hanno bisogno di essere maggiormente rispettati.

Fra questi c'è il diritto al lavoro e all'impiego, così che le persone possano sostenersi, formare ed educare una famiglia. La disoccupazione dei giovani è una grave preoccupazione, che in alcuni Paesi aumenta l'incidenza dei suicidi tra la gioventù. I sindacati possono svolgere un ruolo insostituibile nel difendere i diritti dei lavoratori. I politici, i pubblici amministratori e la polizia, per essere fedeli alle loro mansioni, devono essere onesti ed evitare la corruzione in tutte le sue forme, poiché ciò costituisce sempre un'ingiustizia seria nei confronti dei cittadini. Lavorando insieme con i politici, con gli uomini d'affari e con i capi della società, i responsabili della Chiesa possono offrire una preziosa assistenza nel formulare linee di comportamento etiche su questioni che toccano il bene comune, e far sì che tali linee siano messe in atto.

Senza pretendere di essere esperti nel campo, i responsabili ecclesiali devono essere ben al corrente dei problemi economici e del loro impatto sulla società. I Padri del Sinodo hanno chiaramente ripetuto che «una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell'attività economica è moralmente inaccettabile»; (95) il cosiddetto «razionalismo economico» (96) è un principio che tende sempre di più a dividere le nazioni ricche e povere, le comunità e gli individui. Le nazioni più piccole dell'Oceania sono particolarmente vulnerabili alle politiche economiche basate su una filosofia sociale di questo tipo, che ha un senso affievolito della giustizia distributiva, ed è troppo poco preoccupata che ciascuno abbia le cose necessarie alla vita nonché uno sviluppo umano integrale. Il fatto che le famiglie soffrano a causa di queste politiche economiche è particolarmente preoccupante. I Vescovi hanno indicato che un ulteriore fenomeno distruttivo in Oceania è la diffusione del gioco d'azzardo, specialmente in case da gioco che promettono una soluzione veloce e spettacolare delle difficoltà economiche, mentre in realtà conducono le persone ad una situazione di difficoltà ancor maggiore.

I popoli indigeni

28. Politiche economiche ingiuste danneggiano specialmente i popoli indigeni, le nazioni giovani e le loro culture tradizionali; è compito della Chiesa aiutare le culture indigene a preservare la propria identità e a mantenere le proprie tradizioni. Il Sinodo ha fortemente incoraggiato la Santa Sede a continuare la difesa della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.(97)

Un caso speciale è quello degli Aborigeni australiani, la cui cultura lotta per sopravvivere. Per molte migliaia di anni essi hanno cercato di vivere in armonia con l'ambiente sovente aspro del loro «grande Paese»; ora, tuttavia, la loro identità e la loro cultura sono gravemente minacciate. In tempi più recenti, però i loro sforzi congiunti volti ad assicurare la sopravvivenza e ottenere giustizia hanno cominciato a dar frutti. C'è un proverbio proveniente dalla vita nelle foreste nell'Australia, che è stato riferito nell'Aula del Sinodo: «Se rimarrete strettamente uniti, sarete come un albero dritto nel mezzo di un incendio che brucia e consuma il legno nella boscaglia. Le foglie ne risultano inaridite e la robusta scorza viene scalfita e bruciata; ma all'interno dell'albero la linfa continua a scorrere, e sotto la terra le radici sono ancora robuste. Come quell'albero voi avete sopportato le fiamme, e avete ancora il potere di rinascere. E giunto adesso il momento di rinascere!».(98) La Chiesa sosterrà la causa di tutti i popoli indigeni che cercano un riconoscimento giusto ed equo della propria identità e dei propri diritti.(99) I Padri sinodali hanno manifestato il loro sostegno alle aspirazioni dei popoli indigeni per una giusta soluzione alla complessa questione dell'alienazione delle loro terre.(100)

Ogni qualvolta la verità è stata negata da governi o da loro organismi o persino da comunità cristiane, il male fatto ai popoli indigeni deve essere onestamente riconosciuto. Il Sinodo ha sostenuto l'istituzione di «Commissioni di verità»,(101) là dove possono aiutare a risolvere ingiustizie storiche e a promuovere la riconciliazione all'interno della società più vasta o della Nazione. Il passato non può essere cambiato, ma un onesto riconoscimento di passate ingiustizie può condurre a misure e atteggiamenti che aiutano a rettificare gli effetti dannosi sia per la comunità indigena sia per la società in senso più ampio. La Chiesa esprime profondo rincrescimento e chiede perdono là dove i suoi figli sono stati o sono tuttora complici di questi errori. Consapevoli delle ingiustizie vergognose fatte a danno dei popoli indigeni dell'Oceania, i Padri sinodali hanno chiesto scusa senza riserve per la parte in esse svolta da membri della Chiesa, specialmente quando bambini furono separati a forza dalle loro famiglie.(102) I governi sono invitati a perseguire con maggiore energia programmi che migliorino le condizioni e gli standard di vita dei gruppi indigeni nei campi vitali della salute, dell'educazione, dell'impiego e della casa.

