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BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI Mercoledì, 12 marzo 2008
Saluto ai pellegrini presenti nella
Basilica Vaticana:
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi in questa Basilica e rivolgo il mio cordiale
benvenuto a questa festosa vostra assemblea, composta prevalentemente da giovani
studenti. Saluto in particolare i rappresentanti dei Gruppi Folkloristici del
Friuli-Venezia Giulia, gli studenti della città di Paola e gli alunni di vari
Istituti scolastici provenienti da diverse Regioni d’Italia. Cari amici, la
scuola oggi affronta notevoli sfide che emergono nel campo dell’educazione delle
nuove generazioni. Per questo motivo la scuola non può essere soltanto luogo di
apprendimento nozionistico, ma è chiamata ad offrire agli alunni l’opportunità
di approfondire validi messaggi di carattere culturale, sociale, etico e
religioso. Chi insegna non può non percepire anche il risvolto morale di ogni
umano sapere, perché l’uomo conosce per agire e l’agire è frutto della sua
conoscenza. Nell’odierna società, segnata da rapidi e profondi mutamenti voi,
cari giovani che volete seguire Cristo, abbiate cura di aggiornare la vostra
formazione spirituale, cercando di comprendere sempre più i contenuti della
fede. Potrete così essere pronti a rispondere senza esitazioni a chi vi domanda
ragione della vostra adesione al Signore. Con tali voti invoco su ciascuno di
voi l’abbondanza dei doni dello Spirito e vi auguro di prepararvi bene alle
prossime Feste pasquali.
* * *
Boezio e Cassiodoro
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei parlare di due scrittori ecclesiastici, Boezio e Cassiodoro, che
vissero in anni tra i più tribolati dell’Occidente cristiano e, in particolare,
della penisola italiana. Odoacre, re degli Eruli, un'etnia germanica, si era
ribellato, ponendo termine all’impero romano d’Occidente (a. 476), ma aveva poi
ben presto dovuto soccombere agli Ostrogoti di Teodorico, che per alcuni decenni
si assicurarono il controllo della penisola italiana. Boezio, nato a Roma nel
480 circa dalla nobile stirpe degli Anicii, entrò ancor giovane nella vita
pubblica, raggiungendo già a venticinque anni la carica di senatore. Fedele alla
tradizione della sua famiglia, si impegnò in politica convinto che si potessero
temperare insieme le linee portanti della società romana con i valori dei popoli
nuovi. E in questo nuovo tempo dell'incontro delle culture considerò come sua
propria missione quella di riconciliare e di mettere insieme queste due culture,
la classica romana con la nascente del popolo ostrogoto. Fu così attivo in
politica anche sotto Teodorico, che nei primi tempi lo stimava molto. Nonostante
questa attività pubblica, Boezio non trascurò gli studi, dedicandosi in
particolare all’approfondimento di temi di ordine filosofico-religioso. Ma
scrisse anche manuali di aritmetica, di geometria, di musica, di astronomia:
tutto con l'intenzione di trasmettere alle nuove generazioni, ai nuovi tempi, la
grande cultura greco-romana. In questo ambito, cioè nell’impegno di promuovere
l'incontro delle culture, utilizzò le categorie della filosofia greca per
proporre la fede cristiana, anche qui in ricerca di una sintesi fra il
patrimonio ellenistico-romano e il messaggio evangelico. Proprio per questo,
Boezio è stato qualificato come l’ultimo rappresentante della cultura romana
antica e il primo degli intellettuali medievali.
La sua opera certamente più nota è il De consolatione philosophiae, che
egli compose in carcere per dare un senso alla sua ingiusta detenzione. Era
stato infatti accusato di complotto contro il re Teodorico per aver assunto la
difesa in giudizio di un amico, il senatore Albino. Ma questo era un pretesto:
in realtà Teodorico, ariano e barbaro, sospettava che Boezio avesse simpatie per
l’imperatore bizantino Giustiniano. Di fatto, processato e condannato a morte,
fu giustiziato il 23 ottobre del 524, a soli 44 anni. Proprio per questa sua
drammatica fine, egli può parlare dall’interno della propria esperienza anche
all’uomo contemporaneo e soprattutto alle tantissime persone che subiscono la
sua stessa sorte a causa dell’ingiustizia presente in tanta parte della
‘giustizia umana’. In quest’opera, nel carcere cerca la consolazione, cerca la
luce, cerca la saggezza. E dice di aver saputo distinguere, proprio in questa
situazione, tra i beni apparenti – nel carcere essi scompaiono – e i beni veri,
come come l’autentica amicizia che anche nel carcere non scompaiono. Il bene più
alto è Dio: Boezio imparò – e lo insegna a noi – a non cadere nel fatalismo, che
spegne la speranza. Egli ci insegna che non governa il fato, governa la
Provvidenza ed essa ha un volto. Con la Provvidenza si può parlare, perché la
Provvidenza è Dio. Così, anche nel carcere gli rimane la possibilità della
preghiera, del dialogo con Colui che ci salva. Nello stesso tempo, anche in
questa situazione egli conserva il senso della bellezza della cultura e richiama
l’insegnamento dei grandi filosofi antichi greci e romani come Platone,
Aristotile – aveva cominciato a tradurre questi greci in latino - Cicerone,
Seneca, ed anche poeti come Tibullo e Virgilio.
