1. Saluto cordialmente tutti i presenti in piazza San Pietro, in
questa seconda giornata dell’ottava di Natale. Questa ottava è iniziata con la
solennità di ieri e terminerà nel giorno di Capodanno. Oggi, nella seconda
giornata dell’ottava, nella gioia del Natale si inserisce la testimonianza del
Protomartire santo Stefano.
E perciò, la nostra memoria e il nostro cuore si rivolgono oggi
a tutti coloro che riscattano con la sofferenza, con la lapidazione, con la
persecuzione la testimonianza resa a Cristo. Ricordino sempre che rimangono nel
cuore stesso del mistero di Natale, così come santo Stefano il Protomartire, che
la Chiesa venera, attraverso i secoli, durante l’ottava del Natale. Ricordino
quindi tutti coloro, i quali soffrono e subiscono persecuzioni, che si trovano
nel cuore della Chiesa, e le parole che oggi pronuncio ne sono testimonianza.
2. Desidero parimente che il nostro ricordo in questo giorno
abbracci tutti coloro che soffrono la fame, e questi purtroppo costituiscono
nella grande famiglia umana una moltitudine di vari milioni.
Dio benedica il servizio apostolico della Madre Teresa da
Calcutta e la sua Congregazione, le “Missionarie della Carità”. Che il mistero
della nascita di Dio trasformi in profonda gioia la loro fatica quotidiana e il
loro servizio agli handicappati e a coloro che muoiono di fame. Madre Teresa ha
dedicato con totale abnegazione la sua vita ai più poveri e derelitti, ai
senzatetto, ai ciechi, ai lebbrosi, all’infanzia abbandonata. La sua è una
testimonianza continua di profondo amore per i fratelli e uno sprone fecondo per
l’autentica promozione umana e sociale.
Sia le Suore di Madre Teresa sia tante altre di diverse
Congregazioni sanno bene quanto grande sia la gioia che si prova nel dimenticare
se stessi per poter fare il bene agli altri. Tale gioia è sempre e dappertutto
una testimonianza del Natale.
3. E adesso leggerò un brano di una lettera, da me ricevuta poco
prima delle feste natalizie, nella quale si descrive la drammatica situazione
dei profughi della Cambogia: “Santo Padre, un impegno, una promessa fatta
solamente pochi giorni fa sul confine cambogiano, ci obbliga oggi a rivolgerLe
questo appello. Le parlo di gente dimenticata in un campo fantasma, che
solamente per caso abbiamo scoperto. Non credevamo ai nostri occhi, il giorno 15
novembre ad un solo chilometro dai confini della Cambogia. Davanti a noi un
accampamento di 235.000 persone, ammassati gli uni sugli altri, relitti umani,
denutriti, scheletriti, e ai limiti della sopravvivenza. Non le descrivo le
scene dei feriti, dei mutilati, dei bambini, con piaghe orrende, nei cui occhi
non esistono più nemmeno le lacrime. Non un grido né un lamento, solamente morte
e desolazione... Siamo stati accolti come salvatori, unici reporter fino a quel
momento ad aver rintracciato questo campo. Solamente il giorno 15 novembre, 86
proiettili di mortaio da 125 millimetri sono caduti tra i profughi... Ma quale
contributo possiamo dare loro? Mancavano e mancano tuttora medici, infermieri,
aiuti e specialmente medicine. Ci hanno implorato di mandare antimalarici,
vitamine, antidissenterici, anticolerici, antitifici. Incombe sul campo l’incubo
di un’epidemia di colera. La malaria colpisce il 90 per cento della popolazione.
“Ditelo al Papa!” sono state le loro ultime parole. Abbiamo mantenuto la
promessa”.
Questo ricordo odierno sia una risposta alle parole della
suddetta lettera. Quando, umanamente, ci sentiamo impotenti nei confronti di
sofferenze tanto feroci, allora nasce una gratitudine tanto più grande verso gli
uomini, per i quali tali sofferenze costituiscono una sfida a motivo delle
sollecitudini e degli sforzi, a volte sovrumani, che essi compiono per sollevare
la sorte di quelli che sono più abbandonati.
4. Cristo nato parla a noi con la testimonianza di santo
Stefano. Allarghiamo i nostri cuori e accogliamo in essi tutte le afflizioni e
le sofferenze dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, affinché la gioia
della nascita di Dio sia vera e degna del mistero che viviamo.
È questo l’augurio sincero che rivolgo e rinnovo a tutti voi,
alle vostre famiglie e alle persone che vi sono care, con particolare pensiero
agli ammalati.