Aiuto per lo sviluppo

29. Come nella Chiesa primitiva ciascuna comunità cristiana era legata all'altra dall'ospitalità offerta ai pellegrini, dalla reciproca assistenza e dalla condivisione di risorse materiali e umane, la solidarietà pratica tra le Chiese particolari in Oceania rende visibile al mondo la communio. Molte economie nazionali in Oceania sono tuttora dipendenti dall'aiuto internazionale e hanno bisogno di un continuo sostegno economico per lo sviluppo. Mentre l'aiuto per lo sviluppo socio-economico viene offerto generosamente dalle agenzie internazionali, la Chiesa ha difficoltà ad ottenere aiuto diretto per i suoi progetti pastorali, anche se molti di essi giungono ben oltre i confini della comunità cattolica. Data questa situazione, il Sinodo ha raccomandato che le agenzie di sostegno collegate alla Chiesa rivedano i loro criteri, così da aprire le loro risorse alle opere apostoliche che sono un pre-requisito necessario allo sviluppo sociale richiesto per migliorare i livelli di vita.(103)

I Padri sinodali hanno chiesto inoltre che la Chiesa diffusa nelle parti più ricche dell'Oceania «condivida le proprie risorse con le varie Chiese particolari del Pacifico e cooperi con loro nell'istituzione di legami con organismi finanziatori».(104) Né la Chiesa in Oceania può essere indifferente al destino delle Chiese più povere della vicina Asia, ogni qual volta queste si trovano ad aver bisogno del suo aiuto e dei suoi servizi. Il Sinodo riconosce con gratitudine i generosi contributi in denaro e in risorse dati da cattolici per sostenere programmi, e specialmente l'opera del personale laico impegnato in situazioni a volte molto difficili al fine di migliorare le condizioni umane in Oceania.

La santità della vita

30. Nelle società più secolarizzate e ricche dell'Oceania, il diritto alla vita è tra quelli maggiormente in pericolo. Vi è una profonda contraddizione in questo fatto, dato che queste spesso sono società che parlano in maniera molto insistente di diritti umani mentre al contempo negano il diritto più basilare di tutti. Non disse forse Cristo stesso: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv10, 10)? In realtà, «il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù».(105) Nell'attuale conflitto fra una «cultura della vita» e una «cultura della morte», la Chiesa deve difendere il diritto alla vita dal momento del concepimento sino al momento della morte naturale, in ogni stadio dello sviluppo. I valori morali e sociali che dovrebbero plasmare la società sono basati sulla sacralità della vita creata da Dio. Il presentare una chiara prospettiva circa l'origine dell'umanità da Dio creatore e il suo eterno destino aiuterà molte persone ad intravedere il vero valore della vita. Non è che la Chiesa voglia imporre la sua moralità ad altri; essa vuole piuttosto essere fedele alla sua missione di condividere la verità piena sulla vita, insegnata da Gesù Cristo. La promozione della sacralità della vita è una conseguenza della comprensione cristiana dell'umana esistenza. Tale messaggio deve essere insegnato dalla Chiesa non soltanto all'interno della comunità cattolica, bensì, in modo profetico, alla società intera così da annunciare la potenza e la bellezza del Vangelo della vita.

Su questo punto, la testimonianza delle istituzioni sanitarie cattoliche è essenziale, come lo è quella dei mass media nel promuovere il valore della vita. Per presentare la posizione della Chiesa alla pubblica opinione in modo chiaro e fedele su questioni bioetiche e sanitarie, i Vescovi, i sacerdoti e gli esperti in diritto e medicina debbono essere istruiti in modo adeguato.(106) La vita deve essere promossa e la sua santità difesa contro ogni minaccia di violenza nelle sue varie forme, specialmente la violenza contro i più deboli, e cioè gli anziani, i morenti, le donne, i fanciulli, i disabili e i non nati.

