1. Oggi la Chiesa celebra la festa di tutti i Santi. La Sposa del Signore ha
indossato l’abito della gioia. E così vuol comparire dinanzi al suo Dio, per
essere inondata del tripudio della Gerusalemme celeste. È l’abito delle
nozze, quello che l’ammette al banchetto preparato per lei dallo Sposo. È
l’abito della santità.
Oggi questo abito risplende di mille luci diverse: sono gli infiniti tratti
di un’unica luce, che una moltitudine di uomini e donne “di ogni nazione,
razza, popolo e lingua” (Ap 7, 9) fa scintillare senza posa. Uomini e donne che
la storia dei grandi ha spesso ignorato, perché la perla preziosa della loro
testimonianza è stata ricoperta dal velo dell’umiltà e del nascondimento.
Uomini e donne che hanno attinto all’inesauribile pienezza di Colui che solo
è santo, e ne hanno fatto vivere un frammento, offrendogli il loro volto
concreto perché vi si incarnasse, come in un simbolo vivente.
2. E così, per le strade delle nostre città, un lembo di quell’abito si
è reso presente nella testimonianza - all’apparenza anonima, ma in realtà
personalissima - di questi fratelli che ci hanno donato con la loro vita un
raggio della santità di Colui, a cui i serafini inneggiano col loro canto:
“Santo, santo, santo il Signore Dio delle schiere” (Is 6, 3).
Ognuno di loro è una piccola luce, ma irripetibile. Ha vissuto fino in fondo
la propria chiamata ad essere pienamente se stesso, secondo l’originalità
stupenda che il Creatore aveva posto in lui. Ora, unito misteriosamente al coro
di miriadi di altri fratelli, illumina lo scenario a volte così scuro di questo
mondo, e lo invita a sperare, ad avere fiducia, testimoniandogli come la santità
di Dio non si smentisce, non cessa di comunicarsi, di associare a sé uomini e
donne semplici, ricchi solo di una disarmata disponibilità, di un umile,
trasparente abbandono.
3. A questi santi, a questi fratelli che hanno costruito per noi un mondo
migliore, sale oggi la nostra preghiera: Voi, poveri fin dentro il cuore, ricchi
solo della fede in un Dio che non delude, perché ha vinto il mondo; voi,
afflitti, che con le vostre lacrime avete riempito l’immenso fiume del dolore
umano; voi, miti, che avete scelto la strada lenta e faticosa del diritto,
anziché quella della violenza e del sopruso; voi, affamati e assetati di
giustizia, che avete lottato per l’onestà e la lealtà; voi, uomini del
perdono, che avete amato i vostri nemici e fatto del bene a coloro che vi
odiavano; voi, puri di cuore, che avete sempre guardato le cose con l’occhio
limpido e pulito della semplicità; voi, costruttori della pace, che avete
pagato di persona perché il sogno di un mondo di fratelli divenisse realtà;
voi, perseguitati per la giustizia, che avete dato un volto alla speranza degli
ultimi e dei diseredati; voi, santi e sante di Dio, fratelli e sorelle nostri,
ci avete insegnato che la santità non è remota e inaccessibile, patrimonio di
pochi, ma è pienezza dell’uomo nuovo che sta dentro ciascuno di noi; voi
tutti, santi, pregate, pregate l’Agnello assiso sul trono, pregatelo per
questa storia che ha sete di santi, per questa storia vivente della speranza che
veri testimoni le siano ancora donati; pregatelo e ripetete con la sposa:
“Marana tha, vieni, Signore Gesù” (Ap 22, 20).
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana