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EPISTOLA
DUM TANTA POPULORUM
DEL PAPA
BENEDETTO XV
AL REVERENDO PADRE INNOCENZO LÒPEZ,
VICARIO GENERALE DELL’ORDINE DEI MERCEDARI,
IN OCCASIONE DEL SETTIMO CENTENARIO
DELLA FONDAZIONE
DELL’ORDINE DI SANTA MARIA DELLA MERCEDE
Diletto figlio,
salute e Apostolica
Benedizione.
Mentre tanti odî reciproci dei popoli atterriscono gli occhi e
affliggono gli
animi per l’enormità delle stragi e delle distruzioni, giunge
opportunamente la
celebrazione, da voi predisposta, della secolare ricorrenza che
Ci richiama a un
magnifico spettacolo di carità. Senza dubbio, gli avvenimenti
che si dice accadessero
a Barcellona nell’anno 1218, all’inizio di agosto, per
intervento divino,
sono anzitutto degni di memoria non solo perché allora furono
consacrati gli
inizi del vostro Ordine, ma anche perché rifulse la benevolenza
di Maria Nostra
Signora, sempre pronta a soccorrere il popolo cristiano anche in
difficili circostanze.
Infatti la grande Madre di Dio, deliziando con la sua presenza e
con la sua
parola i due santi Padri Pietro e Raimondo e anche Giacomo, Re
di Aragona,
suggerì loro di fondare l’Ordine della Mercede, così procurò al
cristianesimo
quel grande beneficio di cui si può misurare la grandezza
considerando la miserrrima
condizione dei cristiani che in qualsiasi modo fossero caduti
nelle
mani dei Saraceni. Infatti non solo era costume di tali nemici
disumani abusare
dei cristiani come di oggetti, ma per di più esercitavano ogni
sorta di crudeltà
su di essi in quanto seguaci di una odiatissima religione.
Dunque non è
facile dire quale grande attesa suscitarono i vostri confratelli
che, per riscattare
i prigionieri, fecero voto di offrirsi come ostaggi, se fosse
stato necessario, agli
infedeli, al posto dei prigionieri e di andare incontro alla
morte a favore dei
fratelli e sull’esempio del Signore Gesù, in modo che del vostro
Ordine si potesse
dire: «Nessuno è più caritatevole di colui che pone l’anima
sua a servizio degli
amici ».
Che a questo impegno voi non siate mai venuti meno, per quanto a
lungo è
durata la vergogna di siffatta schiavitù, è attestato
luminosamente dalla storia
che ha consegnato alla immortalità la memoria di molti vostri
confratelli. Tra i
primi ricorre quel Pietro Nolasco che, poste le fondamenta del
vostro Ordine, e
trasferito in esso tutto il suo cospicuo patrimonio familiare,
più di una volta percorse
a piedi l’intera Spagna per raccogliere elemosine e spesso gli
accadde di
« vendere anche quei beni che erano necessari al
sostentamento dei confratelli e in tal
modo ottenne la libertà dei prigionieri ». Sappiamo inoltre
che Raimondo Nonnato,
ostaggio presso gli infedeli, pur avendo le labbra sigillate da
un gancio trasversale,
non desistette tuttavia dal professare la fede in Cristo. Quanto
ardore di
carità in Serapione e in Pietro Pascasio! Il primo, crocifisso,
fu straziato in tutte
le membra, e il secondo fu ucciso mentre celebrava la sacra
funzione. Ma come
potremo ricordare ogni singolo episodio di tal natura, dal
momento che assommano
a ben mille e cinquecento i vostri confratelli che affrontarono
il martirio
in nome della fede e per il riscatto dei prigionieri? Né si può
ignorare che le pie
vergini fondate da Santa Maria de Cervellione gareggiarono con
voi per conseguire
un tale nobilissimo proposito.