L'ambiente

31. L'Oceania è una parte del mondo di grande bellezza naturale, ed è riuscita a conservare aree che rimangono inviolate. La regione offre a tutt'oggi ai popoli indigeni un luogo per vivere in armonia con la natura e vicendevolmente tra di loro.(107) Poiché la creazione fu affidata alla gestione dell'uomo, il mondo naturale non è semplicemente una risorsa da essere sfruttata, ma anche una realtà da essere rispettata ed anche venerata quale dono a lui affidato da Dio. E compito degli esseri umani curare, preservare e coltivare i tesori della creazione. I Padri sinodali si sono rivolti ai popoli dell'Oceania affinché si rallegrino sempre della gloria della creazione in spirito di gratitudine verso il Creatore.

Tuttavia, la bellezza naturale dell'Oceania non è sfuggita ai danni dello sfruttamento umano. I Padri del Sinodo hanno esortato i governi e i popoli dell'Oceania a proteggere questo ambiente prezioso per le generazioni presenti e future.(108) E loro speciale responsabilità assumersi, a nome dell'intera umanità, la gestione dell'Oceano Pacifico, che contiene oltre la metà delle risorse idriche della terra. Il buono stato di salute di questo e di altri oceani è cruciale per il benessere dei popoli, non soltanto in Oceania ma anche in ogni parte del mondo.

Le risorse naturali dell'Oceania devono essere protette contro politiche dannose di alcune nazioni industrializzate e di società multinazionali sempre più potenti, che possono portare alla deforestazione, alla spoliazione della terra, all'inquinamento dei fiumi mediante attività minerarie, la pesca oltre misura di specie redditizie, o la contaminazione dei fondali marini con scorie industriali o nucleari. Lo scarico di rifiuti nucleari nell'area costituisce un ulteriore pericolo per la salute della popolazione indigena. E importante, però, riconoscere che l'industria può recare grandi benefici quando è intrapresa nel dovuto rispetto per i diritti e la cultura della popolazione locale e per l'integrità dell'ambiente.

 

L'attività caritativa

Istituzioni cattoliche

32. La storia della Chiesa in Oceania non può essere raccontata senza dire le vicende dei contributi eccezionali della Chiesa nel campo dell'educazione, della salute e del benessere sociale. Le istituzioni cattoliche consentono che la luce del Vangelo penetri culture e società, evangelizzandole come se fosse dal di dentro. A motivo dell'attività di missionari cristiani, antiche forme di violenza hanno lasciato il posto a prassi ispirate alla legge e alla giustizia. Mediante l'educazione, sono stati formati leader cristiani e cittadini responsabili, e valori morali cristiani hanno forgiato la società. Mediante i programmi educativi, la Chiesa mira alla formazione integrale della persona umana, guardando a Cristo stesso quale pienezza di umanità. L'apostolato della carità testimonia la pienezza dell'amore cristiano, non soltanto a parole ma anche con le azioni. Questo amore spinge le persone ad interrogarsi sulla sua origine e a domandarsi perché i cristiani sono diversi nei loro valori e comportamenti.(109) Mediante una simile carità apostolica, Cristo tocca la vita degli altri, conducendoli ad una maggiore percezione di ciò che significa parlare di «civiltà dell'amore» (110) e impegnarsi a edificarla.

La Chiesa si avvale della libertà religiosa nella società per annunciare pubblicamente Cristo e per condividerne abbondantemente l'amore, mediante la creazione di istituzioni ad esso ispirate. Il diritto della Chiesa di fondare istituzioni educative, sanitarie e di servizi sociali si basa proprio su questa libertà. L'apostolato sociale di queste istituzioni può essere più efficace quando i governi non soltanto tollerano una simile attività, ma cooperano in quest'area con le autorità ecclesiali, con rispetto inequivocabile dei reciproci ruoli e competenze.

L'educazione cattolica

33. I genitori sono i primi educatori dei figli quanto ai valori umani e alla fede cristiana; essi hanno il diritto fondamentale di scegliere l'educazione idonea per i figli. Le scuole assistono i genitori nell'esercizio di tale diritto aiutando gli studenti a svilupparsi come dovrebbero. In alcune situazioni, la scuola cattolica è l'unico contatto che i genitori hanno con la comunità ecclesiale.

La scuola cattolica possiede un'identità ecclesiale poiché è parte della missione evangelizzatrice della Chiesa; (111) una delle caratteristiche, tuttavia, che contraddistinguono l'educazione cattolica è che essa è aperta a tutti, specialmente ai poveri e ai più deboli della società.(112) E vitale che la scuola e la parrocchia collaborino e che la scuola sia integrata nel programma pastorale della parrocchia, specialmente per quanto concerne i sacramenti della Penitenza, della Confermazione e dell'Eucaristia.

