1. “Venite, applaudiamo al Signore, / acclamiamo alla roccia della nostra
salvezza. / Accostiamoci a lui per rendergli grazie, / a lui acclamiamo con
canti di gioia. / Venite, prostrati adoriamo, / in ginocchio davanti al Signore
che ci ha creati. / Egli è il nostro Dio, / e noi il popolo del suo pascolo /
il gregge che egli conduce. (Sal 94 [95],1-2.6-7).
Queste parole del salmo noi ripetiamo nell’odierna liturgia domenicale. La
Chiesa ripete le stesse parole tutti i giorni nella “liturgia delle ore”.
Sono parole che ci invitano ad adorare Dio, alla venerazione dovuta a lui, la
venerazione che l’uomo manifesta non soltanto nel suo intimo, ma anche col
comportamento esteriore.
2. Tra pochi giorni, nella festa della Trasfigurazione del Signore,
ricorrerà il secondo anniversario della morte di Papa Paolo VI, che ebbe luogo
qui, a Castel Gandolfo, il giorno 6 di agosto.
Tra le molte immagini che hanno fissato la figura di questo grande Vescovo di
Roma e successore di san Pietro ce n’è una particolarmente suggestiva. Paolo
VI, durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, immerso nella preghiera,
profondamente inclinato, sta in ginocchio sulla nuda terra, nel luogo dove, un
tempo, passarono i piedi del Figlio di Dio.
Visitando i diversi altri luoghi della terra, il Papa Paolo soleva, dopo l’atterraggio
dell’aereo, iniziare la sua visita col baciare la terra nella quale era
giunto. Io ho ripreso questa abitudine da lui e la osservo fedelmente.
Penso che questo gesto esprima proprio ciò che proclama il salmo di oggi:
“Venite, prostrati adoriamo, / in ginocchio davanti al Signore che ci ha
creati”.
Ci sono momenti in cui l’uomo sente il bisogno di un particolare
abbassamento davanti a Dio, presente nel mondo e negli uomini, di una
particolare manifestazione della venerazione verso la maestà del Creatore,
verso colui che è la “roccia della nostra salvezza”: amore solo e sola
santità.
Tutta la vita di Paolo VI fu piena di una simile adorazione e venerazione verso
l’infinito mistero di Dio. Proprio così vediamo la sua figura nella luce di
tutto ciò che ha fatto ed insegnato; e la vediamo sempre meglio, a misura che
il tempo ci allontana dalla sua vita terrestre e dal suo ministero.
In questi giorni del secondo anniversario della sua morte, raccomandandolo in
modo particolare a Cristo Signore, ricordiamo con gratitudine tutta la
testimonianza che questo servo dei servi di Dio ha reso al Dio vivo dinanzi alla
Chiesa e al mondo.
3. Ascoltando le parole dell’odierno salmo domandiamoci anche se il nostro
atteggiamento nella preghiera esprime la venerazione e l’adorazione che
dovrebbe esprimere, dato che ci troviamo davanti a Dio, che siamo in intimità
con lui e parliamo con lui. Certamente la cosa più importante in questo
incontro è l’atteggiamento interiore. Tuttavia esso si manifesta anche per
mezzo di quello esteriore. E sebbene ci siano possibili ed utili diversi gesti
nella preghiera, non possono tuttavia mancare quelli di cui parla oggi il salmo:
“Venite, in ginocchio davanti al Signore”, anzi “prostrati adoriamo”.
Poiché soltanto essendo un atteggiamento di adorazione davanti al Signore,
possiamo anche acclamare a lui “con canti di gioia”.
Dopo l'angelus
Per il Vietnam
Vorrei invitarvi a rivolgere il vostro pensiero ad una nazione e ad un popolo
che sono distanti geograficamente ma che mi sono molto vicini al cuore.
Oggi ritorna in patria un primo gruppo di Vescovi vietnamiti, venuti a Roma
per la visita “ad limina”. Con loro mi sono potuto intrattenere sui diversi
aspetti della vita della Chiesa nel loro paese.
Questa visita, questo incontro è segno ed attuazione della collegialità che
unisce il successore di Pietro e i successori degli apostoli, il Papa ed i
Vescovi.
Essi proseguiranno nelle loro rispettive diocesi l’importante missione di
pastori. Li saluto e li incoraggio con tutto il cuore insieme con i loro
collaboratori: sacerdoti, seminaristi, persone consacrate, laici impegnati nella
pastorale.
Alle care popolazioni cattoliche del Vietnam, fedeli nella fede e nell’attaccamento
alla Chiesa, così come partecipano generosamente allo sforzo di ricostruzione e
allo spirito di sacrificio dei loro connazionali nel sostenere le ristrettezze
materiali causate, particolarmente, dalle distruzioni della guerra, vada il mio
incoraggiamento e l’augurio più vivo di gioia e di pace, con una paterna
benedizione apostolica.
Ad un gruppo di bambine
A voi tutti il mio cordiale benvenuto ed il mio sincero ringraziamento per il
gesto gentile che, seguendo una ormai tradizionale consuetudine, anche quest’anno
avete voluto rinnovare in occasione della sagra delle pesche: voi vi siete fatti
delicata premura di recarmi personalmente un cesto di questi pregiati frutto
della vostra terra. Mi piace ravvisare in tale iniziativa una testimonianza
della cortesia, che distingue gli abitanti di questa città, a me tanto cara.
Desidero, pertanto, esprimere la viva gratitudine che provo per voi e per le
vostre famiglie, come per tutti coloro che rappresentate.
La pesca, frutto gustoso e profumato, vanto di questi colli ubertosi, non
rappresenta soltanto una fonte di guadagno per chi la coltiva; essa può
costituire il tramite di un messaggio di freschezza e di gioia. Il suo sapore e
la sua fragranza sono un invito a riscoprire le genuine ricchezza della natura
ed a riconoscere, al tempo stesso, in esse, la generosità del Creatore, amoroso
datore di “ogni dono perfetto” (Gc 1,17).
Il mio augurio è cge ogni credente, dinanzi a questo come anche agli altri
frutti della terra, sappia mettersi nell’ottica di san Paolo, il quale vedeva
negli alimenti materiali “cibi che Dio ha creato per essere mangiati con
rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità (1Tm 4,3). Con
questo auspicio, nel rinnovare a tutti voi l’attestazione della mia viva
riconoscenza, sono lieto di impartirvi, quale pegno di copiosi favori celesti su
di voi e sui vostri familiari ed amici, la propiziatrice benedizione apostolica.
Come sapete, ieri mattina nella stazione di Bologna una tremenda sciagura
ha gettato nel lutto e nel pianto tante famiglie. Nell’ora della giornata, e
nel periodo dell’anno in cui il traffico ferroviario è più intenso, e le
persone attendono le meritate vacanze, una terribile esplosione ha devastato
parte dell’edificio, coinvolgendo nel crollo centinaia di viaggiatori che
affollavano i vari luoghi del complesso ferroviario.
Addolorati e sconvolti per tanta e così improvvisa tragedia, eleviamo la
nostra commossa preghiera di suffragio per le numerose vittime e di conforto
per i feriti e per i loro parenti: il Signore, che, pur nella sventura, è
sempre Padre amorevole e misericordioso, faccia sentire a tutti la sua
presenza misteriosa e consolatrice.
A tutti coloro che piangono a causa di questa immane sciagura desidero
assicurare che sono loro vicino con l’affetto, con la preghiera, e, in modo
particolare, con la confortatrice benedizione apostolica.