GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
Domenica,
31 gennaio
1988
Carissimi fratelli e sorelle.
1. Nel nostro spirituale pellegrinaggio ai Santuari di Maria, oggi ci
rechiamo col pensiero a Torino, alla Basilica di Maria Ausiliatrice. E lo
facciamo con una particolare intenzione, cara al mio cuore: questo Santuario
infatti è un monumento alla Madonna edificato da san Giovanni Bosco, di cui
proprio oggi ricordiamo il primo centenario della morte.
Don Bosco, come viene affettuosamente chiamato nel mondo, non solo dalla
grande Famiglia Salesiana di cui è fondatore, ha profondamente venerato, amato,
imitato la Madonna sotto il titolo di “Auxilium Christianorum”, ne ha diffuso
insistentemente la devozione, in essa ha visto il fondamento di tutta la sua
ormai mondiale opera a favore della gioventù e della promozione e difesa della
fede. Egli amava dire che “Maria stessa si è edificata la sua casa”, quasi a
sottolineare come la Madonna avesse miracolosamente ispirato tutto il suo
cammino spirituale ed apostolico di grande educatore ed, ancora più estesamente,
come Maria sia stata posta da Dio quale aiuto e presidio di tutta la sua Chiesa.
2. È impresso in me il ricordo del grande quadro posto sopra l’altare
maggiore del Santuario. In esso don Bosco volle che fosse espressa la visione
che egli aveva della funzione ecclesiale della Madonna, quella di essere “Madre
della Chiesa ed Ausiliatrice dei cristiani” (cf. “Maraviglie della Madre di Dio
invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice”, 6). Nel dipinto la Vergine
santissima campeggia in alto, illuminata dallo Spirito Santo e circondata dagli
Apostoli. Il santo aveva chiesto al pittore Lorenzone che fossero riprodotti
attorno a lei i momenti più significativi della storia, nei quali l’Ausiliatrice
aveva mostrato la sua materna e straordinaria protezione verso la Chiesa.
L’artista gli disse che ci sarebbero volute tutte le pareti del tempio e non
poté tradurre in immagini la grandiosa proposta di don Bosco. Ad ogni modo, il
cuore del santo vedeva la Madonna proprio in questa immensa ed ecclesiale
prospettiva.
3. Sappiamo bene che la venerazione di Maria come Ausiliatrice antecede nel
tempo il suo grande devoto don Bosco; il titolo si trova infatti nelle litanie
Lauretane e sottolinea la presenza attiva di Maria nei momenti difficili della
storia della Chiesa: presenza di salvezza insperata, segno prodigioso della
immancabile assistenza dello Spirito di verità e di grazia.
Oggi, quando la fede viene messa a dura prova, e diversi figli e figlie del
Popolo di Dio sono esposti a tribolazioni a causa della loro fedeltà al Signore
Gesù, quando l’umanità, nel suo cammino verso il grande Giubileo del duemila,
mostra una grave crisi di valori spirituali, la Chiesa sente il bisogno
dell’intervento materno di Maria: per ritemprare la propria adesione all’unico
Signore e Salvatore, per portare avanti con la freschezza e il coraggio delle
origini cristiane l’evangelizzazione del mondo, per illuminare e guidare la fede
delle comunità e dei singoli, in particolare per educare al senso cristiano
della vita i giovani, ai quali don Bosco diede tutto se stesso come padre e
maestro.
In questo anno mariano ci aiuti e ci benedica, dal suo Santuario di Torino,
Maria Ausiliatrice; ci benedica anche il suo devoto figlio, san Giovanni Bosco.
“Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis”.
Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre si rivolge ai
fedeli presenti in Piazza San Pietro, richiamando l’attenzione sulla XXXV
Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, che si celebra oggi in tutto il mondo,
ed esortando l’assemblea alla preghiera e all’impegno concreto nel sostegno
delle iniziative in favore dei fratelli colpiti dal morbo. Queste le parole
pronunciate dal Santo Padre.
Oggi si celebra la XXXV Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra. Sento il
dovere di richiamare la vostra attenzione sulla persistente e dolorosa realtà
delle molte migliaia di persone che attendono dalla nostra solidarietà l’aiuto
per combattere le conseguenze di questo morbo.
Nell’esortare alla preghiera per questi fratelli sofferenti, invito ciascuno
ad impegnarsi nel sostegno alle concrete iniziative che vengono prese in loro
favore. Desidero al tempo stesso assicurare la mia spirituale vicinanza ai
numerosi missionari, laici, medici e infermieri, che quotidianamente prestano la
loro opera in servizio dei malati di lebbra: sappiano essi guardare a Maria, che
abbiamo invocata come “Auxilium Christianorum”, per trovare in lei il più alto
modello di generosa dedizione al prossimo.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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