Nella scuola di primo grado gli insegnanti sviluppano il potenziale di fede e di comprensione dei bambini, il quale fiorirà pienamente negli anni successivi. La scuola di secondo grado pone a disposizione un mezzo privilegiato mediante il quale «la comunità cattolica offre agli studenti una formazione intellettuale, professionale e religiosa»; (113) durante questi anni, gli studenti normalmente giungono ad un maggiore discernimento circa la propria fede e vita morale, basandole su una conoscenza più personale di Gesù Cristo Via, Verità e Vita. Una simile fede, nutrita in famiglia, a scuola e in parrocchia mediante la preghiera e i Sacramenti, si manifesta attraverso una vita morale solida e retta. La grande sfida per le scuole cattoliche in una società sempre più secolarizzata è quella di presentare il messaggio cristiano in maniera convincente e sistematica, tenendo presente che «la catechesi rischia di divenire sterile, se la comunità di fede e di vita cristiana non accoglie il catecumeno ad un certo grado della sua catechesi».(114) Pertanto, i giovani devono essere genuinamente integrati nella vita e nell'attività della comunità.

I Padri del Sinodo hanno desiderato riconoscere l'opera dei consacrati e delle consacrate, come pure dei laici, che hanno prestato così generosamente le loro energie nel campo dell'educazione cattolica,(115) fondando e provvedendo di personale le scuole cattoliche, affrontando spesso grandi difficoltà e con enorme sacrificio. Il loro contributo alla Chiesa e alla società civile in Oceania è stato inestimabile. Nel contesto dell'educazione odierna, le Congregazioni religiose, gli Istituti e le Società hanno ogni ragione per avere cara la propria vocazione. Consacrati e consacrate sono necessari nelle istituzioni educative per dare una testimonianza radicale ai valori del Vangelo così da ispirarli anche ad altri. Nei tempi recenti, la generosa risposta dei laici ai nuovi bisogni ha spalancato nuove prospettive per l'educazione cattolica. Per i laici coinvolti, l'insegnamento è più di una professione: è una vocazione a formare studenti, un servizio laicale ampiamente diffuso e indispensabile nella Chiesa. L'insegnamento è sempre una sfida, ma con la collaborazione e l'incoraggiamento di genitori, sacerdoti e religiosi, il coinvolgimento del laicato nel campo dell'educazione cattolica può essere un prezioso servizio al Vangelo, e una via alla santificazione cristiana sia per l'insegnante che per gli studenti.

L'identità e il successo dell'educazione cattolica è inseparabilmente legato alla testimonianza di vita data dal corpo insegnante. Pertanto, i Vescovi hanno raccomandato che «i responsabili del reclutamento dei professori e degli amministratori delle scuole cattoliche tengano conto della vita di fede di quanti assumono».(116) Gli operatori scolastici che vivono profondamente la propria fede saranno agenti di una nuova evangelizzazione nel creare un clima positivo per la crescita della fede cristiana e per nutrire spiritualmente gli studenti affidati alle loro cure. Essi divengono particolarmente efficaci quando sono cattolici praticanti attivi, dediti alla propria comunità parrocchiale, leali verso la Chiesa e il suo insegnamento.

Oggi, la Chiesa in Oceania estende il proprio impegno nel campo educativo; laici cattolici diplomati sono grandemente aiutati da istituti cattolici scolastici di terzo grado, da collegi e università di formazione, che li nutrono intellettualmente, li educano professionalmente e sostengono la loro fede, affinché possano trovare il proprio posto nella missione della Chiesa nel mondo. Questa avventura nell'educazione scolastica di terzo grado è agli inizi in Oceania ed esige doni speciali di saggezza e di discernimento nel suo sviluppo. Le Università cattoliche sono comunità che riuniscono professori delle varie branche del conoscere umano; sono impegnate nella ricerca, nell'insegnamento e in altri servizi rimanendo fedeli alla loro missione culturale. Va a loro onore ed è loro responsabilità dedicarsi senza riserve alla causa della verità.(117) Esse sono chiamate ad osservare i livelli più alti della ricerca e dell'insegnamento accademici quale servizio alle comunità locale, nazionale e internazionale. In tal modo, hanno un ruolo vitale nella società e nella Chiesa, nel preparare futuri professionisti e leader che prenderanno sul serio le proprie responsabilità cristiane. I Vescovi hanno considerato essenziale mantenere un contatto personale con gli universitari e promuovere le qualità direttive in quanti sono impegnati nel campo dell'educazione di terzo grado.