La filosofia, nel senso della ricerca della vera saggezza, è secondo Boezio la
vera medicina dell’anima (lib. I). D’altra parte, l’uomo può sperimentare
l’autentica felicità unicamente nella propria interiorità (lib. II). Per questo,
Boezio riesce a trovare un senso nel pensare alla propria tragedia personale
alla luce di un testo sapienziale dell’Antico Testamento (Sap 7,30-8,1)
che egli cita: “Contro la sapienza la malvagità non può prevalere. Essa si
estende da un confine all’altro con forza e governa con bontà eccellente ogni
cosa” (Lib. III, 12: PL 63, col. 780). La cosiddetta prosperità dei
malvagi, pertanto, si rivela menzognera (lib. IV), e si evidenzia la natura
provvidenziale dell’adversa fortuna. Le difficoltà della vita non
soltanto rivelano quanto quest’ultima sia effimera e di breve durata, ma si
dimostrano perfino utili per individuare e mantenere gli autentici rapporti fra
gli uomini. L’adversa fortuna permette infatti di discernere i falsi
amici dai veri e fa capire che nulla è più prezioso per l’uomo di un’amicizia
vera. Accettare fatalisticamente una condizione di sofferenza è assolutamente
pericoloso, aggiunge il credente Boezio, perché “elimina alla radice la
possibilità stessa della preghiera e della speranza teologale che stanno alla
base del rapporto dell’uomo con Dio” (Lib. V, 3: PL 63, col. 842).
La perorazione finale del De consolatione philosophiae può essere
considerata una sintesi dell’intero insegnamento che Boezio rivolge a se stesso
e a tutti coloro che si dovessero trovare nelle sue stesse condizioni. Scrive
così in carcere: “Combattete dunque i vizi, dedicatevi ad una vita virtuosa
orientata dalla speranza che spinge in alto il cuore fino a raggiungere il cielo
con le preghiere nutrite di umiltà. L’imposizione che avete subìto può
tramutarsi, qualora rifiutiate di mentire, nell’enorme vantaggio di avere sempre
davanti agli occhi il giudice supremo che vede e sa come stanno veramente le
cose” (Lib. V, 6: PL 63, col. 862). Ogni detenuto, per qualunque motivo
sia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione
umana, soprattutto quando essa è abbrutita, come accadde a Boezio, dal ricorso
alla tortura. Particolarmente assurda è poi la condizione di chi, ancora come
Boezio che la città di Pavia riconosce e celebra nella liturgia come martire
della fede, viene torturato a morte senza alcun altro motivo che non sia quello
delle proprie convinzioni ideali, politiche e religiose. Boezio, simbolo di un
numero immenso di detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le
latitudini, è di fatto oggettiva porta di ingresso alla contemplazione del
misterioso Crocifisso del Golgota.
Contemporaneo di Boezio fu Marco Aurelio Cassiodoro, un calabrese nato a
Squillace verso il 485, che morì pieno di giorni, a Vivarium intorno al 580.
Anch’egli, uomo di alto livello sociale, si dedicò alla vita politica e
all’impegno culturale come pochi altri nell’occidente romano del suo tempo.
Forse gli unici che gli potevano stare alla pari in questo suo duplice interesse
furono il già ricordato Boezio, e il futuro Papa di Roma, Gregorio Magno
(590-604). Consapevole della necessità di non lasciare svanire nella
dimenticanza tutto il patrimonio umano e umanistico, accumulato nei secoli d’oro
dell’Impero Romano, Cassiodoro collaborò generosamente, e ai livelli più alti
della responsabilità politica, con i popoli nuovi che avevano attraversato i
confini dell’Impero e si erano stanziati in Italia. Anche lui fu modello di
incontro culturale, di dialogo, di riconciliazione. Le vicende storiche non gli
permisero di realizzare i suoi sogni politici e culturali, che miravano a creare
una sintesi fra la tradizione romano-cristiana dell’Italia e la nuova cultura
gotica. Quelle stesse vicende lo convinsero però della provvidenzialità del
movimento monastico, che si andava affermando nelle terre cristiane. Decise di
appoggiarlo dedicando ad esso tutte le sue ricchezze materiali e le sue forze
spirituali.