Voi non consideraste estranea al vostro Ordine alcuna opera di
carità; di voi
così disse il Nostro Predecessore Alessandro IV: « Essi
impegnano tutte le loro forze
per mettersi a disposizione ovunque dei bisognosi e dei malati
che ricorrono a
loro ». Per non dire di altri, è doveroso ricordare Giovanni
Gilaberto, che ha fondato
a Valenza un prestigioso ospedale « per i fanciulli esposti,
per i pazzi e per i
derelitti ». Invero sarebbe lungo descrivere le fatiche
apostoliche sostenute dal vostro
Ordine per ampliare il regno di Cristo, dato che tra gli stessi
acerrimi nemici
del cristianesimo che tenevano prigionieri i fedeli e, dopo la
scoperta
dell’America, anche in quelle immense plaghe, vi siete impegnati
a diffondere la
luce del Vangelo. Di tali benefìci restano ovunque testimonianze
nelle città
dell’America Latina, e per lo stesso motivo vediamo che i
Peruviani e gli Ecuadoriani
elessero la beatissima Vergine della Mercede come patrona della
repubblica,
e gli Argentini la elevarono a suprema guida del loro esercito.
Non è il caso
di meravigliarsi se i Nostri Predecessori hanno spesso lodato e
insignito di
grandi privilegi un Ordine così benemerito verso la Chiesa e la
società civile;
tanto più che esso conseguì tali successi con una particolare
obbedienza verso
questa Sede Apostolica. Con gioia Noi abbiamo ritenuto che fosse
doveroso
onorare tutti questi meriti mentre si avvicina il settecentesimo
anniversario della
nascita dell’Ordine; e siamo profondamente lieti che i popoli,
ai quali esso recò
giovamento, si accingano a celebrare con voi il fausto evento;
anzitutto, come è
giusto, la nobilissima città di Barcellona che conserva
religiosamente l’immagine
della beata Maria della Mercede, la quale precede negli onori lo
stesso Re Cattolico
di Spagna Alfonso XIII e la sua augusta Consorte. In questa
solenne occasione
desideriamo vivamente affidare alla divina Madre tutta la
cristianità, affinché
colei che soccorse in modo ammirevole i fedeli prigionieri,
impetri per noi la
fine di questa feroce guerra. Noi, che fin dall’adolescenza
portiamo il suo santo
scapolare, esortiamo tutti i devoti della Beata Maria della
Mercede a invocare la
pace, e a chi devotamente pronuncerà questa formula: «
Redentrice dei prigionieri,
prega per noi » oppure « Piissima Madre della Mercede,
prega per noi », ogni volta
concediamo trecento giorni d’indulgenza.
Voi invero, diletti figli, che per dono divino avete avuto la
stessa Madre di
Dio come fondatrice della vostra comunità, ricordate quel passo
delle vostre Costituzioni
che indica di quale onore siete investiti e a quali doveri siete
strettamente
obbligati: « Anche se la devozione spinge noi tutti ai piedi
della Beatissima
Vergine Maria, Madre e Fondatrice nostra, riteniamo tuttavia che
nulla sia adeguato
o degno dei suoi benefici a favore del nostro Ordine ». Ornate dunque di
appropriate virtù questo Ordine insigne per la sua origine celeste e, seguendo
le vestigia dei vostri predecessori, combattete per la Chiesa. Mutati i tempi, i
cristiani non devono più temere la vergognosa schiavitù dei corpi: altra è ora
la servitù degli animi ed essa, assai più turpe, si impone a molti, poiché
ovunque serpeggia la peste degli errori letali, e la malvagità delle sette è
diffusa ogni dove. In conseguenza molto più si estende il campo della carità;
sappiamo che in esso voi lavorate utilmente, sia formando la personalità dei
fanciulli, sia catechizzando il popolo, sia somministrando i beni dello spirito
nelle pubbliche prigioni e nei nosocomi, ove è apprezzata anche l’opera delle
vostre consorelle.
Ma confidiamo che queste celebrazioni secolari e la prossima
riunione generale dell’Ordine non poco gioveranno, col favore della Vergine
Madre di Dio, a rianimare in voi codesto virtuoso ardore. E come auspicio dei
doni celesti e come testimonianza della Nostra particolare benevolenza, a te,
diletto figlio e a tutti coloro che fanno parte di codesta famiglia religiosa,
con molto affetto impartiamo l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 4 giugno 1918 nel quarto
anno del Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
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Editrice Vaticana
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