La ricerca e l'insegnamento nelle istituzioni scolastiche di terzo grado devono recare valori cristiani che abbiano riferimento con le arti e le scienze. La Chiesa necessita di esperti in filosofia, in etica e in teologia morale, così che i valori umani siano compresi in modo adeguato nel contesto di una società tecnologica sempre più complessa; l'unità della conoscenza non può essere completa se non viene permesso alla teologia di illuminare ogni campo della ricerca. Deve essere usata particolare cura nella scelta e nella formazione di professori per operare nel campo della teologia. La Costituzione apostolica «Ex corde Ecclesiae indica che la maggioranza dei professori delle Università cattoliche e degli altri Istituti superiori devono essere dei cattolici attivi. Quanti sono responsabili del reclutamento, devono scegliere con cura professori che siano non soltanto competenti nella loro specializzazione, ma anche modelli per i giovani».(118) La presenza di cattolici attivi nelle istituzioni scolastiche di terzo grado è vitale e costituisce un vero servizio alla Chiesa e alla società.

Sanità

34. Gesù curò i malati e confortò gli afflitti. Come Risorto, continua il ministero della guarigione e della consolazione attraverso coloro che recano la misericordia di Dio alle persone deboli e sofferenti. Un simile ministero della Chiesa in Oceania è per molte persone la prova più visibile e tangibile dell'amore di Dio. La missione messianica della misericordia,(119) del sanare e del perdonare deve essere continuata senza grettezza e perseguita in modi nuovi che corrispondano ai bisogni odierni.

La storia della sanità in Oceania dimostra lo stretto legame fra questa e la missione della Chiesa e come essa copra ogni aspetto curativo, inclusa la fornitura dei servizi medici più semplici nei luoghi più remoti. La Chiesa è stata fra le prime istituzioni a prendersi cura di quanti erano abbandonati dagli altri, come, ad esempio, i lebbrosi ed i sofferenti di HIVAIDS; essa amministra, inoltre, ospedali di formazione, dove gli operatori sanitari vengono preparati in maniera eccellente. A causa dell'attuale crisi nella fornitura e nel finanziamento di cure mediche in Oceania, alcune istituzioni stanno attraversando serie difficoltà, ma non si può permettere che ciò ponga a repentaglio l'impegno fondamentale della Chiesa in quest'area.

L'insegnamento della Chiesa circa la dignità della persona umana e la santità della vita deve essere spiegato ai responsabili delle leggi e delle decisioni dei tribunali, specialmente considerando che i loro giudizi hanno conseguenze sulla sanità, sull'amministrazione degli ospedali e la fornitura di servizi medici. Oggi gli ospedali e le istituzioni sanitarie cattolici sono in prima linea nella promozione che la Chiesa fa della vita umana dal momento del concepimento sino alla morte naturale. I Padri sinodali hanno riconosciuto lo zelo delle congregazioni religiose che hanno fondato il sistema sanitario cattolico in Oceania. La Chiesa e la società intera debbono loro un debito immenso di gratitudine. La loro presenza negli ospedali deve continuare, accanto a laici preparati ad operare con i diversi Istituti di vita consacrata secondo lo spirito del loro carisma. Queste persone permettono al Vangelo della vita di essere proclamato in modo non ambiguo in una società spesso confusa riguardo ai valori morali. I Padri del Sinodo hanno raccomandato che, per contrastare l'influenza di una «cultura della morte», ogni cristiano sia spinto a recare il proprio contributo perché la grande eredità del servizio sanitario cattolico non sia messa in pericolo.(120)

Le Università cattoliche hanno un ruolo guida da svolgere nella formazione di professionisti medici capaci di applicare l'insegnamento cattolico alle nuove sfide che costantemente si presentano in campo medico. In ogni possibile maniera si devono promuovere le associazioni di medici cattolici, di infermiere e di operatori sanitari e, là dove non esistono, esse dovrebbero essere istituite. Gli amministratori e il personale delle istituzioni cattoliche necessitano di formazione nell'applicazione dei principi morali cattolici alla loro vita professionale, e questo è un compito delicato, dato che alcuni di quelli che sono coinvolti nell'attività in ospedali cattolici non conoscono a sufficienza tali principi o non sono d'accordo con essi. Quando l'insegnamento cattolico è presentato in maniera appropriata, tuttavia, ques