Concepì l’idea di affidare proprio ai monaci il compito di recuperare,
conservare e trasmettere ai posteri l’immenso patrimonio culturale degli
antichi, perché non andasse perduto. Per questo fondò Vivarium, un
cenobio in cui tutto era organizzato in modo tale che fosse stimato come
preziosissimo e irrinunciabile il lavoro intellettuale dei monaci. Egli dispose
che anche quei monaci che non avevano una formazione intellettuale non dovevano
occuparsi solo del lavoro materiale, dell'agricoltura, ma anche trascrivere
manoscritti e così aiutare nel trasmettere la grande cultura alle future
generazioni. E questo senza nessuno scapito per l’impegno spirituale monastico e
cristiano e per l’attività caritativa verso i poveri. Nel suo insegnamento,
distribuito in varie opere, ma soprattutto nel trattato De anima e nelle
Institutiones divinarum litterarum, la preghiera (cfr PL 69, col.
1108), nutrita dalla Sacra Scrittura e particolarmente dalla frequentazione
assidua dei Salmi (cfr PL 69, col. 1149), ha sempre una posizione
centrale quale nutrimento necessario per tutti. Ecco, ad esempio, come questo
dottissimo calabrese introduce la sua Expositio in Psalterium:
“Respinte e abbandonate a Ravenna le sollecitazioni della carriera politica
segnata dal sapore disgustoso delle preoccupazioni mondane, avendo goduto del
Salterio, libro venuto dal cielo come autentico miele dell’anima, mi tuffai
avido come un assetato a scrutarlo senza posa per lasciarmi permeare tutto di
quella dolcezza salutare dopo averne avuto abbastanza delle innumerevoli
amarezze della vita attiva” (PL 70, col. 10).
La ricerca di Dio, tesa alla sua contemplazione – annota Cassiodoro -, resta lo
scopo permanente della vita monastica (cfr PL 69, col. 1107). Egli
aggiunge però che, con l’aiuto della grazia divina (cfr PL 69, col.
1131.1142), una migliore fruizione della Parola rivelata si può raggiungere con
l’utilizzazione delle conquiste scientifiche e degli strumenti culturali
“profani” già posseduti dai Greci e dai Romani (cfr PL 69, col. 1140).
Personalmente, Cassiodoro si dedicò a studi filosofici, teologici ed esegetici
senza particolare creatività, ma attento alle intuizioni che riconosceva valide
negli altri. Leggeva con rispetto e devozione soprattutto Girolamo ed Agostino.
Di quest’ultimo diceva: “In Agostino c’è talmente tanta ricchezza che mi sembra
impossibile trovare qualcosa che non sia già stato abbondantemente trattato da
lui” (cfr PL 70, col. 10). Citando Girolamo invece esortava i
monaci di Vivarium: “Conseguono la palma della vittoria non soltanto coloro che
lottano fino all’effusione del sangue o che vivono nella verginità, ma anche
tutti coloro che, con l’aiuto di Dio, vincono i vizi del corpo e conservano la
retta fede. Ma perché possiate, sempre con l’aiuto di Dio, vincere più
facilmente le sollecitazioni del mondo e i suoi allettamenti, restando in esso
come pellegrini continuamente in cammino, cercate anzitutto di garantirvi
l’aiuto salutare suggerito dal primo salmo che raccomanda di meditare notte e
giorno la legge del Signore. Il nemico non troverà infatti alcun varco per
assalirvi se tutta la vostra attenzione sarà occupata da Cristo” (De
Institutione Divinarum Scripturarum, 32: PL 69, col. 1147). È un
ammonimento che possiamo accogliere come valido anche per noi. Viviamo infatti
anche noi in un tempo di incontro delle culture, di pericolo della violenza che
distrugge le culture, e del necessario impegno di trasmettere i grandi valori e
di insegnare alle nuove generazioni la via della riconciliazione e della pace.
Questa via troviamo orientandoci verso il Dio con il volto umano, il Dio
rivelatosi a noi in Cristo.
Saluti:
I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims and visitors
here today, including groups from England, Ireland, Japan, Australia,
Scandinavia, and North America. I greet especially the many students and
teachers who are present, including those from Saint Augustine’s College,
Wiltshire, England. Upon all of you, and upon your families and loved ones at
home, I invoke God’s blessings of joy and peace.
Je salue les pèlerins francophones, en particulier les jeunes du collège de
Vaugneray et les pèlerins de l’Île de la Réunion. Puissiez-vous mobiliser toutes
les ressources de votre intelligence pour rechercher toujours la vraie sagesse,
qui est le Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Besucher dieser
Generalaudienz willkommen. Unter ihnen grüße ich besonders die Teilnehmer an der
Tagung der Internationalen Stiftung Humanum. Im Schauen auf Jesus
Christus, der in seinem Kreuzestod alles Leid der Welt auf sich genommen hat,
finden wir Halt und Trost. Er führt uns zum wahren Heil, und Ihm wollen wir
unser Leben anvertrauen. Der Herr schenke euch allen seine Gnade und einen
gesegneten Weg zum Osterfest.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular, a los
fieles venidos de Málaga, a los alumnos de distintos Institutos y Colegios de
diversas ciudades de España, así como a los grupos procedentes de México y de
otros países latinoamericanos. En el camino cuaresmal, a la luz de los escritos
de Boecio y Casiodoro, amemos intensamente la Palabra de Dios, especialmente los
Salmos, que nos ayudan a rezar y a estar muy unidos al Señor. Os deseo a todos
una Semana Santa colmada de frutos de santidad. Muchas gracias.
Saúdo cordialmente os presentes e ouvintes de língua portuguesa, mormente os
peregrinos que vieram de Portugal. Sede bem-vindos! Faço votos por que leveis desta visita a Roma mais viva a
certeza que é apelo: Jesus Cristo morreu por nós e para a nossa salvação! Que
vos iluminem os testemunhos de São Pedro e São Paulo, e vos assistam abundantes
graças que imploro para todos com os votos de Felizes Páscoas, e a Bênção de
Deus Todo Poderoso.
Saluto in latino:
Sueciam deinde ipsam longinquam consalutare Latino sermone
cupimus cuius hodie “Schola Cathedralis Scarensis” adest cum linguae Latinae
discipulis viginti septem ac magistro Ioanne Hjertén aliisque praeceptoribus.
Volumus omnino eorum confirmare et incitare studia, dum hic Romae antiquitates
degustant tum christianas tum etiam veterum Romanorum, ut inde magnopere
augescat spiritalis illorum et humana haereditas.
Saluto in lingua croata:
Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz
Blata na Korčuli. Promatrajući ovih dana Kristovo predanje u volju Očevu i žrtvu
po kojoj smo spašeni, prepoznajmo kako nas je ljubio i zahvalimo mu živeći sveto.
Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente i
fedeli di Blato nella Korčula. Contemplando in questi giorni l’abbandono di
Cristo alla volontà del Padre e il sacrificio per il quale siamo stati salvati,
prendiamo coscienza di come ci ha amato e ringraziamoLo vivendo santamente.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Witam obecnych tu Polaków. Już niebawem będziemy przeżywali
Wielki Tydzień Męki Pańskiej. Będziemy wnikać w tajemnice miłości Boga, który „własnego
Syna nie oszczędził, ale Go za nas wszystkich wydał” (Rz 8, 32). Otwórzmy nasze
serca na dar tej miłości, abyśmy wydawali dobre owoce nawrócenia. Niech Bóg wam
błogosławi!
Traduzione italiana:
Saluto i polacchi qui presenti. Fra poco vivremo la Settimana
Santa della Passione del Signore. Mediteremo i misteri dell’amore di Dio, che
“non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” (Rm 8, 32).
Apriamo i nostri cuori al dono di quest’amore, affinché portiamo frutti buoni di
conversione. Dio vi benedica!
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
In particolare saluto i fedeli della parrocchia Santa Maria degli Angeli in San
Remo, i partecipanti al corso promosso dal Consorzio per la Formazione
Internazionale e i rappresentanti del personale e degli ospiti del Carcere di
Lanciano. Tutti ringrazio per la loro presenza ed auspico che quest'incontro
spinga ciascuno a riaffermare la propria fervida adesione agli insegnamenti del
Vangelo.
Il mio pensiero va infine ai malati e agli sposi
novelli. Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo accresca in voi, cari
malati, la speranza in Cristo crocifisso che ci sostiene nella prova e
aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra vita familiare una
missione di amore fedele e generoso.
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Editrice Vaticana
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